La vittoria elettorale dell’ex calciatore contro il centro destra è importante perché ci riporta a credere che la democrazia di base non sia soltanto una illusione di vecchi fissati i quali credono ad uno Stato regionale paritario senza Governatori e governatorati. In cui le Regioni svolgano, armonicamente col centro, un ruolo volto a non lontani Stati Uniti d’Europa come li immaginarono Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e il martire Eugenio Colorni ucciso in uno scontro per le strade di Roma dai nazi-fascisti


Il corsivetto di VITTORIO EMILIANI

Il neo sindaco di Verona Damiano Tommasi applaudito dai suoi sostenitori dopo la vittoria

IL GRANDE RISULTATO ottenuto da Damiano Tommasi ex calciatore della Roma di Liedholm — che si definì in una intervista a me: «socialdemocratico ma svedese non del partito di Pietro Longo…» — manda un segnale forte. Bisogna che la politica, a cominciare da quella comunale, torni fra la gente facendola sentire importante, anzi determinante anzitutto nelle scelte di programma che il centrodestra ha chiaramente svilito accrescendo le diseguaglianze sociali, annullando meriti e meritocrazie oggi più che mai necessarie per promuovere — come recita la nostra Costituzione — «capaci e meritevoli» specie di famiglie non abbienti. 

Il caso Verona è importante perché ci riporta a credere che la democrazia di base non sia soltanto una illusione di vecchi fissati i quali credono ad uno Stato regionale paritario senza Governatori e governatorati. In cui le Regioni svolgano, armonicamente col centro, un ruolo volto a non lontani Stati Uniti d’Europa come li immaginarono Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e il martire Eugenio Colorni ucciso in uno scontro per le strade di Roma dai nazi-fascisti. Grazie Tommasi per un esempio di lotta democratica che ridà coraggio a tutti, giovani e vecchi come me; la politica dal basso, con la gente, funziona ancora. Non siamo del tutto inanimati, rassegnati o velleitariamente estremisti. Grazie. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.

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