Il Recovery Army e il lavaggio verde del gas, a pochi giorni dal Piano di Draghi

Cosa ci fa nei fondi per la riconversione ecologica del nostro Paese una dozzina di miliardi di euro per cacciabombardieri multiruolo “Tempest”, sottomarini U-212, cacciatorpediniere ed elicotteri FVL? E poi ancora: «intelligenza artificiale» e i famigerati «killer robot»? Il greenwashing dell’industria bellica fa il paio con la produzione di idrogeno dagli idrocarburi, come potete leggere nella lettera aperta al presidente Draghi a pochi giorni dalla presentazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza pubblicata nella prima parte del numero 5 del nostro magazine


L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ

¶¶¶ Quindici giorni e ci siamo. Anzi meno, visto che le carte del Recovery fund da mandare a Bruxelles entro fine aprile devono essere fornite ai parlamentari almeno qualche giorno prima. E qui già siamo fuori quadro. Vi ricordate gli strilli, tra dicembre e gennaio, sui ritardi del Conte 2 per le bozze del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)? A far la voce grossa era il solito mercante di Riyadh, in duetto col capo di Confindustria (e il coro della stampa mainstream al seguito). 

Ecco. A che punto è il fatidico Pnrr? Una settimana fa il governo Draghi ha depositato in Parlamento le schede tecniche relative al Piano italiano: cinquecento pagine in lingua inglese, giusto per favorirne la massima comprensione nel modo più rapido e diretto possibile. Ed allora, per capire cosa bolle in pentola, bisogna rovistare nelle commissioni parlamentari. Proibitivo farlo in questa breve nota. Una segnalazione sì, questa va fatta subito. 

Il 37% del Recovery fund è vincolato, come sappiamo, a politiche verdi. Di conseguenza, sul “Green new deal europeo” made in Italy − tanto per sintonizzarci sulla lingua ufficiale del governo − qualcosa proprio non va. Cosa ci fa, ad esempio, una dozzina di miliardi di euro per investimenti militari destinati all’attività di «ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e materiali per la transizione energetica» di armi, bombe e mezzi di guerra? 

Per scendere nel concreto e capirci con qualche esempio, la lista della spesa grigioverde prevede: cacciabombardieri multiruolo “Tempest”; sottomarini U-212, cacciatorpediniere ed elicotteri FVL (una sorta di F-35 ad ala rotante). E poi ancora: «intelligenza artificiale» e «unmanned», i famigerati «killer robot». In gergo militare parliamo di armi autonome (unmanned, senza equipaggio) in grado di uccidere potenziali nemici senza alcun controllo umano, denuncia la “Rete italiana pace e disarmo” che coordina 70 organizzazioni della società civile italiana.

Nel numero 5 scaricabile gratuitamente: in primo piano, l’assalto delle pale olandesi all’Abruzzo [di Lilli Mandara], la lettera aperta al presidente Draghi sulle proposte per la transizione ecologica italiana firmata dai quattro “veterani verdi” [Massimo Scalia, Gianni Silvestrini, Gianni Mattioli e Vincenzo Naso], la genesi e gli interessi geo-politici del Draghismo [di Ugo Mattei], il terremoto dell’Aquila spartiacque della vita [di Luca Lombardi], i conflitti senza fine dell’America nel mondo [di Stefano Rizzo], Bianca la rossa e l’mparziale parzialità [di Augusto Fierro]

Anziché ricevere anche la “Rete”, com’era stato richiesto, le Commissioni difesa di Camera e Senato hanno audito la Aiad, Federazione delle aziende italiane per aerospazio, difesa e sicurezza. L’obiettivo emerso dall’audizione dell’associazione di Confindustria è stato: incrementare la capacità militare nel quadrante mediterraneo potenziando «la collaborazione con le realtà industriali nazionali, think tank e centri di ricerca». Non intravvedete anche voi, in controluce, il profilo del neo ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani? Lo stesso professor Cingolani chief technology & innovation officer di “Leonardo” fino a metà febbraio ed ora in aspettativa.

Il lavaggio verde dell’industria bellica fa il paio con il greenwashing che si va profilando anche in campo energetico, come avrete modo di vedere nella lettera aperta al presidente Draghi pubblicata nella prima parte del numero 5 del nostro magazine che potete scaricare gratuitamente qui accanto. Con i pochi giorni che restano da qui a fine aprile, un dibattito serio su temi così rilevanti è impensabile. E questo non va affatto bene. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Vignette di Mauro Biani [credit “Vita” e “Rete italiana pace e disarmo”]

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Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Ha realizzato più di mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo, e ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia.