Nei rituali delle celebrazioni per le ricorrenze, tocca ora ai 2050 anni della fondazione di Augusta Praetoria (l’odierna Aosta). Benché la datazione sia incerta, tocca anche ai 2500 anni della nascita di Neapolis, la città nuova che prese il posto di Palepoli, la città vecchia legata al mito della sirena Partenope. Per celebrarne le radici più antiche, sotto il Vesuvio spunta così il logo delle celebrazioni con una coda di pesce che si richiama a un mito celtico, ben diverso dalla Sirena di Omero che raffigura le sirene del mito greco come uccelli con il volto di donna. Una clamorosa figuraccia, ‘nu scuorn assoluto… Il professor Gaetano Manfredi stimato sindaco della città forse chiederà scusa a nome dei funzionari che non se sono accorti: lo farà anche correggere?

◆ Il commento di EMANUELE GRECO, Direttore emerito della Scuola italiana archeologica di Atene

► Ormai l’antichità è diventato un supermarket al quale recarsi di tanto in tanto per fornirsi di qualche genere di conforto, specie in un’epoca come la nostra che non attinge molti conforti dalla contemporaneità. Tra questi rituali emerge quello delle celebrazioni connesse con le ricorrenze. È di questi giorni la notizia dei festeggiamenti del 2050 anniversario della fondazione di Augusta Praetoria, che oggi si chiama Aosta. Anche Napoli non ha voluto essere da meno ed ha deciso di festeggiare 2500 anni dalla sua nascita. Qui però le cose si complicano, perché la data di fondazione non è nota ma, combinando vari elementi desunti dalle fonti scritte e dall’esplorazione archeologica, si arriva grosso modo ad una data non lontana. Comunque, bene fanno Comune e ministero della Cultura a lanciare una serie di iniziative, anche se con un impiego di risorse finanziarie non proprio esiguo (tenuto conto della cronica scarsità di risorse del ministero), che mettano bene in evidenza le origini di questa straordinaria città.

C’è poi un altro regalo della tradizione e riguarda Partenope. Come si sa, la fondazione della città nuova (Neapolis) fece diventare Palepoli (Città Vecchia) quella precedente, le cui origini sarebbero a loro volta legate al mito della sirena Partenope. Ma, anche in questo caso, concordiamo con la scelta di festeggiare Neapolis e non l’insediamento che la precedette. Sì, ma non dimentichiamo che l’identità di Neapolis non cancella il mito del sito che l’ha preceduta, e cioè quello della Sirena. Non a caso l’identità degli abitanti di Napoli oscilla, ancora oggi, tra Partenopei e Napoletani. Coerente con la scelta di festeggiare le origini di Neapolis il Comune, a seguito di un bando di concorso (cui hanno risposto oltre 250 partecipanti) ha adottato il logo della manifestazione.
E qui cominciano i dolori, perché — volendo evocare il passato legato alla Sirena Partenope — nel logo compare la coda di pesce. Eh sì, la sirenetta di Copenhagen ha preso il posto della Sirena, quella che da Omero in poi conosciamo nei testi e nelle immagini che raffigurano le sirene come uccelli con il volto di donna. Che brutta figura! e che spreco di denari festeggiare l’identità e le origini di Napoli ricorrendo ad un’immagine sbagliata, la sirenetta bronzea, che dipende da un mito celtico che non ha nessuna relazione con Napoli. Infatti appartiene a quella categoria che nel nord Europa chiamano mermaiden, ben distinta dalla nostra che giustamente chiamano Siren. Insomma, la lingua fa distinzione tra le due figure mitologiche; invece noi, traducendo mermaiden con Sirena facciamo solo confusione, come il logo in questione che sceglie la sirenetta di Copenhagen al posto delle Sirene del secolo VIII avanti Cristo, immortalate dalla poesia di un certo Omero che al Comune di Napoli hanno messo da parte come un ferro vecchio. © RIPRODUZIONE RISERVATA