Il nuovo reato introdotto d’urgenza dal governo Meloni è disciplinato dalla legge 434 bis del codice penale. Parla di raduni pericolosi per l’ordine pubblico, stabilendo, come pena, da un minimo di tre a un massimo di sei anni di carcere per gli organizzatori. Nella legge si parla di «invasione per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno». Per alcuni giuristi questa nuova norma sarebbe incostituzionale in quanto l’articolo 17 della nostra Carta stabilisce che: «I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi». La legge 434  indica un reato ben diverso, anche nella gravità, quello commesso da chi provoca il crollo di una costruzione che potrebbe mettere a rischio vite umane (come è stato fatto notare nel caso del rave party vicino Modena)


L’analisi di FABIO MORABITO

Il rave party interrotto dalle forze dell’ordine nel capannone di Modena; sotto il titolo, foto di Filippo Coscetta

“RAVE” VUOL DIRE delirio. E rave party, festa di delirio. Anche se forse la dizione più calzante dovrebbe essere “free party”, festa libera, perché questo si intende: feste musicali a ingresso gratuito, organizzate in modo autogestito. Il governo di destra guidato da Giorgia Meloni e che si è appena insediato ha già previsto un nuovo reato, e un nuovo articolo del codice penale, con l’intenzione dichiarata di fermare il fenomeno.

Il fatto scatenante è stato un grande raduno vicino a Modena, in un capannone inutilizzato, dove si sono radunati duemila giovani (o forse anche più) che volevano far festa in occasione di Halloween. C’è stata la denuncia del proprietario del terreno, e la polizia ha convinto senza uso della forza i partecipanti ad andarsene la mattina del 31 ottobre, un giorno prima della conclusione della festa. I partecipanti hanno pulito l’interno del capannone e hanno raccolto i rifiuti. Conclusione pacifica, nessun incidente. Ma con la conseguenza di uno spiegamento importante di forze dell’ordine per presidiare le uscite autostradali e impedire nuovi arrivi di giovani richiamati dal passaparola, che è il “motore” – tra web e social – di queste feste.

Rave Party con musica a manetta

Ci sono quindi implicazioni di ordine pubblico dalle quali il governo di destra ha tratto l’occasione per aggiungere nel codice penale  un nuovo reato. Il senso di questo presunto allarme sociale è descritto nei particolari dalla definizione che la Treccani dà del rave party: “Grande raduno di giovani, notturno, per lo più clandestino e di carattere trasgressivo la cui ubicazione viene generalmente resa nota solo poche ore prima dell’inizio della festa, per evitare possibili interventi delle forze dell’ordine. Si svolge all’aperto o in locali adatti ad accogliere migliaia di persone, che ballano e ascoltano musica elettronica, house o techno ad altissimo volume, e che spesso fanno uso di sostanze stupefacenti”.

Il nuovo reato è disciplinato dal nuovo articolo 434 bis del codice penale. Che vale la pena leggere integralmente: «L’ invasione per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica consiste nell’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica. Chiunque organizza o promuove l’invasione di cui al primo comma è punito con la pena della reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro 1.000 a euro 10.000. Per il solo fatto di partecipare all’invasione la pena è diminuita. E’ sempre ordinata la confisca ai sensi dell’articolo 240, secondo comma, del codice penale, delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato di cui al primo comma nonché di quelle utilizzate nei medesimi casi per realizzare le finalità dell’occupazione».

L’articolo 17 della Costituzione

Il punto chiave non è certo la multa, o la confisca delle “cose” destinate a commettere il reato (gli amplificatori, ad esempio). Ma la pena – per gli organizzatori del raduno – fino a sei anni di carcere, e addirittura con un minimo previsto in tre anni. Nella relazione illustrativa del Viminale è spiegato che ci si sta riferendo ai grandi raduni musicali clandestini. Ma nel testo dell’articolo del codice penale non c’è nulla di questo. Nella norma si parla invece soltanto di raduni pericolosi, e quindi è lecito pensare che il reato si possa estendere a casi diversi, anche molto diversi. Compresa l’occupazione delle scuole da parte degli studenti. Il punto dirimente è solo il numero “cinquanta” relativo ai partecipanti. Si può obiettare: da un’occupazione studentesca non può “derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”. Però trattandosi di pericolo presunto, l’indicazione è troppo generica per scongiurare in assoluto il rischio di un’estensione repressiva della norma. Potrebbe bastare un singolo caso di spaccio di droga per criminalizzare una comunità estranea a quell’episodio.

Ma questa nuova norma per alcuni giuristi è addirittura incostituzionale. Stabilisce infatti l’articolo 17 della nostra Carta: «I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi». Il preavviso deve essere dato per le riunioni in luogo pubblico. Ma se le riunioni avvengono in luogo privato o «anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso».

Il giuramento al Quirinale del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi

Nel caso di Modena c’è stata occupazione abusiva, perché il proprietario non ha dato il consenso, anzi ha denunciato il rave party. Il Viminale ha fatto sapere che il capannone era pericolante, e quindi c’era un pericolo incombente per gli stessi partecipanti. Ma il senso della nuova legge approvata per decreto (presupponendo un’urgenza che non c’è) è confuso in tutto. Anche nella scelta dell’articolo: il 434 bis. Infatti il 434 che lo precede – e al quale è numericamente collegato – indica un reato ben diverso, anche nella gravità, quello commesso da chi provoca il crollo di una costruzione che potrebbe mettere a rischio vite umane. Esiste poi già il reato di “invasione” di terreni e edifici pubblici o privati (articolo 633, sempre del codice penale). Questo decreto legge non nasce dal nulla (ci si stava già ragionando durante il governo Draghi) ma almeno in troppa fretta è stato fatto. Il neo-ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sembra essere riuscito nell’impresa di aver rivitalizzato l’opposizione al governo, fino all’altro giorno disunita e smarrita, ora indignata. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giornalista, primo articolo pubblicato a quindici anni sul "Calcio illustrato". Un libro a vent'anni sulla storia del Partito radicale da Pannunzio a Pannella. Due contratti in Rai, collaborazioni con radio e tv private, migliaia di articoli in una ventina di testate diverse in Italia e all'estero. Oltre trent'anni di lavoro al Messaggero, dove si è occupato di cronaca, politica, sport, interni, esteri. È stato presidente dell'Associazione stampa romana e componente di Giunta della Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti. Ha coordinato e condotto decine di corsi di formazione professionale

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