La piaga del turismo di massa, dietro depliant patinati e sirene incantatrici

Secondo uno studio pubblicato nel 2018, il turismo costituisce il 10,1% del Pil mondiale ed è la più importante industria sulla terra, ma anche la più impattante, non fosse altro che per la Co2 immessa in atmosfera, pari all’8% del totale: da questa premessa prende le mosse il saggio-inchiesta curato da Fabio Balocco, “San Vito Lo Capo, Sicilia. Italia”, sottotitolo “Ripensare il turismo di massa. E non solo”, edito da Antipodes. Normalmente a San Vito Lo Capo vivono poco meno di 5.000 abitanti, tra luglio e agosto diventano più di 32.000. Nel 2019 sono transitate 536.856 persone tra strutture di accoglienza e seconde case. Un saggio ricco di cifre, di dati e di storie, che non fa sconti a nessuno ed è roba seria


La recensione di PINO COSCETTA

LIMITARSI A CONSIDERARE esauriente il termine “è una bella località turistica” è come considerare una verità assoluta la definizione “è una campagna ubertosa”, senza chiedersi cosa c’è dietro a tutta quell’ubertosità: duro lavoro, sfruttamento di mano d’opera, pesticidi, ostinata siccità o violente grandinate che in mezz’ora tolgono di mezzo la più ubertosa delle campagne. Così è anche per il turismo. Cosa si nasconde dietro una spensierata vacanza? Molto. Molto più di quanto noi umani possiamo lontanamente pensare.

Il saggio-inchiesta curato da Fabio Balocco, San Vito Lo Capo, Sicilia. Italia, sottotitolo Ripensare il turismo di massa. E non solo, edito da Antipodes, prendendo come cartina di tornasole San Vito Lo Capo, ci offre uno spaccato sul fenomeno-turismo decisamente controcorrente. Uno studio senza fronzoli, lontano mille miglia dai depliant patinati dei villaggi vacanze, lontano dalle sirene incantatrici che ci parlano di paradisi perduti, di incontaminati tropici, ma anche di più abbordabili mete pubblicizzate da facili adescamenti del tipo “venite da noi, vi troverete come a casa vostra”; che poi più che uno slogan è un controsenso; se devo andare altrove per trovarmi come a casa mia resto lì e non spendo un soldo. 

Il Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo coinvolge decine di migliaia di turisti in ogni edizione

Questo studio ricco di cifre, di dati e di storie, non fa sconti a nessuno ed è roba seria; a partire dalla premessa: «Secondo uno studio pubblicato nel 2018 dalla rivista Journal Nature Climate Change e che ha avuto vasta risonanza, il turismo costituisce ben il 10,1% del Pil mondiale ed è la più importante industria sulla terra, ma anche la più impattante, non fosse altro che per la Co2 immessa in atmosfera, pari all’8% del totale». Insomma, in soldoni l’8% del riscaldamento globale con conseguenti cataclismi climatici è causato da milioni e milioni di ignari Fantozzi che vanno in vacanza sognando di conquistare l’avvenente signorina Silvani, facendo danni all’ambiente senza neppure accorgersene.

Per farsi un’idea dell’impatto che il turismo di massa può avere su un paese come San Vito Lo Capo che normalmente conta poco meno di 5.000 abitanti, basta pensare che tra luglio e agosto le anime viventi nella ridente località turistica siciliana secondo dati ufficiali diventano più di 32.000. Rocco Pulizzi, ingegnere biomedico diventato per scelta gestore dell’albergo eco-sostenibile Auralba, fornisce numeri ancor più preoccupanti: «nell’arco dell’anno 2019 nelle strutture di accoglienza e nelle seconde case di San Vito Lo Capo, sono transitate 536.856 persone». 

Il dato lo potete trovare nell’incipit del capitolo “Il fenomeno del turismo: gioie ma anche dolori”. Non a caso il secondo in ordine d’importanza, dopo quello dedicato a preistoria e storia del paesino siciliano. Già, perché questo volume di Balocco è composto da diciassette specifici capitoli la maggior parte dei quali riservati a godibilissime interviste tematiche raccolte dall’autore con personaggi che affrontano i temi da veri addetti ai lavori, da osservatori privilegiati. 

Grotta dei cavalli, San Vito Lo Capo, Castelluzzo e Macari

Tanto per fare qualche esempio, Livio Munna rielabora la sua tesi di laurea su San Vito Lo Capo; Maria Laura Geraci sviscera il problema del contestato Porto turistico e l’attività del Comitato No Marine Resort; Nicola Biondo, giornalista freelance, nel capitolo San Vito Lo Capo brucia, parla ovviamente del problema incendi e delle aree di rischio geologico elevato; Vittorio Castellani, esperto di cucina etnica, del Cous Cous Fest; Daniele Arena, climber, parla delle arrampicate sportive possibili in zona. 

Ma poi ci sono anche temi meno lievi come l’abusivismo edilizio non di necessità, il problema dei trasporti su ferro praticamente inesistenti, la piaga degli incendi, come dicevamo poco sopra, ed altre tematiche non meno inquietanti. In compenso, e non potevano mancare in un posto ameno come San Vito Lo Capo, troviamo anche capitoli dedicati alle bellezze del luogo; bellezze da affrontare e godere con levità e rispetto: Cala Mancina, il Monte Monaco e la Grotta dei cavalli con i graffiti preistorici, sfregiata in passato dai cavatori di marmo rosso. 

A coronare il tutto, un ricco repertorio fotografico raffigurante angoli di paradisiaca bellezza contrastati da scatti che non vorremmo mai vedere, come cumuli di spazzatura e altre brutture causate da turisti zozzoni che, come viscidi lumaconi,  si lasciano dietro una scia di piatti di plastica, lattine, bottiglie vuote e tanta, tantissima Co2 che ci costerà molto più dell’agognata vacanza appena consumata. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Caporedattore - Giornalista e scrittore, è entrato al “Messaggero” a 22 anni e ha concluso la sua carriera lavorativa con la qualifica di caporedattore centrale. Durante la lunga permanenza nella redazione di via del Tritone, ha ricoperto per molti anni i ruoli di caposervizio delle province e di caporedattore delle Regioni. Da scrittore inizia con una raccolta di racconti giovanili, “Scirocco” (1966), e si dedica per un lungo periodo a saggistica, libri di storia locale e viaggi. Tra le più recenti pubblicazioni: “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli”; “Il mistero di Tomar”; “Palazzo Podocataro, la casa-museo del cardinale di papa Borgia”; “Tre secoli nel Tridente”; “Divieto d’Orvieto”; e, con Vittorio Emiliani, “La discesa del Tevere e altre storie di fiumara”.