Gabbiani e cinghiali, nutrie e carpe: ovvero Roma, la città degli animali confidenti

Se alziamo gli occhi al cielo, una volta solcato da rondini primaverili, piccioni torraioli e qualche sparuto falchetto, scopriamo oggi volatili nuovi e aggressivi: gabbiani e corvi in lotta fra loro. Ma non disperiamo, aquile e lupi sono alle porte. L’aquila sorvola elegante i cieli dei castelli e i lupi sono già stati avvistati nell’estrema area metropolitana, a caccia di cinghiali. Fra i rettili, la luscengola e il biacco, un serpente-spazzino  Nel tratto urbano del Tevere abbondano carpe, rovelle, anguille e qualche specie marina, come il cefalo. Per non parlare delle onnipresenti pantegane e del voracissimo pesce siluro


L’analisi di PINO COSCETTA

¶¶¶ L’area metropolitana di Roma, 5.352 chilometri quadrati, tre volte più grande di quella di Londra (1.572 Kmq), ospita una fauna tanto varia quanto insospettata. I cinghiali, grazie ai cassonetti traboccanti di rifiuti alimentari, sono diventati di casa. Nelle zone più decentrate, Tomba di Nerone, via Cassia, Olgiata, Giustiniana, Borgata Ottavia, da anni i cinghiali scorrazzano indisturbati. Non va meglio in via di Boccea, nella zona di Monte Mario, via della Pineta Sacchetti e via Trionfale. 

Il cruento episodio dell’uccisione di una scrofa con i suoi sei cinghialotti nel parco giochi a duecento metri in linea d’aria da piazza San Pietro, dietro la scuola elementare San Francesco d’Assisi, a GregorioVII, ha riproposto qualche mese fa il problema della presenza di animali selvatici in città, evidenziando la difficile convivenza uomo-animale selvatico. Ma non di soli cinghiali si “adorna” l’area metropolitana. Se alziamo gli occhi al cielo una volta solcato più che altro da rondini primaverili, piccioni torraioli e qualche sparuto falchetto, scopriamo volatili nuovi e aggressivi. Volatili spesso in lotta tra loro, come accadde sotto gli occhi esterrefatti di papa Francesco tra un gabbiano e un corvo per contendersi la bianca colomba simbolo di pace, lanciata da due giovani ospiti del pontefice, dalla finestra delle benedizioni Urbi et Orbi.

I romani fino agli anni Settanta del secolo scorso, se volevano vedere un volo di gabbiani dovevano arrivare a Fiumicino. Oggi sono diventati i volatili più presenti e aggressivi del cielo di Roma. Hanno risalito il Tevere e se ne sono impadroniti. Ma a guardar bene non ci sono soltanto gabbiani e corvi. Sulle nostre teste, grazie ad improvvidi “collezionisti” di animali selvatici stanchi del loro hobby, svolazzano agguerriti e prolifici stormi di esotici parrocchetti, ma anche aironi, gallinelle d’acqua, cormorani, pipistrelli, falchi pellegrini, civette, gufi, barbagianni, gheppi e poiane. In città manca soltanto l’aquila capitolina che faceva coppia con la lupa. 

Un paio di esemplari di questi ultimi due animali-simbolo di Roma, fino agli anni Sessanta vivevano tristemente recluse in due squallide gabbie sotto il Campidoglio, in via del Teatro di Marcello. Ma non disperiamo, aquile e lupi sono alle porte. L’aquila sorvola elegante i cieli dei castelli e i lupi sono già stati avvistati nell’estrema area metropolitana. Un etologo di fama, Giorgio Boscagli, commentando la vicenda dei cinghiali uccisi nel parco giochi, ha saggiamente ricordato che “dove c’è il cinghiale, arriva il lupo”. La Lipu ha classificato almeno 121 specie di uccelli che frequentano l’area della Capitale: «78 nidificanti, 15 svernanti, 16 migratorie e 2 irregolari/accidentali», come vengono definiti.

Lasciando il cielo e volgendo lo sguardo a terra, nei parchi romani abbondano le volpi, si vedono più raramente, ma ci sono, istrici, ricci, donnole, faine e tassi. Non mancano, ovviamente, i rettili (sedici specie diverse) tra innocue bisce e pericolose vipere. Nei parchi romani è facile, per esempio, imbattersi nel biacco, un serpente-spazzino che si ciba di topi, ratti e piccoli sauri. Tra i rettili figura anche la luscengola, un serpentello munito di arti molto piccoli, pressoché atrofizzati; poi rare salamandre, testuggini e tartarughe varie.

Nel tratto urbano del Tevere abbondano carpe, rovelle, anguille e qualche specie marina, come il cefalo. Ma anche veri mostri di oltre un metro di lunghezza come il voracissimo pesce siluro, rilasciato nelle sua acque da improvvidi pesca-sportivi in cerca di vistosi trofei, che fa strage di pesci nostrani. Un grosso esemplare è stato pescato qualche tempo fa a Ponte Milvio; un altro è stato rilasciato a Saxa Rubra. Ovviamente non mancano nutrie e pantegane che si dividono equamente le acque e le rive del biondo Tevere. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, cinghiali si rinfrescano sotto un nasone, un airone cinerino a Ponte Milvio [credit Alessandro Sferruzza]; al centro, la colomba dell’Urbi et Orbi aggredita da un corvo e un gabbiano in Piazza San Pietro; in basso, gabbiani a Ponte Duca D’Aosta e gallinelle a Ponte Margherita [credit Filippo Coscetta]

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Caporedattore - Giornalista e scrittore, è entrato al “Messaggero” a 22 anni e ha concluso la sua carriera lavorativa con la qualifica di caporedattore centrale. Durante la lunga permanenza nella redazione di via del Tritone, ha ricoperto per molti anni i ruoli di caposervizio delle province e di caporedattore delle Regioni. Da scrittore inizia con una raccolta di racconti giovanili, “Scirocco” (1966), e si dedica per un lungo periodo a saggistica, libri di storia locale e viaggi. Tra le più recenti pubblicazioni: “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli”; “Il mistero di Tomar”; “Palazzo Podocataro, la casa-museo del cardinale di papa Borgia”; “Tre secoli nel Tridente”; “Divieto d’Orvieto”; e, con Vittorio Emiliani, “La discesa del Tevere e altre storie di fiumara”.