I tre giorni del summit in Baviera ha ribadito l’unità dei sette paesi più industrializzati del mondo nel sostegno all’Ucraina. Sulla sicurezza alimentare, secondo il segretario generale dell’Onu Guterres siamo vicini al momento della verità per capire se Ucraina e Russia vorranno sottoscrivere un accordo che permetterà al grano di uscire dai porti: «La situazione va sbloccata in tempi rapidi per immagazzinare il nuovo raccolto». Sulla crisi energetica il comunicato finale del G7 annuncia «misure immediate per garantire l’approvvigionamento energetico e ridurre i prezzi, anche esplorando misure aggiuntive come il price cap». Secondo “Ecco” (think tank ecologista indipendente), il G7 manda segnali confusi sull’energia: «Non tutti sono convinti che l’Europa abbia la capacità negoziale per imporlo»


L’analisi di LILLI MANDARA

Mario Draghi alla conferenza stampa finale per il G7 al Castello di Elmau in Alta Baviera

È STATO UN successo, ha detto il premier Mario Draghi in conferenza stampa al termine del G7 che si è tenuto per tre giorni in Baviera. «I nostri Paesi hanno riaffermato grande coesione e unità di vedute, soprattutto per quanto riguarda la guerra in Ucraina. Confermato il nostro impegno sul fronte delle sanzioni, che è essenziale per riportare la Russia al tavolo dei negoziati. Il G7 è pronto a sostenere l’Ucraina per tutto il tempo necessario». «Tutti i leader concordano sulla necessità di limitare i finanziamenti a Putin — ha aggiunto il nostro premier —, ma anche di rimuovere la cause dell’inflazione. Abbiamo dato mandato con urgenza ai ministri su come applicare un price cap sul gas e sul petrolio. L’Ue accelererà il suo lavoro sul tetto al prezzo del gas, una decisione che accogliamo con favore». 

E infatti la bozza finale del comunicato del G7 parla del price cap: «Adotteremo misure immediate per garantire l’approvvigionamento energetico e ridurre i prezzi e le impennate guidate da condizioni di mercato straordinarie, anche esplorando misure aggiuntive come il price cap». «Riaffermiamo il nostro impegno a eliminare gradualmente la nostra dipendenza dall’energia russa, senza compromettere i nostri obiettivi climatici e ambientali», hanno aggiunto i leader. Un eventuale price cap sul gas da parte dei Paesi G7 dovrebbe coinvolgere Gazprom, ha subito replicato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. «Probabilmente cercheranno di modificare gli attuali contratti», ma ciò «dovrebbe essere discusso», ha aggiunto il portavoce di Putin, citato dalla Tass. 

Che si vada in questa direzione non ne è convinto Matteo Leonardi, direttore esecutivo politiche domestiche del think tank “Ecco”: «L’idea del price cap non si è ancora affermata. Manca ancora una proposta concreta e il consenso tra i Paesi europei. Non tutti sono convinti che l’Europa abbia la capacità negoziale per imporre un cap. Rimangono forti punti di domanda sulla fattibilità tecnica, le implicazioni legali e la possibilità che il cap riduca l’offerta con ulteriore effetto sui prezzi». Secondo “Ecco”, il G7 manda segnali confusi sull’energia. Un passo positivo è la conferma della piena decarbonizzazione del settore elettrico entro il 2035 e l’impegno per un settore stradale altamente decarbonizzato entro il 2030. Rilanciata anche l’accelerazione sull’uscita dal carbone, nonostante si sia ancora rinunciato al 2030 per il Giappone e gli Stati Uniti (l’Italia prevede già di uscire al 2025).

Luca Bergamaschi, direttore esecutivo politiche internazionali di “Ecco”

Per il think tank indipendente, è sui nuovi investimenti nel gas che si rischia di compromettere l’obiettivo climatico di 1,5 gradi. Per Luca Bergamaschi, direttore esecutivo politiche internazionali di “Ecco”, «sulla carta è mantenuta l’integrità dell’impegno della Cop26 di porre fine al sostegno ai combustibili fossili internazionali entro la fine del 2022, con limitate eccezioni. Ma la prova definitiva sta nelle scelte di investimento reali che i Paesi del G7 faranno nelle prossime settimane e mesi. La natura temporanea e le condizioni climatiche legate ai nuovi progetti di gas, insieme alla concorrenza delle alternative pulite, significano che sarà difficile mobilitare investimenti per nuovo gas. A meno che non vengano sovvenzionati artificialmente». Ma questo «aggraverebbe solo la crisi climatica e sprecherebbe preziose risorse pubbliche per le alternative già disponibili».

I leader del G7 però rilanciano: «Valuteremo una serie di approcci, incluse opzioni per una possibile proibizione di tutti i servizi che consentono il trasporto del greggio e dei prodotti raffinati russi via mare, a meno che il petrolio non sia acquistato ad un prezzo pari o inferiore ad un prezzo che va concordato in consultazione con i partner internazionali». In queste valutazioni, continuano i Sette, «considereremo meccanismi di mitigazione, insieme alle nostre misure restrittive, per assicurare che i Paesi più colpiti e vulnerabili mantengano l’accesso al mercato dell’energia, anche a quello russo. Invitiamo i Paesi con una linea simile ad unirsi a noi in queste azioni».

Per proteggere i più vulnerabili dalla fame e dalla malnutrizione, il G7 nel 2022 ha stanziato un totale di oltre 14 miliardi di dollari come impegno comune  per la sicurezza alimentare globale

A proposito della sicurezza alimentare, secondo il segretario generale dell’Onu Guterres siamo vicini al momento della verità per capire se Ucraina e Russia vorranno sottoscrivere un accordo che permetterà al grano di uscire dai porti. «La situazione va sbloccata in tempi rapidi per immagazzinare il nuovo raccolto». Complessivamente ci sono buone notizie, ha aggiunto Draghi «sull’export del grano dall’Ucraina; molti di noi se non tutti pensavamo che occorresse sminare i porti, ora invece pare ci siano, anzi ci sono dei corridoi sicuri attraverso cui far passare le navi, questo significa guadagnare tempo». Ma la Russia deve mettere fine senza condizioni al blocco dei porti ucraini sul Mar Nero e smettere di «distruggere infrastrutture portuali di trasporto, terminali e silos per il grano» e di «appropriarsi in modo illegale di prodotti agricoli e attrezzature ucraine», si legge nella dichiarazione finale del G7 sul tema della sicurezza alimentare globale. «Sosteniamo fortemente l’Ucraina nel riprendere le sue esportazioni agricole sui mercati mondiali, nonché gli sforzi delle Nazioni Unite per sbloccare un corridoio marittimo sicuro attraverso il Mar Nero». 

«Ci impegniamo per ulteriori 4,5 miliardi di dollari —  si legge ancora nel comunicato sulla sicurezza alimentare del G7 — per proteggere i più vulnerabili dalla fame e dalla malnutrizione, per un totale di oltre 14 miliardi di dollari come nostro comune impegno per la sicurezza alimentare globale quest’anno».

Il G7 ha in programma una «conferenza internazionale per la ricostruzione» dell’Ucraina, ma se ne parlerà con ogni probabilità dopo l’estate© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ha lavorato nella redazione abruzzese del “Messaggero” dal 1984 al 2014. Ha seguito per il quotidiano di Roma molte vicende dell’attualità italiana. Dal 2015 è direttore responsabile del blog “Maperò”, testata giornalistica che si occupa in Abruzzo di politica, cultura e cronaca. Collabora col “Fatto quotidiano” e con “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’“Osservatore Romano”.

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