Nel piccolo comune cuneese la prima comunità energetica d’Italia è frutto del porta a porta del sindaco-architetto fra i suoi concittadini. Realizzata in appena tre mesi, i primi aderenti sono giovani aperti alle novità. Ilaria Marenco, medico di base: «Ci aspettiamo una bolletta meno cara e siamo fieri di far parte di un progetto che abbatte l’inquinamento, l’energia viene condivisa e non va sprecata». Stimato un risparmio fino al 40% sulla bolletta elettrica, e anche il Comune riceve ecoincentivi. Sergio Olivero (Politecnico di Torino): «Nei piccoli comuni di montagna, quando manca il sole, c’è l’acqua e il vento» 


Il reportage di MAURIZIO MENICUCCI, inviato speciale 

¶¶¶ L’idea è semplice e, forse perché la burocrazia non s’è accorta, fin qui, delle sue potenzialità, realizzarla non costa sangue sudore e lacrime, come avviene di solito in Italia. Marco Bailo, sindaco di Magliano Alpi, che l’ha promossa quasi porta a porta tra i concittadini, la distilla in quattro righe: «Produttori e consumatori si mettono insieme, prendono un codice fiscale, lo registrano all’Agenzia delle entrate, e iniziano a scambiare energia. Nel caso in cui un produttore produca tanta energia e non la consumi tutta, il consumatore che fa parte di questa comunità energetica potrà usufruirne».

Così, nel segno della rapidità e dell’efficienza, in tempi di pandemia e di Next generation eu (Ngeu), è nata nel comune cuneese la prima comunità energetica d’Italia. Il percorso è stato lineare, accompagnato da molta curiosità e nessuna vera obiezione, perché, racconta Balio, i tempi sono maturi: «Siamo partiti con questa manifestazione d’interesse, l’abbiamo pubblicata sul nostro sito, abbiamo avuto diverse adesioni dei nostri concittadini e poi nel mese di ottobre siamo partiti con la vera e propria progettazione e realizzazione, per chiudere poi il progetto nel mese di dicembre».

I primi ad aderire hanno molto in comune: giovani, tecnologici, aperti alle novità, convinti che l’energia sostenibile non solo faccia bene all’ambiente, ma giovi anche ai bilanci, quelli domestici e professionali, alla socialità. E per sapere perché non serve un sociologo: la formula del Cer (Centro Europa Ricerche) risponde alle aspettative di efficienza, risparmio e rispetto dell’ambiente; soprattutto, coglie l’obiettivo nei tempi brevi dettati da una crisi economica che minaccia di collegare senza soluzione di continuità quella pandemica e quella climatica, e incombe soprattutto sulle ultime generazioni. 

Ilaria Marenco e Gianmarco Trombetta, ad esempio, hanno appena messo su casa. Lui, manda avanti la falegnameria di famiglia, e lo fa – in tutti i sensi – con grande energia: «L’officina consuma in media sui 500 euro a bimestre. Con i pannelli solari sul tetto della nostra nuova abitazione, noi possiamo passare da semplici consumatori a produttori di elettricità. È chiaro che in estate il fotovoltaico produrrà un sacco di energia e magari non riusciremo a farla andare tutta, mentre invece d’inverno, se ci sono le giornate grigie, non potremo usufruirne». Ilaria, è medico di base: «Prima di tutto, ci aspettiamo una bolletta meno cara. Inoltre, siamo fieri di far parte di questo progetto, in cui si abbatte l’inquinamento, l’energia viene condivisa e soprattutto non va sprecata. Può essere un vantaggio per quei membri della rete che ne hanno bisogno e per questo sono più vulnerabili».

Per Matteo Defilippis, loro coetaneo, la spinta a entrare nella Cer è stata la possibilità di offrire ai clienti un’esperienza diretta di quello che, tra nuove tecnologie ed ecobonus, è ormai la principale fonte di attività del suo studio di geometra: «È importante essere dei pionieri, dal punto di vista professionale è un incentivo non indifferente. Allo stesso tempo, c’è un risparmio economico importante, che viene stimato dal 10 al 40 per cento».

A spingere Magliano Alpi verso questo primato, sull’esempio di alcune comunità pioniere nate in Nord Europa, è stato un altro tecnico. Il sindaco Bailo appunto, che ha messo a frutto le sue competenze di architetto per muoversi con agilità tra le norme di queste iniziative, finalmente concrete, per avviare dal basso la transizione energetica superando quello che per ora è uno dei principali deterrenti all’autoproduzione sostenibile: «Per il singolo proprietario di un impianto fotovoltaico, consegnare al distributore l’elettricità non consumata riduce un po’ la bolletta, ma non è molto conveniente. Partecipare a una Comunità Energetica rinnovabile porta benefici molto più consistenti. Permette di accedere agli incentivi, decisamente interessanti, che si danno sull’energia autoprodotta e auto consumata. Questi incentivi sono pari a 110 euro a megawattora e dureranno per i prossimi vent’anni». Nel sistema del Cer, viene premiata anche l’ecovirtù del comune: «Quest’anno avremo a disposizione addirittura centomila euro da spendere per l’efficientamento energetico. Quindi installeremo nuovi pannelli solari sui nostri edifici pubblici».

Un ulteriore incentivo, mirato per collimare subito produzione e consumo nelle ore di massimo soleggiamento, ed evitando così i costi e le inefficienze dello stoccaggio, scatta al picco della disponibilità, che viene segnalato da un’app telefonica: «Il socio della comunità energetica sa che in quel momento l’energia è a costo zero, quindi s’impegnerà ad accendere tutti gli elettrodomestici e a collegare l’auto elettrica o l’auto ibrida a plug-in alla colonnina di ricarica piuttosto che al proprio wall box, in modo da consumare tutta l’energia che in quel momento viene prodotta».   

Sulle auto elettriche, la legge di bilancio contiene due novità: la prima riguarda il notevole aumento del tetto di spesa destinato alle colonnine di ricarica nel capitolo ecobonus al 110%. Gianni Girotto (M5s), presidente della Commissione industria del Senato, è il padre della nuova normativa e ha seguito tutto l’iter del provvedimento: «Non solo nelle singole abitazioni, ma anche nei condomini, si potranno installare tutte le colonnine di ricarica necessarie: il massimale e i soldi a disposizione sono più che sufficienti». La potenza standard di questi impianti domestici e privati, oggi di tre kilowatt, non è sempre sufficiente a ricaricare un veicolo in poche ore. La seconda novità, in vigore da luglio, riguarda proprio l’incremento della loro capacità: «Di notte, sabato domenica e nelle festività, per tutti coloro che avranno installato una colonnina di ricarica, la potenza verrà portata a sei chilowatt, basta fare una semplice domanda. Questo raddoppio di potenza è gratis».

Dalla portata della cabina di zona per trasformare la tensione dipende il numero dei componenti di una comunità: sono in media, fra i 30 e i 40, considerando che qualcuno può avere attività d’impresa e quindi pesare di più nel bilancio energetico complessivo del gruppo. Una decina, per ora, e altrettanti in lista di attesa, sono i soci del Cer di Magliano Alpi, dove due nuove comunità stanno per essere avviate. 

Ma il modello della comunità energetica non è legato solo all’energia solare, chiarisce Sergio Olivero, responsabile dell’Energy center del Politecnico di Torino: «Se manca il sole, si possono usare le fonti rinnovabili, come l’acqua e il vento. In particolare, stiamo studiando il microidroelettrico, che si può installare sugli acquedotti dei piccoli comuni di montagna. È una soluzione ideale: non ha impatto, perché non realizza nuovi impianti ma al massimo rinnova le condutture, sfrutta meglio l’acqua e assicura energia pulita. Chissà che poi, favorendo lo smart working, non permetta anche di ripopolare tanti magnifici borghi della Penisola che ormai non hanno più abitanti». ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, centro storico di Magliano Alpi e montaggio dei pannelli fotovoltaici sul tetto del Municipio; in alto, tavolo di progettazione della Comunità energetica di Magliano; al centro, il taglio del nastro con Gianni Girotto (presidente Commissione Industria del Senato), Marco Bailo (sindaco di Magliano Alpi) e Alberto Cirio (presidente Regione Piemonte)

Inviato speciale per il telegiornale scientifico e tecnologico Leonardo e per i programmi Ambiente Italia e Mediterraneo della Rai, ha firmato reportage in Italia e all’estero, e ha lavorato per La Stampa, L’Europeo, Panorama, spaziando tra tecnologia, ambiente, scienze naturali, medicina, archeologia e paleoantropologia. Appassionato di mare, ha realizzato numerosi servizi subacquei per la Rai e per altre testate.

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