L’aria della libertà. L’Italia di Piero Calamandrei

Piero Calamandrei: «Negli anni pesanti e grigi nei quali si sentiva avvicinarsi la catastrofe e l’oppressione fascista si faceva ogni dì più pesante, facevo parte di un gruppo di amici che, non potendo sopportare l’afa morale delle città piene di falso tripudio e di funebri adunate coatte, fuggivamo ogni domenica a respirare su per i monti l’aria della libertà».¶¶¶ «Negli anni pesanti e grigi nei quali si sentiva avvicinarsi la catastrofe e l’oppressione fascista si faceva ogni dì più pesante, facevo parte di un gruppo di amici che, non potendo sopportare l’afa morale delle città piene di falso tripudio e di funebri adunate coatte, fuggivamo ogni domenica a respirare su per i monti l’aria della libertà». Così Piero Calamandrei ricorda le sue “fughe” domenicali con Luigi Russo, Pietro Pancrazi, Nello Rosselli, Alessandro Levi, Guido Calogero, Attilio Momigliano, talvolta Benedetto Croce, Leone Ginzburg, Franco Antonicelli.

Nello spettacolo L’aria della libertà, con Tomaso Montanari e quattro musicisti, il racconto di quelle fughe in musica e parole. Le musiche sono la prosecuzione delle parole, dicono quello che le parole non riescono a dire: tutte musiche della prima metà del 900, le musiche della tragedia dell’Europa. 10 pezzi, 10 capolavori: da Hindemith, musicista “degenerato” a Shostakovich, al quartetto che Messiaen ha scritto nel campo nazista, e in chiusura, per liberarsi dal dolore, un pezzo scritto proprio nel 45 in America da un grande musicista italiano, Castelnuovo Tedesco, sfuggito in tempo alle leggi razziali. Le parole, gli incontri e le emozioni di quelle gite sono vivi, attuali: sono il programma sentimentale e politico di un’Italia che è ancora possibile. «L’Italia ha ancora qualcosa da dire», gridò Calamandrei nel 1944, riaprendo da rettore l’università di Firenze. Quell’aria della libertà può permetterci di respirare ancora: di immaginare un futuro diverso, un futuro semplicemente, profondamente umano. Due ore di intense emozioni, di fronte a tanta bellezza, di pensiero e determinazione. È il passo lungo della storia che ci sollecita a stare sempre in cammino dietro esempi tanto sobriamente luminosi.

Sulla scena il narratore Tomaso Montanari, con Luca Cipriano al clarinetto, Francesco Peverini al violino, Marco Scolastra al pianoforte, Valeriano Taddeo al clavicembalo. Dallo spettacolo L’aria della libertà è stato tratto il libro omonimo pubblicato dalle Edizioni di Storia e Letteratura, con introduzione di Salvatore Settis.

Per ascoltare il Concerto multimediale di Nino Criscenti e Tomaso Montanari per la Scuola Normale di Pisa trasmesso in streaming venerdì 23 aprile 2021, cliccate qui o sulla foto in alto. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo e a fondo pagina, Piero Calamandrei (primo a sinistra) a Urbino il 9 maggio 1937 con Luigi Russo, Pietro Pancrazi, Alessandro Levi, gli amici delle sue passeggiate lontano dalle «funebri adunate coatte» dei fine settimana 

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