Torre solare Abengoa Solar in Andalusia nel sud della Spagna; sotto il titolo, Wind Float Atlantic, il più grande parco eolico su una piattaforma galleggiante in Portogallo

Presto sfumeranno le illusioni che possa venire un contributo significativo dalle riserve italiane di idrocarburi: tra quelle certe e quelle probabili arrivano a poco più di quanto si consuma in un anno. Trattandosi di piccoli giacimenti, i prezzi di estrazione sono molto elevati. La presidente Meloni ha evidenziato come ci sia «un patrimonio di energia verde troppo spesso bloccato da burocrazia e veti incomprensibili». Ed è andata oltre, affermando che il Sud potrebbe divenire un «Hub per l’approvvigionamento europeo», parlando di gas e rinnovabili. Una posizione interessante da declinare con intelligenza, inserendola in un contesto di scambi di elettricità tra eolico del Nord Europa e solare dei paesi del Sud. Come si muovono oggi Portogallo, Spagna e Grecia


L’analisi di GIANNI SILVESTRINI, direttore scientifico Kyoto Club e presidente Exalto

LE RINNOVABILI AVANZANO al rallentatore in Italia, come molti lamentano. Un’analoga impasse si registra sul fronte della mobilità elettrica. Dunque grande è l’attesa sulle prime mosse del nuovo governo. Certo, stupisce il cambiamento del nome del ministero, che ha abbandonato la dizione della “Transizione ecologica” per quella più limitativa di “Ambiente e sicurezza energetica”. Se il precedente indicava la necessità di una trasformazione profonda di molti settori in coerenza con gli obiettivi climatici europei, la nuova dizione perde l’incisività presente nelle scelte di molti paesi. Tanto più in presenza dei prezzi esorbitanti del gas. E, a proposito del metano, credo che sfumeranno presto le illusioni che possa venire un contributo significativo dalle riserve italiane che, tra quelle certe e quelle probabili, arrivano a poco più di quanto si consuma in un anno in Italia. Peraltro, i prezzi di estrazione, trattandosi di piccoli giacimenti, sono molto elevati.

Dunque dovremmo puntare con grande decisione sull’efficienza energetica, in particolare degli edifici, e sulle rinnovabili che presentano due elementi molto favorevoli: i prezzi bassi e tendenzialmente calanti e la spinta del mondo degli imprenditori, come ci ricordano le sollecitazioni di Elettricità Futura. La presidente Meloni ha evidenziato come ci sia «un patrimonio di energia verde troppo spesso bloccato da burocrazia e veti incomprensibili». Ma è andata oltre, affermando che il Sud potrebbe divenire un «Hub per l’approvvigionamento europeo», parlando del gas e delle rinnovabili. Una posizione interessante che andrebbe però declinata con intelligenza, inserendola in un contesto di scambi di elettricità tra l’eolico del Nord Europa e il solare dei paesi del Sud.

Turbina offshore Direct Drive Siemens-Gamesa da 14 Mw con diametro di 222 metri

Ma per capire come dovrebbe muoversi l’Italia, evidenziamo quanto sta succedendo proprio in alcune aree della Ue del Sud, molto lanciate sul fronte delle rinnovabili.

Portogallo, dopo l’Ucraina punta all’80% di elettricità verde al 2026. Nel primo semestre di quest’anno il Portogallo ha generato il 68% di elettricità verde. E, dopo l’aggressione all’Ucraina, ha deciso di accelerare la transizione energetica aumentando la percentuale di elettricità rinnovabile all’80% entro il 2026, quattro anni prima del previsto. Il paese è uscito dal carbone e non ha impianti nucleari e potrebbe essere, secondo Ember, tra i paesi che nel 2030 avranno il 100% di elettricità rinnovabile. Uno dei primi atti dopo l’invasione russa è stato quello di innalzare l’obiettivo per la sua prima asta di energia eolica offshore per raggiungere l’obiettivo di arrivare a 10 GW. A giugno ha deciso di mettere a gara nel 2023 progetti per 6-8 Gw, cioè il doppio dell’obiettivo fissato all’inizio del 2022. In questo contesto, ha fatto clamore la notizia che la società BayWa r.e. stia puntando ad un parco eolico off-shore da 600 MegaWatt (Mw) da realizzare con un Power Purchase Agreement (Ppa) tra una società che costruisce l’impianto e un’altra che utilizzerà l’energia rinnovabile, quindi senza incentivi.

Spagna 160 Gw verdi al 2030Il vento è diventato la più grande fonte di energia della Spagna nel 2021 e i programmi governativi sono ambiziosi, visto che il governo mira a raggiungere 160 GW di capacità rinnovabile installata entro il 2030, data entro cui si dovrebbe raggiungere il 74% di elettricità verde per poi puntare al 100% entro il 2050. Il paese ha adottato un approccio deciso verso l’eliminazione della produzione di energia da carbone entro il 2025 e l’abbandono completo dell’energia nucleare entro il 2035. Peraltro, esiste anche una buona base industriale verde, con Siemens Gamesa nell’eolico basata a Zamudio, ma con stabilimenti in molti paesi, che nel 2022 risulta la seconda società nel mondo per potenza installata.

Parco solare bifacciale più grande d’Europa a Kozani in Grecia

La Grecia ha iniziato a correre. È ottava nel mondo per il contributo di solare ed eolico con un buon 28,7% grazie a 4,3 GW eolici e a 4,5 GW fotovoltaici. Va inoltre notato che quest’anno si prevedono altri 950 MW di potenza fotovoltaica e 910 Mw di impianti eolici. Significativo il parco solare Kozani da 204 MW, costruito dalla più grande raffineria di petrolio greca, la Hellenic Petroleum che punta ad affacciarsi nel mondo delle rinnovabili. Peraltro, si tratta del primo di 3 GW solari da costruire nelle regioni delle miniere di carbone del paese. L’obiettivo al 2030, recentemente innalzato, è di 25 Gw rinnovabili e 3 Gw di accumuli, che consentirebbero di generare il 70% dell’elettricità del paese.

In conclusione, è in atto una corsa verso le rinnovabili anche da parte dei paesi del Sud Europa. Una partita che al momento non vede in campo però l’Italia, bloccata da anni a livelli del 38-40% di elettricità verde. Qualche inversione si è registrata nel 2022 a causa delle altissime bollette e di qualche semplificazione. Ma lo slancio per raggiungere gli obiettivi del 2030, il 72% di kWh verdi da raggiungere in soli otto anni, deve rapidamente materializzarsi. I risultati dei prossimi mesi e del 2023 saranno una cartina al tornasole per verificare la serietà delle dichiarazioni del governo Meloni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ha svolto attività di ricerca presso il Cnr e il Politecnico Milano, dove è responsabile del master “Ridef – reinventare l’energia”. È stato direttore generale del ministero dell’Ambiente e consigliere di Pierluigi Bersani al ministero delle Sviluppo economico. È direttore scientifico del Kyoto Club un’organizzazione non profit, creata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas climalteranti. È anche direttore scientifico della rivista e del portale “QualEnergia” promossi da Legambiente e da Kyoto Club. È presidente di Exalto, una società impegnata nella transizione energetica in atto. Autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e di cinque libri, fra cui “2 °C - Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l’economia”, 2016, e “Le trappole del clima”, 2020, scritto insieme a GB Zorzoli, Edizioni Ambiente.