Sotto il titolo il rendering della copertura hi-tech dell’arena del Colosseo

Nel fuori onda messo in rete involontariamente dal ministero dei Beni Culturali, il premier suggerisce al titolare del dicastero di ignorare le critiche degli specialisti che avversano il progetto di coprire l’Arena, spendendo 18 milioni di euro e trasformando il Colosseo in luogo di spettacolo. Quell’immenso monumento alla romanità, edificato da Tito Flavio Vespasiano, venne già restaurato strutturalmente con 40 miliardi di lire della allora Cassa di Risparmio di Roma, quindi con denaro pubblico, dal grande soprintendente archeologico Adriano La Regina. Noi ci auguriamo che gli archeologi oggi insorgano di fronte a questo cinico e culturalmente negativo consiglio di Draghi ad uno spento Franceschini con un precedente da brivido nel 2017, quel “Nerone opera rock” voluto sul Palatino da una società privata lautamente finanziata con denaro pubblico, rivelatosi una “bufala” grottesca


Il commento di VITTORIO EMILIANI

DUNQUE FRANCESCHINI STIA lontano dagli “specialisti”, dai tecnici dei beni culturali perché lo porteranno chissà dove: questa la sostanza stupefacente del “fuori onda” confidenziale di Mario Draghi al ministro della Cultura (che non si sa bene cosa sia rispetto ai Beni culturali e paesaggistici di poco tempo fa). Draghi si riferisce all’Arena Colosseo e alla sua trasformazione in luogo di spettacolo (ben 18 milioni di costo) contestata da quegli “specialisti” che il presidente del Consiglio consiglia di non ascoltare tirando diritto per la strada dello spettacolo. Non sa che quell’immenso monumento alla romanità edificato da Tito Flavio Vespasiano venne in realtà restaurato già strutturalmente coi 40 miliardi di lire della allora Cassa di Risparmio di Roma, quindi con denaro pubblico, dal grande soprintendente archeologico Adriano La Regina detto “il signor No” al quale tanta parte di Roma antica deve splendidi musei e la salvezza di gran parte di un patrimonio purtroppo sfregiato o devastato nel periodo umbertino e, ancor più, in quello mussoliniano.

Per il restauro strutturale del Colosseo diretto dal soprintendente La Regina furono spesi 40 miliardi di lire 

Un periodo felice quello di La Regina sostenuto sulla stampa da Antonio Cederna (Corriere della Sera), da Mario Fazio (Stampa), da Alfonso Testa (Paese Sera), da Vito Raponi (Avanti!) e, se permettete, da chi scrive che aveva mano libera sull’allora influente e autonomo Messaggero il più diffuso e battagliero quotidiano romano. Che decadenza, che arretramento da allora. Soltanto il Fatto, che sappia, ne ha parlato pur non illuminando l’antefatto invece essenziale di Adriano La Regina.

Noi ci auguriamo che gli archeologi insorgano di fronte a questo cinico e culturalmente negativo consiglio di Draghi ad uno spento Franceschini il quale è riuscito persino a perdere clamorosamente le elezioni nella sua città, Ferrara, a beneficio del duo Sgarbi&Sgarbi che ha imposto facilmente, con sovraprezzo sul biglietto, il museo di famiglia ad una Giunta di centrodestra e ad un sindaco leghista che poco o nulla sa in materia. Sembrano remoti i tempi di Ferrara Arte di Andrea Buzzoni, di Ferrara Musica di Claudio Abbado, del restauro integrale compiuto (assessore Bertelli) sulla cinta muraria antica di ben 9 Km, il progetto di un Parco verde dalle Mura degli Angeli al Po e altro ancora. Una capitale della cultura, Ferrara allora, con una Giunta di sinistra.

Il palco del “Nerone opera rock”, rivelatasi una bufala pazzesca pagata con soldi pubblici

Franceschini conta a Roma un precedente da brivido nel 2017, quel “Nerone opera rock” voluto sul Palatino, opera di una società privata lautamente finanziata con denaro pubblico, e rivelatosi una “bufala” grottesca abbandonata anzitempo dagli spettatori per lo più “ufficiali” e quindi non paganti e alla fine sospesa anche perché le casse acustiche erano praticamente attaccate al vicinissimo convento di suore che fecero giustamente ricorso e lo vinsero. Ma già non staccava biglietti di sorta quello sfortunato, come sempre, Nerone, per giunta rock fortemente voluto dalla signora del ministro. Tanti poi credono che al Colosseo si battessero i gladiatori e si versasse il sangue loro e soprattutto dei martiri cristiani. Niente di meno vero. C’è però un delizioso film inglese con Jean Simmons in cui i futuri martiri intonano la canzoncina: “Dateci ai leoni che ci mangeranno!”

Certo Mario Draghi l’ha fatta grossa con quel fuori onda inequivocabile svelando pienamente la propria concezione della cultura, e pensare che è cresciuto dai Gesuiti per lo più colti e spesso raffinati (penso ad un bellissimo concerto a Sant’Ignazio di musiche di padre Matteo Ricci su strumenti cinesi offerte all’Imperatore). Nei giorni scorsi abbiamo celebrato con tanto di trombe e trombette quella Cultura alla quale destiniamo meno soldi di tutti in Europa, appena prima della derelitta Grecia e della Romania. Altro che balle, e bolle, retoriche. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.