Piera Degli Esposti si è spenta ieri sera per una complicazione polmonare

Giorgio Albertazzi aveva appena concluso una delle sue migliori interpretazioni delle “Memorie di Adriano”. Non pioveva ma nel cielo si addensavano nuvole minacciose che si rincorrevano e accavallavano nascondendo la luna e lasciandola riapparire solo per brevi momenti. Riccardo Milani, l’amico regista, mi prese sotto braccio portandomi verso il camerino allestito dietro le quinte; lì mi presentò Piera che gli aveva chiesto di parlarmi. Come raramente accade ci intendemmo subito. Seduti su un gradino di pietra scoprii che eravamo accomunati da un problema polmonare che le toglieva il fiato e non le consentiva di seguire Dacia e gli altri lungo i duri sentieri di montagna del Parco d’Abruzzo. Piera, incredula, mi chiese come ero riuscito a superare il nostro comune handicap. Ovviamente le rivelai il segreto dell’acqua calda che, per altro, io avevo appreso da un vecchio Marines amante della montagna


Il ricordo di PINO COSCETTA

LA NOTIZIA DELLA SCOMPARSA di Piera Degli Esposti mi ha sorpreso chiuso in casa solo con me stesso. Il primo istinto è stato quello di prendere il telefonino, chiamare Dacia Maraini, la sua amica più cara, e Riccardo Milani il regista nostro comune amico che me l’aveva presentata molti anni fa; volevo sapere com’era successo. Ma poi mi sono bloccato. Non ho chiamato nessuno. Davanti alla scomparsa di una donna unica come Piera, il “com’è successo” mi è sembrato un vuoto inutile esercizio verbale. Un’offesa all’intelligenza di Piera. Alla fine non ho chiamato nessuno. Seduto davanti alla televisione che per spezzoni d’immagini ripercorreva i tanti successi dell’attrice scomparsa, mi è tornato alla mente quel nostro primo incontro al Festival del Teatro di Gioia Vecchia, una deliziosa manifestazione en plein air, inventata e portata al successo da Dacia Maraini in cima a Passo del Diavolo. 

Piera Degli Esposti con Dacia Maraini la sua amica più cara

Giorgio Albertazzi aveva appena concluso una delle sue migliori interpretazioni delle “Memorie di Adriano”. Quella sera, a rendere unico quello spettacolo ci pensò la natura. Il tempo non prometteva nulla di buono. Non pioveva ma nel cielo si addensavano nuvole minacciose che si rincorrevano e accavallavano nascondendo la luna e lasciandola riapparire solo per brevi momenti. Quando Albertazzi con la sua ampia tunica bianca salì sul palco, fu investito da un’improvvisa folata di vento che gli gonfiò le vesti e scompigliò i capelli ancor più bianchi di quel lenzuolo sbattuto dal vento. Nessun effetto scenico. Era il saluto della natura del Parco che avrebbe accompagnato, con alti e bassi, il monologo dell’attore, da «Marco… Marco, piccolo Anio Vero…» ad «Antinoo è morto…». E tutti noi lì ad ascoltare la voce dell’attore che, accompagnata dallo stormire delle foglie, da tuoni lontani, da qualche lampo, ci conquistò. Alla fine non piovve e per quindici minuti fu uno scrosciare di applausi. Dacia e Piera, defilate e contente si godevano il successo.

Manifesto del Festival Teatro di Gioia, diretto da Dacia Maraini

Riccardo Milani, l’amico regista, mi prese sotto braccio portandomi verso il camerino allestito dietro le quinte; lì mi presentò Piera che gli aveva chiesto di parlarmi. Come raramente accade ci intendemmo subito. Seduti su un gradino di pietra scoprii che eravamo accomunati da un problema polmonare che le toglieva il fiato e non le consentiva di seguire Dacia e gli altri lungo i duri sentieri di montagna del Parco d’Abruzzo. Quando loro partivano per le quotidiane escursioni, lei restava a casa. Aveva paura di non farcela. Riccardo, grande escursionista, cercando di convincerla le aveva parlato di me, del problema che ci accomunava e di come io, a differenza sua, tra un’escursione e l’altra avevo scalato tutte le montagne del Parco.

Piera, incredula, mi chiese come ero riuscito a superare il nostro comune handicap. Ovviamente le rivelai il segreto dell’acqua calda che, per altro, io avevo appreso da un vecchio Marines amante della montagna. «Devi salire con il tuo passo lasciando che gli altri vadano avanti con il loro. Devi contare i passi e fermarti quando il cuore ti batte forte e il fiato ti viene a mancare. Prendi fiato, e quando il cuore è tornato ai battiti normali, riparti imponendoti di fare dieci passi in più di quelli che avevi fatto prima. Ovviamente gli altri arriveranno in cima un quarto d’ora o mezz’ora prima di te, ma l’importante è arrivare…». Promise di provarci. Non so se poi lo fece. Ci incontrammo altre volte con lei e Dacia al mercato di Pescasseroli, ma non si parlò di escursioni. 

Mi piace pensare che anche Piera, con il suo passo, sia riuscita a scalare le montagne del Parco come ha saputo scalare quelle ben più ardue della vita. Oggi voglio ricordarla dedicandole la chiusa delle Memorie di Adriano che in quella sera buia e tempestosa, ci regalarono Giorgio Albertazzi e il vento del Parco: «Animula vagula blandula… piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti… Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo più… cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Caporedattore - Giornalista e scrittore, è entrato al “Messaggero” a 22 anni e ha concluso la sua carriera lavorativa con la qualifica di caporedattore centrale. Durante la lunga permanenza nella redazione di via del Tritone, ha ricoperto per molti anni i ruoli di caposervizio delle province e di caporedattore delle Regioni. Da scrittore inizia con una raccolta di racconti giovanili, “Scirocco” (1966), e si dedica per un lungo periodo a saggistica, libri di storia locale e viaggi. Tra le più recenti pubblicazioni: “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli”; “Il mistero di Tomar”; “Palazzo Podocataro, la casa-museo del cardinale di papa Borgia”; “Tre secoli nel Tridente”; “Divieto d’Orvieto”; e, con Vittorio Emiliani, “La discesa del Tevere e altre storie di fiumara”.

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