Battaglia navale a Venezia, Emma Thompson: «Via le grandi navi dalla Laguna»

14 mila euro di multa per infrazioni al codice della Navigazione inviati a sette organizzatori dei Comitati “No Grandi Navi”. Quattro anni fa, un migliaio di veneziani aveva occupato la fondamenta delle Zattere per tutta la giornata. A tarda sera la Msc aveva forzato il blocco. Sulla sua fiancata erano finiti due razzi luminosi insieme a petardi e fumogeni. Artisti e cantanti di tutto il mondo, con piccoli artigiani locali, mobilitati per coprire le spese legali. Un decreto legge del 2012 del governo Monti aveva imposto un cambio di rotta alle navi da crociera. Ad oggi è rimasto tutto come prima


L’inchiesta di ALBERTO VITUCCI, da Venezia

¶¶¶ L’attrice inglese Emma Thompson, che ha preso casa in laguna, ha già donato mille euro. Altri hanno dato la loro solidarietà. Come un gruppo di giovani artisti russi,  americani e scandinavi che hanno partecipato alle Biennali degli ultimi anni. E gli artigiani veneziani, che metteranno all’asta le loro opere per contribuire a pagare la multa. Una grande gara di solidarietà per “salvare” i manifestanti contro le grandi navi. Dopo quattro anni, la Capitaneria ha mandato il conto. Un conto salato, 14 mila euro per infrazioni al codice della Navigazione a sette degli organizzatori.

Quel giorno, il 25 settembre del 2017, un migliaio di veneziani guidati dai Comitati “No Grandi Navi” e “Ambiente Venezia” aveva occupato la fondamenta delle Zattere per tutta la giornata. Obiettivo, sempre lo stesso. «Mobilitazione» per allontanare le grandi navi incompatibili dalla laguna. Una battaglia di anni. Per fermare l’ingresso in laguna di navi passeggeri sempre più grandi. Con il loro carico di erosione, inquinamento. Riaccesa nel gennaio del 2012, quando la Costa Concordia era naufragata urtando gli scogli davanti all’isola del Giglio. Sdegno internazionale e un decreto firmato dai ministri Clini e Passera (governo Monti). Via le navi da tutte le zone sensibili. Cosa c’è di più sensibile e delicato di Venezia? Ma per le ragioni della politica − e degli affari − a Venezia non era successo nulla. 

«In attesa delle alternative» la situazione era rimasta la stessa. Lo è ancora oggi, in attesa che arrivi una decisione per l’alternativa al passaggio dei giganti del mare a pochi metri dal Palazzo Ducale e dalla Basilica di San Marco. Per arrivare alla stazione Marittima lungo il canale della Giudecca. Il luogo dove due anni fa proprio una grande nave in avarìa aveva sparso il terrore urtando contro la fondamenta.

Così i manifestanti avevano occupato Venezia. Sotto la pioggia, guardati a vista da un esercito di poliziotti, carabinieri e vigili urbani. Risultato raggiunto. Perché le navi erano rimaste bloccate in Marittima, in attesa della fine della manifestazione. Alle 21 della sera la Msc aveva forzato il blocco. Sulla sua fiancata si erano infranti due razzi luminosi lanciati da riva insieme a petardi e fumogeni. Verbale e contestazione che adesso sono arrivati a destinazione. A Tommaso Cacciari, leader del movimento “No Grandi Navi” e ad altri sei giovani identificati quel giorno, con  una multa di 14 mila euro.

Una mazzata, soprattutto in un momento di crisi totale e mancanza di lavoro dovuto alla pandemia. Ma soprattutto, dicono i comitati,  «un attacco al dissenso». «Quel giorno non era successo nulla, era una manifestazione pacifica», dice Tommaso, «noi rivendichiamo le battaglie navali pacifiche fatte in questi anni come modalità per dire no alle grandi navi in laguna. Una battaglia che adesso sta dando i suoi frutti, grazie anche alla mobilitazione pubblica che abbiamo creato». 

Quel giorno in banchina non c’erano soltanto i giovani arrabbiati. Ma anche famiglie, pensionati, bambini. L’idea che le grandi navi non devono più passare davanti a San Marco adesso ha fatto breccia nell’opinione pubblica. E anche nelle grandi compagnie armatrici. Sembrano passati decenni da quando la battaglia era di assoluta minoranza. Con le accuse di essere contro la portualità e contro il lavoro. Le campagne oggi sono sostenute da grandi musicisti e attori internazionali. Elton John, il fotografo Berengo Gardin, Adriano Celentano. E adesso Emma Thompson. E anche Tina Swinton, Leonardo Di Caprio, Eugenio Finardi. Artisti “amici” a cui il Comitato ha inviato l’appello per contribuire alla raccolta dei fondi.

Si deve pagare entro il 30 marzo, come scritto nell’ingiunzione. Nel frattempo gli avvocati dei sette hanno presentato ricorso al giudice di pace. «Hanno messo in pericolo la sicurezza della navigazione», le accuse della Capitaneria. Lanciate poche ore dopo la chiusura della protesta anche dall’allora presidente dell’Autorità portuale Pino Musolino. «Non si possono fare certe cose, a bordo delle navi ci sono persone, quel gesto poteva essere davvero pericoloso per la sicurezza della navigazione».

La battaglia navale non è finita. Comunque vada lo scontro giudiziario sulla supermulta, gli attivisti annunciano che non si fermeranno. Una nuova iniziativa è prevista per il 10 aprile, con un incontro pubblico − con distanziamento Covid − in campo Santa Margherita. Invitate le associazioni e i partiti. Ma anche la commissaria del Porto Cinzia Zincone, il neoministro Enrico Giovannini. «Facciamo quello che le istituzioni non hanno mai fatto», dice Cacciari, «cioè il punto sulle alternative possibili. La situazione è ridicola, dal decreto Clini-Passera sono passati quasi dieci anni e non è cambiato nulla».

Le navi passano ancora in Bacino San Marco. Adesso la stagione è sospesa causa virus. Non ci sono presentazioni fino a luglio. Ma tra poco il sistema ricomincerà a correre. Se lo augurano tra l’altro le migliaia di operatori e lavoratori del settore che da un anno non prendono lo stipendio, come denuncia  il sindaco Luigi Brugnaro. Ma una scelta sull’alternativa si impone. Anche per via delle sempre più frequenti acque alte. Se il Mose funzionerà, si dovranno  chiudere le bocche di porto sempre più spesso. E il porto subirà danni notevoli dalla mancata attività. E per questo l’ultimo Comitatone presieduto da Giuseppe Conte, il 21 dicembre scorso, ha deciso che la scelta strategica per le crociere dovrà ora essere un terminal “fuori della laguna”. Una vittoria anche dei comitati, che questa tesi sostengono da sempre.

Intanto le navi non si possono cancellare con un tratto di penna. Dunque si lavora ad alternative “provvisorie”, come il Lido o Marghera. Quest’ultima, attaccano i comitati, «potrebbe essere un rimedio peggiore del male». Il Porto ha già bandito la gara per progettare il nuovo terminal passeggeri nel canale Industriale Nord sponda Nord di Marghera. E gli ambientalisti  hanno sollevato dubbi di illegittimità scrivendo una lettera a Draghi. La battaglia navale continua. Anche senza razzi e fumogeni.

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Foto: sotto il titolo, Emma Thompson, premio Oscar inglese [credit GettyImage], e una nave da crociera nel Canal Grande; in alto, manifestazione comitati No Grandi Navi; al centro, l’incidente del 2019 alle fondamenta delle zattere, e la manifestazione del settembre 2017 [credit Foto Sherwood]; in basso, nave da crociera in transito nel Canal Grande

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Racconta da trent’anni per la "Nuova Venezia" le vicende del Mose, vincendo il Premio giornalistico Saint Vincent nel 1999 e, nel 2012, il Premio Bassani per le opere «in difesa del patrimonio storico, artistico, naturale e paesaggistico del Paese». Esperto di temi veneziani, ambiente e laguna. Scrive per "L’Espresso" e i giornali del Gruppo Gedi ("La Stampa" e "Venerdì di Repubblica"). Collabora con radio e tv italiane ed estere (Bbc, Rai, Sky, Euronews e La7)