I commentatori sono sempre prodighi di buoni consigli per l’uso delle buone maniere politiche. Ma al cuor non si comanda, ed eccola dare le dritte, giusto ieri, ai Fratelli e sorelle d’Italia nel Parlamento europeo: si vota contro la risoluzione che definisce l’Ungheria del suo amico Orbán «un regime ibrido di autocrazia elettorale». L’aula di Strasburgo condanna gli «sforzi deliberati e sistematici del governo ungherese contro i valori dell’Unione Europea», ma lei niente. Non cede. Ora, pensate agli istitutori messi a disposizione di Giorgia, donna, madre eccetera dai grandi giornali, senza chiedere nulla in cambio


Il corsivo di IGOR STAGLIANÒ

11 settembre 2009, Giorgia Meloni, ministro per la Gioventù nel IV governo Berlusconi, ad Atreju, festa dei giovani del Pdl (credit Danilo Schiavella); sotto il titolo, l’immancabile selfie tra Giorgia e Victor sempre ad Atreju

DA MESI, LE grandi firme dei grandi giornali si adoperano alacremente per insegnare a Giorgia “donna madre cristiana e italiana” come si usano le posate al tavolo della “grande politica”. Un anno e mezzo fa aveva cominciato Stefano Folli su “Repubblica”. Ebbro di felicità per poter constatare quanta strada hanno fatto i due ex ragazzi de “La Voce Repubblicana” (lui medesimo, il Lino Sotis dei notisti politici, e Maurizio Molinari, mega direttore di tutto il cucuzzaro Gedi), si è prodigato senza sosta per dispensare il bon ton alla ruspantissima ex ragazza della Garbatella affinché evitasse di ripercorrere la parabola del Salvini che alza il gomito. 

A “mister sembrerebbe” si sono aggiunti subito dopo Angelo Panebianco e Ernesto Galli Della Loggia sul “Corriere della Sera”, per tranquillizzarci tutti ex cathedra: non è in preparazione nessuna nuova marcia su Roma, sull’Occidente atlantico non tramonta mai il sole. E via, anche qui, con le descrizioni minuziose su come distinguere le posate per il pesce dalle altre — sempre di tavolo della grande politica qui parliamo —: con qualche scatto di nervi e sbuffo d’insofferenza (come non capirla) dell’ex ministra per la Gioventù nel IV governo Berlusconi, la più giovane dell’Italia repubblicana (alla tenera età di 31 anni). E così, appena può, lei dismette i panni della signora moderata (oggi presiede, nientemeno, i “Conservatori e riformisti” europei: è un ossimoro ma non fateci caso, il photoshop si fa anche alle parole), cede al richiamo della foresta, si scatena al congresso dei franchisti spagnoli di Vox (“Yo soy Giorgia, soy una mujer, eccetera) e si immedesima ogni volta che può nell’amico del cuore, Victor Orbán.

E se al cuor non si comanda, ecco dare le dritte, giusto ieri, ai Fratelli e sorelle d’Italia nel Parlamento europeo: si vota contro la risoluzione che definisce l’Ungheria del suo amico primo ministro «un regime ibrido di autocrazia elettorale», condannando addirittura — absit iniuria verbis — gli «sforzi deliberati e sistematici del governo ungherese contro i valori dell’Unione Europea». Ora, vi prego, non pensate a lei: inesorabilmente l’acqua scende al mare. Pensate ai generosi istitutori messi a disposizione di Giorgia, donna, madre eccetera, dai più grandi giornali italiani, senza chiedere nulla in cambio. L’ingratitudine umana è davvero una bestia tremenda. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Ha realizzato più di mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo, e ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia.

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