In nessuno dei programmi elettorali delle forze politiche che partecipano alla elezioni per il Parlamento, presi in esame dai 20 valutatori, si nega l’esistenza del riscaldamento globale e la sua origine antropica: un tratto di serietà che, per una volta, distingue in positivo i partiti dal sistema mediatico

Alla vigilia del voto per il rinnovo del Parlamento, ricercatori e scienziati hanno messo punto un indice per classificare le differenze fra tutte le forze politiche che partecipano alla competizione elettorale, intorno al tema della crisi climatica. Rimasta ai margini della competizione fra partiti e movimenti, la crisi climatica ha forti implicazioni sul piano economico, energetico, ambientale e sociale. Riassumiamo di seguito gli esiti della ricerca


ROMA, 24 settembre 2022 (Red) — Hanno collaborato con l’Italian Climate Network alla valutazione dell’impegno all’azione sul clima di tutte le forze politiche per le elezioni del 25 settembre 2022. E, per classificare le differenze fra di esse, i membri del Comitato scientifico di Climalteranti hanno utilizzato 10 criteri: Centralità, Settorialità, Ambizione, Fuoriuscita dai fossili, Investimenti pubblici, Equità e disuguaglianza, Distrazioni, Quadro internazionale, Negazionismo, Inattivismo (del e sul tema, ndr). Nella valutazione finale sono stati considerati sia i programmi depositati presso il ministero dell’Interno sia quelli resi disponibili in seguito sui siti web delle forze politiche, nonché le dichiarazioni dei leader dei partiti riportate dai principali quotidiani o disponibili sui social.

«Per ogni criterio è stato utilizzato un punteggio da 0 (minimo) a 10 (massimo) — ha scritto il 21 settembre Stefano Caserini su climalteranti.it —, creando un indice composto da 10 fattori, che sono stati considerati con uguale peso per ottenere un valore medio chiamato Indice di Impegno Climatico riassuntivo. I 20 partecipanti hanno svolto la loro valutazione indipendentemente, e sono stati solo avvisati nel caso in cui un punteggio attribuito si discostasse di più di 4 punti dalla media per lo stesso criterio/forza politica, al fine di verificare possibili errori di compilazione (in questo caso il valutatore poteva quindi confermare o modificare il valore assegnato)».

Fig. 1. Il punteggio finale delle singole forze politiche

Il risultato è mostrato nella figura 1 qui a fianco, in cui sono riportati con i diagrammi “a scatola e baffi” il valore medio (le X), la mediana, il primo e il terzo quartile e i valori estremi (i punti) delle valutazioni medie assegnate da ogni valutatore alle diverse forze politiche. Dal grafico emerge «una netta differenza fra le prime tre forze politiche (Verdi Europei+Sinistra Italiana; Partito Democratico; Unione Popolare), che hanno riportato punteggi nettamente superiori rispetto a quelli assegnati alle altre, tranne pochi valori. Quattro forze politiche hanno riportato valori nettamente più bassi, inferiori a 6, nella stragrande maggioranza delle valutazioni. Non vi sono state grandi differenze fra la prima valutazione pubblicata il 7 settembre, che ha considerato solo i programmi depositati al ministero, e quella finale pubblicata il 20 settembre, che ha considerato programmi e dichiarazioni successive: la variazione principale è stata un incremento di 0,5 punti del Movimento5Stelle, che ha dato più spazio nella campagna elettorale ai temi della transizione energetica rispetto a quanto fatto col programma depositato». 

Durante la campagna elettorale, annota Camerini (che si è avvalso del contributo di Mario Grosso, Gianluca Lentini, Simone Casadei e Sylvie Coyaud), l’impegno climatico è passato in secondo piano rispetto ad altri temi (come ad esempio il “caro bollette”), e «i valutatori hanno quindi sostanzialmente confermato la prima valutazione. La forza politica che è risultata più difficile da valutare, per la quale i singoli punteggi hanno mostrato una maggiore dispersione, è ItalExit, ma i suoi valori massimi sono comunque nettamente inferiori a quelli delle tre forze politiche che hanno conseguito i punteggi più alti».

Il voto “6” non indica la sufficienza, puntualizza climalteranti.it: «Per poter raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi (limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C, e fare il massimo sforzo per fermarsi a 1,5°C) è necessario il massimo dell’ambizione e dell’impegno, quindi non essere lontani dal voto più elevato attribuibile, cioè 10».

Fig.2. I criteri che hanno guidato la valutazione dei 20 esperti

Nel grafico della fig. 2, si può notare che il punteggio più alto e la minore variabilità fra i partiti si è registrata sul criterio del negazionismo: «nessun partito — scrive Caserini — ha inserito nei programmi dubbi sull’esistenza del riscaldamento globale o sulle sue origini antropiche. Sulla fuoriuscita dai fossili e l’equità e disuguaglianza si è registrato il valore minore, segno che si tratta di temi che le forze politiche nel complesso hanno fatto più fatica ad inserire nei programmi e a sottolineare in campagna elettorale. Nel complesso si è registrata una grande variabilità nei punteggi, indice di una reale differenza dei programmi delle forze politiche; la maggiore diversità nei punteggi si è registrata per il criterio delle “distrazioni”».

Nella determinazione delle differenze valutative, ha inciso anche l’attenzione alle imprecisioni o alle contraddizioni presenti nei programmi, «indice di una scarsa attenzione o conoscenza delle forze politiche rispetto alla questione climatica». Nel programma di Azione — esemplifica climalteranti.it —, è stato indicato l’obiettivo di “riduzione delle emissioni di Co2 del 55% entro il 2030 con fonti rinnovabili” (obiettivo che però non vale per la sola Co2, ma per l’insieme delle emissioni climalteranti); e, poco più avanti, si è poi scritto “Per raggiungere gli obiettivi di riduzione di Co2 al 2030 è quindi necessario sviluppare sin da ora strumenti alternativi come i sistemi di cattura e stoccaggio della Co2 prodotta dalle centrali termoelettriche”, «mentre in realtà il Ccs (Carbon Capture and Storage) nel settore termoelettrico giocherà un ruolo del tutto trascurabile in Europa prima del 2030. Poco prima, nel programma si era inoltre chiesto un intervento “sul prezzo della Co2 a carico delle imprese” perché sarebbe “cresciuto del 300% dal 2021”». Dal 2021 «l’aumento è invece stato del 40% circa», osserva Stefano Caserini. 

Tanti gli strafalcioni “linguistici”: dal “Grean” (anziché Green) Deal europeo della Lega (ribadito in cinque pagine diverse, per non lasciar alcun dubbio) all’eolico “off set” anziché offshore di Forza Italia

La volontà di intervenire sul prezzo della Co2 è stata ribadita da Azione anche in un’intervista al “Messaggero” del 1° settembre, in cui si è dichiarata l’intenzione di “comunicare subito a Bruxelles la sospensione immediata dei crediti ETS, i cosiddetti certificati sulle emissioni che le imprese acquistano in base a quanto inquinano. Di fatto una tassa in più, non possiamo permettercela”; col che che si minerebbe alla radice la politica europea sul clima e gli obiettivi di riduzione al 2030. Per tacere di altri esempi che fanno sorridere: come il richiamo all’eolico «off set» (al posto di offshore) citato fra le nuove tecnologie rinnovabili a pag. 34 del programma di Forza Italia, il «Grean Deal» (e non “Green”) citato, ad abundantiam, a pag. 8, 46, 192 e 195 del programma della Lega.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giornale digitale di informazione e partecipazione attiva

-