Viaggio nell’Omphalos, l’ombelico del mondo più antico, sulle tracce di Atlantide

Bronzetto di guerriero nuragico (museo archeologico di Cagliari); sotto il titolo, i guerrieri del mare Shardana in una stele egizia

Perché gli abili marinai Shardana, temuti e considerati anche dagli Egizi, diventarono, di lì a pochi secoli, la civiltà pastorale e talassofobica, arroccata sui monti dell’interno, che conosciamo dai Romani in poi? Una questione mai risolta dagli storici di professione. Il trenino che ci porterà nel cuore della Sardegna, con le sue stazioncine di mattoni, pare più un giocattolo che una vera ferrovia. Eppure, per un’ampia parte dell’isola, che ora vive delle briciole della costa, i 440 chilometri delle Strade Ferrate Sarde, le più lunghe d’Europa a scartamento ridotto sono un simbolo potente di riscatto. Tra le ultime alture viticole del Sarcidano e le prime valli della Barbagia


Il reportage di MAURIZIO MENICUCCI / Anticipazione

‘BENVENUTI A LACONI, il paese dei menhir’. «Ma non era Sorgono?». Sergio squaderna una mappa degna dei cartografi di Borges, dove le ‘pietre fitte’ sono segnalate quasi a grandezza naturale: «A Sorgono ne hanno scoperti oltre 200. Ma qui se ne trovano dovunque». “Qui” è il Mandrolisai, nome sonoro e pastorale di un territorio di colline dove Sergio Frau ci porta alla scoperta di un altro capitolo di quella Sardegna che lui, da vent’anni, con articoli, libri e convegni, sostiene essere stata l’Omphalos, l’ombelico del Mondo più antico. Una civiltà ricca e avanzata già nel quarto millennio, che gli studiosi stentano a raccontare e a collegare alla ‘storia continentale’. Come se l’isola a forma di sandalo (Ichnoussa, o Sandalya, per i greci), fosse un lontano pianeta, e non, invece, un approdo inevitabile e comunque ambito per coloro che, molto prima di quando si pensasse, navigavano il Mare tra le Terre. 

Poi, si sa, nel secondo millennio, età d’oro del nuragico, la Sardegna si staglia come un gigante nel Mediterraneo occidentale con i suoi castelli di torri circolari, come a Barumini, a Orroli, a San Vero Milis, e i suoi bronzetti. Spiegare come mai gli abili marinai Shardana, temuti e considerati anche dagli Egizi, fossero diventati, di lì a pochi secoli, la civiltà pastorale e talassofobica, arroccata sui monti dell’interno, che conosciamo dai Romani in poi, è questione mai risolta dagli storici di professione. Frau, ex caporedattore delle pagine culturali di “Repubblica”, la spiega con un unico evento, naturale e catastrofico, e ne cerca gli indizi nel terreno. Ma per il momento è inutile fargli domande: il programma della giornata prevede altro. «Ne parleremo a Sorgono ora montate in carrozza e godetevi la gita».       

Il grande villaggio nuragico di Barumini ripreso da una foto aerea

Le carrozze, in realtà, sono due, minuscole e foderate dentro e fuori da listoni di legno chiaro, ed è anche per questo che il trenino che ci porterà a destinazione, con le sue stazioncine di mattoni, pare più un giocattolo, che una vera ferrovia. Eppure, per un’ampia parte dell’isola, che ora vive delle briciole della costa, i 440 chilometri delle Strade Ferrate Sarde, le più lunghe d’Europa a scartamento ridotto, sono un simbolo potente di riscatto, capace di trainare vagoni di speranze. Il tratto più a rischio di abbandono è questo, che serpeggia svagato tra le ultime alture viticole del Sarcidano e le prime valli della Barbagia. 

Dieci minuti per scaldare i vecchi muscoli diesel, e la locomotiva si mette in marcia. Ostinata come un missionario, entra ed esce da boschi che mutano di continuo, frustando i finestrini. Un paesaggio non molto diverso da quello descritto un secolo fa dal trentaseienne David Herbert Lawrence, quando, lasciata, per un po’, l’amata Sicilia, era approdato a Cagliari con la sua ‘ape regina’ Frida Von Richthofen. Di qui, avevano attraversato sul trenino l’interno della Sardegna, scoprendovi, invece della sonante teatralità del mezzogiorno italiano, un’alterità silenziosa e severa, che a Lawrence ricordava la Cornovaglia e l’Irlanda. «…Qualcosa di più misterioso e antico, di prima che l’anima prendesse coscienza di sé, prima che nascesse nel mondo lo spirito della Grecia». 

Misure Omphalos stralciate dal libro-inchiesta di Sergio Frau “Il primo centro del mondo: il paradiso che divenne un inferno”

A questo remoto, ma ancora così presente e potente passato, che l’autore inglese coglie perfino negli occhi scuri e profondi dei sardi, s’intitola il museo archeologico della cittadina di Sorgono, al capolinea di un lento saliscendi di sessanta chilometri tra gallerie verdi e improvvisi squarci su valli selvagge che è anche un viaggio di quattro ore — ma vere ore luce — a ritroso nel tempo. Mentre la locomotiva viene preparata al ritorno sulla piastra girevole, Frau ci guida già verso il piccolo regno di cui è curatore e riprende il discorso interrotto. «…Fu un un immane maremoto, che antichi testi pongono nella prima metà del dodicesimo secolo a.C, proprio quando la costruzione delle torri decade improvvisamente. Distrusse la civiltà nuragica nella sua parte più fiorente e abitata, il Campidano, e ne dannò anche la memoria, perché ricacciò gli abitanti sui monti dell’interno, o li spinse ad abbandonare la loro isola, ormai maledetta e sterilizzata dal sale». 

Se è plausibile che un cataclisma possa aver colpito il Tirreno come, pochi secoli prima, aveva devastato l’Egeo minoico, alla questione fondamentale sollevata dalla teoria ‘Fraudiana’, però, non c’è ancora risposta. Che cosa può aver causato uno tsunami così potente? «Un meteorite! Un evento così sarebbe senza dubbio capace di generare uno sconquasso tale da cambiare la storia». Al di là di qualsiasi congettura, è sempre più evidente che in Sardegna non è solo la Storia a essersi fermata, ma anche il suo studio. Quel che ne sappiamo è solo la punta dell’iceberg, o meglio di un menhir, come quelli, centinaia, trovati da Francesco Manca, appassionato dilettante di archeologia che da anni percorre a palmo a palmo il Gennargentu.

Il sentiero delle Teste con decine di menhir di granito nel bosco di Biru e’ Concas

A qualche chilometro da Sorgono, nel bosco di Biru e’ Concas, il sentiero delle Teste, decine di monoliti di granito guidano il visitatore in un percorso che più di cinquemila anni fa serviva probabilmente a celebrare gli antenati e le forze della natura in coincidenza con il cammino del sole. Lawrence non poteva averle viste, perché un secolo fa erano ancora sotterra. Del resto, nel suo ‘Viaggio in Sardegna’, lo scrittore inglese, uomo del suo tempo più interessato alla psicologia che alla storia umana, non spende una riga nemmeno sui nuraghe. Proprio per questo, però, lo avrebbe colpito il falso, smascherato da Sergio Frau, di cui sono vittime i menhir di Sorgono. «Non li hanno trovati dove sono ora. Basta osservarli per capire che appartengono a epoche diverse. Fu una dirigente della Soprintendenza archeologica di Cagliari a farli ripiantare tutti insieme qui, dove, isolati dal loro contesto, hanno perso gran parte del loro significato».

Sergio Frau davanti alle prospezioni aeree che accreditano la sua tesi sulla Sardegna di Atlante

Una rimozione, per nulla figurata, che sembra il destino di tutta l’archeologia sarda, e non risparmia i nuraghe. Quelli censiti oggi sono sette-otto mila, ma secondo Frau, almeno altrettanti sono stati smantellati per tirare su chilometri di muretti a secco o coltivare i campi. «Poi, ci sono quelli ancora da scavare, centinaia, molti dei quali individuabili con la prospezione aerea». Il che porge al nostro l’occasione per un’ultima domanda, che forse le contiene tutte: «Queste ‘piccole piramidi’, spesso realizzate in strutture complesse, erano opere che richiedevano il concorso di decine di braccia. Ora, una densità costruttiva come quella di cui parliamo, a quante centinaia di migliaia di abitanti fa pensare, per la Sardegna di tre o quattro millenni fa?». […] © RIPRODUZIONE RISERVATA


Il testo integrale del lungo reportage di Maurizio Menicucci ci accompagna sulla soglia del cataclisma naturale (un meteorite con un immane maremoto?) che sconvolse il Tirreno e fece sommergere Atlantide. È pubblicato sul n. 13 del magazine riservato agli abbonati e in vendita nelle edicole digitali AppStore, GooglePlay e AppGallery Huawei  

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Inviato speciale per il telegiornale scientifico e tecnologico Leonardo e per i programmi Ambiente Italia e Mediterraneo della Rai, ha firmato reportage in Italia e all’estero, e ha lavorato per La Stampa, L’Europeo, Panorama, spaziando tra tecnologia, ambiente, scienze naturali, medicina, archeologia e paleoantropologia. Appassionato di mare, ha realizzato numerosi servizi subacquei per la Rai e per altre testate.