Franceschinate. Per beni culturali e alimentari antichi non saremo un po’ fessi?

Sotto il titolo e qui in alto splendori in rovina di Palazzo Rivaldi nel cuore di Roma

Prima 18 milioni di euro per creare l’Arena Colosseo, ora 27 milioni in tre anni stanziati da Dario Franceschini nel decreto Agosto per formare nuovi funzionari del ministero della Cultura a Palazzo Rivaldi, splendido ingresso “naturale” del Palatino secondo Cederna, Insolera, Berdini e altri. La “scuola del patrimonio” sarà utile ai nostri poveri Beni Culturali? Secondo le statistiche internazionali, siamo il Paese che stanzia le cifre più miserevoli, a fronte di uno dei più giganteschi e diffusi patrimoni storico-artistico-paesaggistici del mondo. “Con la cultura non mi mangia”, giusto?


Il corsivo di VITTORIO EMILIANI

NON BASTA al ministro della Cultura Dario Franceschini investire 18 milioni di euro per creare l’Arena Colosseo con le più costose e raffinate tecnologie lignee (per farci che? Ma spettacoli ovviamente). Adesso si apprende che finanzierà con 27 milioni di euro in tre anni una Fondazione che a Palazzo Rivaldi — splendido ingresso “naturale” del Palatino secondo Cederna, Insolera, Berdini e altri con tutto un utilissimo corredo informativo-didattico per i Fori — formerà, secondo Leonardo Bison del Fatto, i nuovi funzionari dell’informe, peraltro, ministero della Cultura in concorrenza con altri corsi che hanno già preparato 17 diplomati con un titolo erogato una sola volta, alla modica cifra di 1 milione e 347 mila euro per ciascuno di essi..

Ma la Fondazione fa sapere che quel corso “dovrebbe riprendere” nel 2022… Sarà utile tutto ciò ai nostri poveri Beni Culturali per i quali, secondo le statistiche internazionali siamo il Paese che, a fronte di uno dei più giganteschi e diffusi patrimoni storico-artistico-paesaggistici, riusciamo a stanziare le cifre più miserevoli? Appena più di Grecia e Romania? 

Berlusconi e i suoi cari infersero al bilancio dei Beni Culturali tagli tremendi (“con la cultura non mi mangia”, no?). Un pochino ci siamo ripresi, ma sempre un cicinìn rispetto alle necessità di un patrimonio che presenta, secondo alcuni studi seri, almeno un migliaio di magnifici centri storici celti, osci, etruschi, magnogreci, greci, romani, greco-bizantini, longobardi, svevi, da Aosta a Taranto o a Policoro, da Trieste a Otranto o a Venafro con l’olio d’oliva più lodato da Columella, Varrone, Orazio e tanti altri. E importiamo pessimo olio spagnolo miscelato. Ma non saremo anche un po’ fessi? Un po’ tanto? © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.