La logica binaria della guerra dilaga: burro o cannoni, pace o condizionatori, parchi o basi militari?

La cartografia del Parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli

Con la semplificazione procedurale del Pnrr, il programma di rinascita del Paese, Draghi ha deciso di realizzare all’interno del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli la sede del Gruppo intervento speciale del 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti Tuscania. Si tratta di un intervento di una violenza inaudita, che manomette e devasta oltre 70 ettari di aree protette nelle quali erano previsti progetti di rinaturalizzazione, secondo i progetti del Parco. A quanto è dato conoscere si realizzeranno oltre 440 mila metri cubi di edifici, una pista di atterraggio per elicotteri, 18 villette a schiera, 2 poligoni di tiro, caserme, infrastrutture di addestramento, magazzini, uffici, laboratori, mensa, infermeria, officine e un autolavaggio


L’articolo di SAURO TURRONI

BURRO O CANNONI, pace o condizionatori, parchi o basi militari: a tanti sembra essere questo il retaggio culturale del Presidente del Consiglio. Sbagliano. In realtà è peggio. Il suo predecessore mostrava con orgoglio l’elmetto sulla testa e non si sognava di mascherare il suo bellicismo inserendolo, come fa Draghi, nel programma di rinascita del Paese. Draghi, in compagnia del ministro della Difesa Guerini, ha approfittato delle larghissime misure di semplificazione procedurale consentite dal Pnrr e ha deciso di realizzare all’interno del Parco di San Rossore la sede del Gruppo intervento speciale del 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti Tuscania. 

Si tratta di un intervento di una violenza inaudita, che manomette e devasta oltre 70 ettari di aree protette nelle quali erano addirittura previsti progetti di rinaturalizzazione e allagamento, per ricostituire anche zone umide, secondo i progetti del Parco. A quanto è dato conoscere si realizzeranno oltre 440 mila metri cubi di edifici, una pista di atterraggio per elicotteri, 18 villette a schiera, 2 poligoni di tiro, caserme, infrastrutture di addestramento, magazzini, uffici, laboratori, mensa, infermeria, officine e un autolavaggio.

Il Parco ha dato parere negativo al Comipar (infrastrutture militari) ma il ministero della Difesa lo ripropone e la base militare viene inserita nelle procedure semplificate del Pnrr

Esaminare la vicenda nel suo dipanarsi mostra la pervicace volontà di realizzare comunque, ad ogni costo la nuova base militare dove meglio aggrada, indipendentemente da ogni limite, vincolo o piano, superandoli con i soliti mezzucci della furbizia italica. All’inizio del 2021 viene richiesto all’ente Parco di esprimere un parere al Comipar, l’organismo competente sugli interventi infrastrutturali militari. Il parere non può che essere del tutto negativo in riferimento sia ai vincoli paesaggistici, ambientali, al consumo di suolo, alla natura e alle caratteristiche dei luoghi, alla biodiversità e soprattutto alle finalità di conservazione di un’area naturale protetta. 

Ed ecco che il progetto scompare dall’orizzonte e non se ne sa più nulla ma ciò non significa affatto che la Difesa vi abbia rinunciato: le norme non lo consentono? che problema c’è, si cambiano. Approfittando del Decreto Legge 31 maggio 2021, n. 77 “Governance del Piano nazionale di rilancio e resilienza”, arriva provvidenziale l’emendamento dell’on. Pagani da Alfonsine (Ra), membro Pd della Commissione Difesa, di sicuro passatogli da una qualche manina o manona.

Poiché non c’era ancora la guerra in Ucraina, la motivazione adottata per costruire una base militare nel Parco di Migliarino San Rossore, facendogli superare ogni ostacolo, non poteva che riguardare l’emergenza sanitaria. Infatti ecco che attraverso le «comprovate necessità correlate alla funzionalità delle Forze armate, anche connesse all’emergenza sanitaria», si possono allegramente cementificare decine di ettari in un’area protetta. 

L’iniziale emergenza sanitaria della pandemia per dare il via ai lavori nel Parco è stata sostituita dalla “provvidenziale” tensione militare generata dall’invasione di Putin in Ucraina

Pochi mesi dopo, il 14 gennaio 2022, il Presidente Draghi e il ministro Guerini, che evidentemente, grazie alle rivelazioni dell’intelligence statunitense sull’imminente invasione russa dell’Ucraina, stanno già provando gli elmetti che indosseranno di lì a poco, con Dpcm decidono la realizzazione della base militare per «centri di eccellenza dell’Arma  dei  Carabinieri, impegnati nell’attività antiterrorismo e nella sicurezza delle rappresentanze diplomatiche a rischio, nonché nelle attività delle forze speciali e delle forze per operazioni speciali delle Forze armate». 

E il Covid? Non serve più. A giustificare villette e capannoni, poligoni, piste di addestramento e strutture varie basta e avanza la nuova emergenza bellica. Un’ampia mobilitazione di forze politiche, comitati e associazioni sta cercando di opporsi a questo scempio. Anche il Pd pisano, dopo alcune indecisioni, ha preso posizione contraria mentre flebile appare la voce della Regione che si è limitata a chiedere il progetto mentre non si ode ancora la voce del sindaco leghista.

A commento di questa penosa vicenda, visto che il progetto risale al 2021, non possiamo che chiederci se in questo modo il ministero della Difesa non abbia inteso anche celebrare il ventennale della tragica prova che diede il reggimento Tuscania durante la manifestazione per il G7 di Genova. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Architetto e urbanista, dal 1972 ha svolto la propria attività professionale pubblica in qualità di dirigente presso i Comuni di Cervia e Cesena; dal 1986 è stato dirigente all’urbanistica, servizio tutela e valorizzazione del territorio, della Regione Emilia Romagna. Ha progettato, fra l’altro, il Piano Territoriale Paesistico dell’Emilia Romagna, ed è stato responsabile del laboratorio regionale per la sperimentazione della pianificazione ecologica. Dal 1992 e per quattro legislature consecutive è stato deputato e senatore dei Verdi. È stato anche il primo parlamentare italiano a recarsi in Antartide e in Artide per le ricerche sul clima. Dal 2007, per otto anni è stato membro della Commissione scientifica nazionale per l’Antartide (Csna). Nel settembre del 1995 è stato a Mururoa con Greenpeace contro gli esperimenti nucleari e nel ’96 a Cernobyl per il decennale della catastrofe. Dal 1994 al 1996 ha fatto parte della delegazione italiana presso l’Osce. È presidente di una Fondazione con scopi di solidarietà sociale.