Consumo del suolo: l’Italia cementifica anche nel lockdown e brucia metà del Pnrr

Avanza al ritmo di 2 metri quadrati al secondo l’impermeabilizzazione del nostro territorio. 60 chilometri quadrati consumati nell’anno della pandemia con una media di 360 mq per ciascun italiano (erano 160 negli anni ’50). Il costo economico sarà molto salato, secondo il rapporto 2021 del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente presentato oggi a Roma. A causa dei danni subìti dai servizi forniti da un ecosistema sano, perderemo tra 81 e 99 miliardi di euro entro il 2030, in pratica la metà dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. E il cemento alza fino a 6° la temperatura delle nostre città


L’aumento maggiore delle cementificazioni nel 2020 c’è stato in Lombardia, Veneto, Puglia, Piemonte e Lazio

ROMA, 14 luglio 2021 (Red) − Non le ha fermate neanche il Covid le colate di cemento sparse sull’ex Bel Paese. Nel 2020, pure durante il lockdown la velocità di copertura artificiale del suolo è proseguita al ritmo di 2 metri quadrati al secondo, impermeabilizzando il 7,11% del territorio nazionale, per una superficie totale di 60 chilometri quadrati: 360 mq per ciascun italiano (erano 160 negli anni ’50). L’incremento maggiore è stato in Lombardia, che torna al primo posto tra le regioni con 765 ettari in più in 12 mesi, seguita da Veneto (+682 ettari), Puglia (+493), Piemonte (+439) e Lazio (+431).

Sono alcuni dei dati più rilevanti sulla situazione attuale e quella futura analizzata dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente nell’edizione 2021 del Rapporto sul “Consumo di Suolo in Italia”, illustrati oggi a Roma. E non è tutto, se analizzati in prospettiva. Ad esempio, il costo economico complessivo che si appresta a pagare il nostro Paese, a causa della perdita dei servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo tra il 2012 e il 2030, ammonta complessivamente tra gli 81 e i 99 miliardi di euro, in pratica la metà del Piano nazionale di ripresa e resilienza. 

La cementificazione dal 2012 a oggi ha provocato un aumento della Co2 pari a un milione di auto circolanti  in più 

Dal 2012 ad oggi − per capirci − il suolo non ha potuto garantire la fornitura di 4 milioni e 155 mila quintali di prodotti agricoli, l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana (che ora scorrono in superficie aumentando la pericolosità idraulica dei nostri territori) e lo stoccaggio di quasi tre milioni di tonnellate di carbonio, l’equivalente di oltre un milione di macchine in più circolanti nello stesso periodo per un totale di più di 90 miliardi di km. In altre parole due milioni di volte il giro della terra.

Il confronto tra i dati 2019 e 2020 evidenzia che 767 ettari del consumo di suolo annuale si sono concentrati all’interno delle aree a pericolosità idraulica media e 285 in quelle a pericolosità da frana, di cui 20 ettari in aree a pericolosità molto elevata (P4) e 62 a pericolosità elevata. Le percentuali si confermano alte anche nei territori a pericolosità sismica alta dove il 7% del suolo risulta ormai cementificato. Senza considerare gli effetti della cementificazione nella formazione delle cosiddette isole di calore. Gli ettari consumati all’interno delle città e nelle aree produttive (il 46% del totale) negli ultimi 12 mesi sono stati complessivamente 2300 ettari. Per questo le nostre città sono sempre più calde, con temperature estive già più alte di 2°C, che possono arrivare anche a 6°C in più rispetto alle aree limitrofe non urbanizzate.

Al 2030 è previsto nella sola Sardegna un aumento tra 200 e 400 kmq di nuove installazioni fotovoltaiche a terra

Il focus del Rapporto 2021 è su fotovoltaico e logistica. Per la transizione ecologica, il fotovoltaico è meglio sui tetti che a terra: solo in Sardegna sono stati ricoperti più di un milione di mq di suolo, il 58% del totale nazionale dell’ultimo anno. E si prevede un aumento al 2030 compreso tra i 200 e i 400 kmq di nuove installazioni a terra che invece potrebbero essere realizzate sugli edifici esistenti. Il suolo perso in un anno a causa dell’installazione di questa tipologia di impianti sfiora i 180 ettari. Dopo la Sardegna è la Puglia la regione italiana che consuma di più con tale modalità, con 66 ettari (circa il 37%). 

Con la logistica l’Italia perde ancora più terreno. Invece di rigenerare e riqualificare spazi già edificati, sono stati consumati in sette anni 700 ettari di suolo agricolo e il trend è in crescita. In Veneto le maggiori trasformazioni (181 ettari dal 2012 al 2019, di cui il 95% negli ultimi 3 anni) sono dovute alla logistica, seguita da Lombardia (131 ettari) ed Emilia-Romagna (119). Se non è allarme rosso questo, cos’è? © RIPRODUZIONE RISERVATA

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