Il nuovo ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ritiene di non dover osservare le stringenti norme che regolano le procedure per il rilascio delle autorizzazioni come la Direttiva Seveso. Questa politica consegna nelle mani di Snam — una società privata (seppure partecipata dal Tesoro) — la sconsiderata possibilità di aprire il cantiere e di scegliere tra profitto, salute e democrazia. Con l’avallo del “commissario” (il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, Pd) che non tiene in considerazione le 129 prescrizioni inviate da enti, associazioni, movimenti, istituzioni che pongono i necessari paletti rispetto alla collocazione della nave di 293 metri nel porto di Piombino. Né prende in esame i problemi che riguardano il passaggio dei traghetti turistici, l’allevamento ittico, aree adiacenti da bonificare e molto altro ancora


L’intervento di ALESSIO LATTUCA, Presidente Movimento per la Sostenibilità

È PROBABILE, ANZI auspicabile, che il Tar del Lazio metta ordine nell’inquietante vicenda che si è via via delineata in merito alla follia di collocare un pericoloso impianto di rigassificazione nel cuore della città di Piombino. La sospensione cautelare dei lavori, incautamente iniziati (che evidenziano il surplus di tracotanza), sarà la necessaria affermazione della legalità e una risposta seppure non definitiva alla richiesta di sicurezza che proviene dalle comunità giustamente terrorizzate: in ultimo dalle dichiarazioni del ministro Gilberto Pichetto in continuità con l’asincrona quanto irresponsabile scelta del governo Draghi.

Il nuovo ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ritiene di non dover osservare le stringenti norme che regolano le procedure per il rilascio delle autorizzazioni (condivise da fior di scienziati, da raffinati giuristi e sottoscritte dai governi europei) come la Direttiva Seveso 96/82/CE diretta alla prevenzione ed al controllo dei rischi di incidenti rilevanti, connessi con impianti e sostanze pericolosi. Ma è, al tempo stesso, gravissimo e insopportabile che la politica dimostri che, per essa, non abbia alcun valore (e che anzi sia non solo superflua ma di ostacolo al dispiegarsi della cosiddetta modernità) la Convenzione di Aarhus approvata e sottoscritta dalla Comunità europea con la Decisione 2005/370/CE. Una volontà istituzionale che ha trovato attuazione conseguente nella Direttiva 2003/4/CE sull’accesso all’informazione ambientale, recentemente chiarita dalla Comunicazione (COM(2012)95) con la quale la Commissione identifica la democrazia e l’accesso all’informazione come priorità fondamentale. 

Tutte questioni che la politica italiana avrebbe il dovere di valorizzare piuttosto che operare scelte anacronistiche e in contrasto anche con tutte le decisioni adottate e propagandate dal governo Draghi a Roma e a Glasgow: tutte orientate al contenimento delle emissioni generate dalle fonti fossili per contenere il riscaldamento climatico. Ma ciò che accade nel Paese assume sempre più le sembianze del paradosso perché appare indifferente ai pericoli che derivano da ondate di calore, siccità, incendi, innalzamento del livello del mare, oltre che ai danni causati alle infrastrutture costiere. E non considera affatto il prevedibile scenario che attende il Mediterraneo entro la fine del secolo — probabilmente molto prima — se la temperatura globale aumenterà con i trend attuali e se non verranno messe in campo strategie sistemiche di adattamento. 

Vista d’insieme del Porto di Piombino; prevista una nuova banchina per il funzionamento del rigassificatore

Tutti elementi palesi che evidenziano una politica insensibile alla situazione che si prospetta e alla velocità con cui i fenomeni si stanno manifestando e che portano a pensare che sarà questa la “vera emergenza” dei prossimi  anni. Ed è davvero drammatico che la politica possa pensare che le incertezze, le perplessità, le paure per la salute e per l’economia espressi dalle comunità resilienti siano orpelli, e che le osservazioni manifestate con solidi argomenti nel mese di agosto da enti associazioni e persone, comprese quelle prodotte dal Movimento per la Sostenibilità, siano da cestinare. Ma ciò che rattrista e spaventa è la saldatura delle politiche del “commissario” Giani (presidente Pd della Regione Toscana, espressione dell’area progressista) con il governo di destra. Ciò che offre uno spaccato preoccupante per le sorti del Paese, perché non considera la salute e la sicurezza delle comunità — nel caso di Piombino — un valore!

Questa politica consegna nelle mani di Snam — una società privata (seppure partecipata dal Tesoro) che tende al profitto — la sconsiderata possibilità (operata frettolosamente e in regime che rasenta il dispotico) di aprire il cantiere e di scegliere tra profitto, salute e democrazia. Con l’avallo del “commissario” che non tiene in considerazione le 129 prescrizioni inviate da enti, associazioni, movimenti, istituzioni che pongono i necessari paletti rispetto alla collocazione della nave di 293 metri nel porto di Piombino. E non prende in esame i problemi che riguardano il passaggio dei traghetti turistici, l’allevamento ittico, aree adiacenti da bonificare e molto altro.

Rendering del nuovo molo che dovrebbe ospitare il rigassificatore da realizzare a Porto Empedocle

È, in definitiva, la plastica dimostrazione che la falsità consiste nel fatto che le riserve sono strapiene, che il Paese ha esportato gas in quantità superiore del 600% rispetto al 2021 e che la politica non sia corsa tempestivamente ai ripari per assicurare al Paese il Piano Energetico: indispensabile strumento per l’ armonico sviluppo delle rinnovabili. Rappresenta, d’altro canto, la  cocente delusione di coloro che ancora credono nel valore della democrazia  e speravano che il cambio di governo portasse a soluzioni differenti. Devono, loro malgrado, prendere atto della triste realtà che considera (in modo del tutto incoerente) il rigassificatore di Piombino una imprescindibile soluzione alla crisi energetica e che la fretta non sia un disvalore. 

Fanno finta di non accorgersi che il progetto sia del tutto avventato e nasconda inconfessabili interessi, come emerge dall’insensatezza manifestata dai governi alla Cop27 in Egitto. Decisioni, probabilmente, alimentate dai 600 lobbisti delle energie fossili presenti e della finanza speculativa. I quali attraverso metodologie di green washing continuano a turlupinare l’universo. Unitamente agli evidenti interessi statunitensi geopolitici ed economici, i cui players sono pronti ad offrire all’Italia a prezzo salato il Gnl da rigassificare a Piombino e negli altri impianti di rigassificazione che il ministro Pichetto Fratin — in perfetta continuità con il predecessore Cingolani, suo attuale consigliere — si propone di collocare a Gioia Tauro e, perfino, a Porto Empedocle in zona Kaos, sotto il pino di Pirandello, a ridosso, della buffer zone Unesco – Valle dei Templi. Fregandosene, alla grande, delle norme che tutelano l’archeologia, il paesaggio, l’ambiente, e a discapito della sicurezza, della salute, dell’economia e del futuro delle comunità che abitano quei territori e quei suggestivi luoghi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È presidente di Confimpresa Euromed, amministratore delegato Confidi per l’impresa e direttore generale Cofidi Scrl. Imprenditore agrigentino, si batte da anni contro il rigassificatore di Porto Empedocle (sua città natale), che definisce un “progetto folle”, a pochi passi dalla Valle dei Templi, a ridosso della casa di Luigi Pirandello in contrada Kaos.