Negli ultimi giorni ci sono state due buone occasioni per accendere il televisore: il discorso di insediamento di Mattarella e l’intervista di Fabio Fazio a Papa Francesco. Appuntamenti diversissimi ma capaci di emozionare e, se mi passate il termine, di turbare la nostra mediocre quotidianità. Finiti questi, non ne faranno più di questa lega, di questa qualità


Il pensierino di GIANLUCA VERONESI

Per un voto fatto molti anni fa, Papa Bergoglio non guarda la televisione

CI VUOLE CLASSE, durante una intervista che rappresenta un evento televisivo raro se non unico, a ricordare che il Papa  — per un voto fatto ormai molti anni fa — non guarda la tv. Eppure negli ultimi giorni ci sono state due buone occasioni per accendere il televisore: il discorso di insediamento di Mattarella e l’intervista di Fabio Fazio a Papa Francesco. Appuntamenti diversissimi ma capaci di emozionare e, se mi passate il termine, di turbare la nostra mediocre quotidianità.

Due “dirette” quasi opposte per forma e circostanza ma con forti similitudini nei protagonisti. Una folla (contraria alle regole di distanziamento) circonda, pentita e osannante, il Presidente. Un vuoto aristocratico il Papa, solo in cattedra in una sala immensa e deserta. Due grandi vecchi, apparentemente impassibili e ricchi di saggezza dopo una vita piena di drammi e traversie. Che non riescono tuttavia a nascondere, ogni tanto, uno sdegno trattenuto di fronte alle mille ingiustizie.

Fazio si conferma il più bravo nel reclutare ospiti illustri. Anzi, dando per scontato che la Regina Elisabetta e il Presidente cinese non saranno disponibili, ha ormai raggiunto il picco. Attende l’ora della intervista in compagnia di quotati giornalisti della carta stampata con cui celebra il trionfo, lui che non viene dalla professione. È emozionantissimo e non lo nasconde. Sarà bravissimo nelle domande, nel mischiare temi generali a curiosità personali, alternando questioni fondamentali ad aspetti minimi della vita privata.

Serio e misurato il Papa sta a tutte le battute, senza ammiccamenti al pubblico

Il Santo Padre è serio e misurato ma sta a tutte le battute, senza ammiccamenti al pubblico, senza volere piacere a tutti i costi. Risponde puntuale e pertinente ma è come finisse ogni volta con un punto interrogativo. Non si capacita che quanto si sta dicendo non venga vissuto come ovvio e naturale non solo da un buon cristiano ma anche semplicemente da un essere umano, dove umano andrebbe messo tra virgolette. Il conduttore gli alza la palla con citazioni di sue frasi famose ed egli conferma e sviluppa. Usando un approccio semplice e didascalico, con esempi ed aneddoti. Una Chiesa educatrice ma aperta al confronto e dialogante, come si confà ad un Pontefice pur sempre gesuita.

I temi sono noti. Guerre, violenza ed aggressività dilaganti, giovani disillusi, genitori assenti invece che “complici”, povertà, immigrazione. Il tutto alleggerito dalla “propensione risparmiatrice” (Bergoglio è più esplicito) di liguri e piemontesi (che sono i luoghi di provenienza dei suoi parenti); dalla passione per il tango; dal bisogno del calore e della compagnia degli amici di Santa Marta e non la solitudine “dell’appartamento”. Fazio gli chiede di questo insistente appello a pregare per lui. E Sua Santità chiarisce di non sentirsi poi così santo come gli altri Papi.

Nel discorso del bis di Sergio Mattarella la parola dignità è stata la più pronunciata

Mi è venuta in mente una parola pronunciata da Mattarella una decina di volte nel suo discorso e non così lontana da quanto si stava dicendo. La parola era: dignità. Per essere precisi di mancanza di dignità che conosce la nostra nazione di fronte a fatti scandalosi quali i femminicidi, gli incidenti sul lavoro, il disagio giovanile, l’affollamento delle carceri, l’aumento esponenziale della povertà e tante altre situazioni, citate una per una.

Per tutta la durata della intervista ho continuato a pensare al ruolo avuto da questo Papa durante la pandemia. In fondo ha permesso che la Chiesa (non la religione e la fede ovviamente) avesse un ruolo subalterno rispetto alla scienza. Se si pensa alle non lontane crociate contro lo “scientismo” e alla miscela esplosiva che sarebbe potuta saldarsi con i novax e la loro dittatura della medicina, credo che gli dobbiamo riconoscenza. D’altronde egli non solo ha accettato ma ha anche rilanciato, ponendosi con una enciclica all’avanguardia nella lotta contro il disastro ambientale e a favore della transizione ecologica. A dimostrazione che la scienza è uno strumento divino quando è piena di umanità, come è stato con il sacrificio di medici ed infermieri.

Teniamoci cari questi nostri grandi vecchi. Finiti questi, non ne faranno più di questa lega, di questa qualità. Bene! Ora si torna alla normalità! Signore e signori: ecco a voi Littizzetto, Orietta Berti e Gigi Marzullo© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Si laurea a Torino in Scienze Politiche e nel ’74 è assunto alla Programmazione Economica della neonata Regione Piemonte. Eletto consigliere comunale di Alessandria diventa assessore alla Cultura e, per una breve parentesi, anche sindaco. Nel 1988 entra in Rai dove negli anni ricopre vari incarichi: responsabile delle Pubbliche relazioni, direttore delle Relazioni esterne, presidente di Serra Creativa, amministratore delegato di RaiSat (società che forniva a Sky sei canali) infine responsabile della Promozione e sviluppo. È stato a lungo membro dell’Istituto di autodisciplina della pubblicità.

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