Le ripercussioni del conflitto hanno già determinato impatti negativi sull’attuale gestione delle produzioni agricole e dei prodotti alimentari importati dal nostro Paese, hanno già determinato impatti negativi sull’attuale gestione delle produzioni agricole e dei prodotti alimentari, con conseguenze per la tenuta di numerose filiere dell’agroalimentare nazionale. Improvvisa indisponibilità di materie prime per le colture cerealicole, proteiche e oleaginose. L’embargo nei confronti della Russia potrà portare a un eccesso di offerta nel settore ortofrutticolo sul mercato interno e a un calo della remunerazione ai produttori. L’interruzione dei processi produttivi a causa dell’aumento dei prezzi del combustibile nel settore vivaistico e orticolo potrà verificarsi. Il riso italiano non soddisferà la domanda in aumento


L’analisi di MARIA LODOVICA GULLINO

LA GUERRA RUSSO-UCRAINA rappresenta il conflitto geopolitico più grave dalla seconda guerra mondiale e comporterà conseguenze globali ben più rilevanti rispetto alle precedenti crisi finanziarie o sanitarie patite dall’inizio degli anni 2000. Un recente documento redatto dal Gruppo di lavoro del Comitato Tecnico Scientifico di Edagricole e da alcuni rappresentanti dell’Associazione Italiana delle Società scientifiche agrarie (Aissa) ha cercato di analizzare e valutare le prevedibili ripercussioni della guerra sugli approvvigionamenti alimentari ed energetici del nostro Paese e il suo potenziale impatto sul panorama internazionale. Le criticità dirette e indirette generate dalla difficile situazione che si è sviluppata nelle ultime settimane hanno già determinato impatti negativi sull’attuale gestione delle produzioni agricole e dei prodotti alimentari importati, con conseguenze per la tenuta di numerose filiere dell’agroalimentare nazionale. Tali criticità presentano nell’immediato un impatto diverso a seconda dei diversi settori produttivi.  

Nel settore ortofrutticolo, che tradizionalmente esporta quote significative della produzione, l’embargo nei confronti della Russia potrà portare a un eccesso di offerta sul mercato interno e a un calo della remunerazione ai produttori, con il rischio di ulteriori abbattimenti di impianti arborei

Per le colture cerealicole, proteiche e oleaginose si registra l’improvvisa indisponibilità di materie prime per la chiusura di importanti mercati e il conseguente forte rialzo dei prezzi anche dovuti a limitazioni nella logistica e nell’approvvigionamento. Nel settore ortofrutticolo, che tradizionalmente esporta quote significative della produzione, l’embargo nei confronti della Russia potrà portare a un eccesso di offerta sul mercato interno e a un calo della remunerazione ai produttori, con il rischio di ulteriori abbattimenti di impianti arborei. Nel settore vivaistico e orticolo, in particolare nel caso delle produzioni in serre riscaldate, potrà verificarsi l’interruzione dei processi produttivi a causa dell’aumento dei prezzi del combustibile per il riscaldamento. Nel settore zootecnico, l’indisponibilità di materie prime fondamentali per la produzione di mangimi e quindi per l’alimentazione, acuita anche da un insostenibile aumento dei costi energetici, potrebbe portare all’impossibilità di completare i cicli produttivi, obbligando gli allevatori a ricorrere alla macellazione di capi in piena produzione. 

Nel medio e lungo periodo le criticità citate possono aggravare alcuni problemi strutturali del sistema agricolo nazionale. In particolare preoccupa la crescente dipendenza dall’estero per il materiale genetico (varietà ed ibridi) utilizzato per le coltivazioni nazionali, quali il mais e il frumento. Non è facile neppure la situazione del comparto frutticolo, già contrattosi in termini di superficie, per la scarsa disponibilità di manodopera e per i costi di produzione, spesso superiori alle remunerazioni dei prodotti. Non si può, infine, trascurare l’impatto che l’aumento dei costi dei combustibili, con effetto immediato sugli impianti di conservazione della frutta, di riscaldamento/condizionamento delle serre e sul trasporto dei prodotti verso i mercati.   

Sospendendo il limite di Superficie agricola utilizzata (Sau), imposto dalla Politica agricola comune si può offrire maggiore flessibilità per rispondere alla domanda dei mercati e dell’auto approvvigionamento aziendale per la filiera zootecnica con 350mila ettari destinate ora a set-aside

La già citata analisi effettuata da Edagricole e Aissa presenta alcune proposte a breve (2022-2023), medio (2023-2024) e più strutturali di lungo termine (2030) per affrontare i principali problemi e le possibili soluzioni per l’agricoltura e l’agroalimentare italiani. Il documento definisce alcune priorità di possibili azioni per gestire l’emergenza, con misure urgenti e interventi mirati a salvaguardare l’agricoltura italiana, proponendo provvedimenti strutturali necessari per incrementare la resilienza del sistema agroalimentare italiano. Tra le possibili azioni a breve termine (2022-2023) si indica la sospensione delle regole per le aree di interesse ecologico (Efa), in quanto in Italia circa 350.000 ettari sono destinate a set-aside oppure a colture non produttive. Con la sospensione di questi obblighi, gran parte delle superfici potrebbero essere destinate a coltivazioni produttive. Viene inoltre suggerita la deroga sul limite di Superficie Agricola Utilizzata (Sau) per coltura — la Politica Agricola Comune (Pac) impone ad ogni azienda agricola un numero minimo di colture che devono essere seminate e la percentuale massima di investimento in termini di superficie per ogni coltura. Sospendendo questo obbligo si offre maggiore flessibilità per rispondere alla domanda sia dei mercati, ma ancor prima, dell’auto approvvigionamento aziendale per la filiera zootecnica. 

In ambito zootecnico vengono fornite indicazioni circa il piano foraggero nazionale di emergenza, nonché per un piano di riciclo e raffinazione con recupero totale di azoto e fosforo da effluenti zootecnici direttamente da digestori. Il documento prende inoltre in considerazione la possibile incentivazione di cereali foraggeri primaverili-estivi e leguminose foraggere e soia da insilare, nonché di alghe ai fini dell’alimentazione zootecnica. Per le colture ortoflorofrutticole si suggerisce l’avvio di azioni per la rimozione di barriere fitosanitarie che impediscono di esportare i nostri prodotti in molti mercati esteri, soprattutto in Asia. Solo per ricordare la complessità della situazione, come conseguenza dell’embargo, è prevedibile un eccesso di offerta di molti prodotti ortofrutticoli e di materiale vivaistico, di cui l’Italia è leader in Europa. Per fare un esempio molto realistico, la Polonia, primo produttore europeo di mele, non potendo esportare in Russia, presumibilmente riverserà parte del prodotto sul mercato Ue.

Interi comparti produttivi sono in crisi. Pensiamo al riso, che ad una prima analisi potrebbe sembrare favorito dalla crisi del grano. L’Ente Nazionale Risi ha rilevato che la disponibilità residua di risone nazionale è la più bassa delle ultime dieci stagioni e il riso italiano non sarà in grado di soddisfare la domanda in aumento. La siccità dei primi mesi del 2022 e le difficoltà connesse alla gestione idrica potrebbero incidere fortemente sulla produzione, rendendo impossibile rispondere ai consumi in forte aumento da una decina di anni e ulteriormente trascinati da pandemia e conflitto in Ucraina. I forti aumenti dei costi di produzione (dall’energia ai fertilizzanti, fino al packaging) rischiano di compromettere la capacità del settore risicolo italiano di rispondere alle richieste del mercato. 

Guardando al breve-medio periodo, è forse giunto il momento di ripensare alcuni nostri sistemi agricoli, puntando, da un lato, a colture che consumano meno acqua e richiedono meno input energetici, dall’altro, a incentivare l’adozione di tecnologie di agricoltura e allevamento cosiddetti smart. Che non sia anche venuto il momento di ripensare la posizione europea sull’impiego di materiale geneticamente modificato, anche alla luce delle nuove tecniche di genome-editing disponibili? 

L’attenzione per una produzione di cibo quantitativamente e qualitativamente valido non può mai scendere. Mai come oggi è stato importante investire nella ricerca in campo agrario, finalizzata a mantenere livelli accettabili sotto il profilo qualitativo e quantitativo, in un contesto di cambiamento climatico e di crisi energetica che già sta modificando significativamente i sistemi produttivi del nostro Paese. E non solo, come vedremo nel prossimo e ultimo articolo. (2. continua) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È nata a Saluzzo, origine di cui è molto orgogliosa. Dalla fine degli anni ’70 si occupa di malattie delle colture orto-floro-frutticole all’Università di Torino, dove è ordinario di Patologia vegetale e Vice-Rettore per la valorizzazione del capitale umano e culturale dell’Ateneo. Figlia di imprenditori agricoli e imprenditrice lei stessa, ha vissuto e lavorato per lunghi periodi all’estero. A Torino dirige il Centro di Competenza Agroinnova dell’Università di Torino, da lei fondato nel 2002. È anche giornalista pubblicista. Dopo tanti lavori e libri scientifici, ha voluto cimentarsi con una scrittura più lieve. Ha cominciato con “Spore” (Daniela Piazza Editore, 2014), cui sono seguiti, sempre con lo stesso editore, nel 2015  un libro per ragazzi, “Caccia all’alieno” e, nel , “Valigie: cervelli in viaggio”. Nel 2018 ha pubblicato, con Gabriele Peddes, un libro a fumetti “Angelo, il Dottore dei  Fiori” con Edagricole, Business Media. In occasione dell’Anno Internazionale sulla Salute delle piante ha preparato un altro libro per ragazzi, “Healthy plants, healthy planet” (Fao), tradotto in numerose lingue.

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