Arnaldo Mussolini, professione: guardiano dei giornalisti italiani per conto del Duce

Arnaldo Mussolini; sotto il titolo col fratello maggiore Benito

L’indole paciosa del fratello di Benito non deve trarre in inganno. Si autodefinì “fascistissimo” e ridusse alla miseria decine e decine di pubblicisti non iscritti al Partito Nazionale Fascista. Per ribadirne il ruolo fu messo anche a capo dell’Eiar


Il commento di VITTORIO EMILIANI

È INCREDIBILE CHE un parlamentare neppure neo-fascista, ma leghista, Claudio Durigon di Latina proponga di togliere a Falcone e Borsellino l’intitolazione della pineta sopra la città per restituirla ad Arnaldo Mussolini che non ebbe molti altri meriti oltre ad essere fratello del Duce e una indole paciosa pur definendosi “fascistissimo”. In realtà Arnaldo venne usato dal fratello Duce per scopi repressivi nefandi: fu infatti messo a capo di quell’Albo che escludeva dall’esercizio della professione giornalistica o pubblicistica chi non fosse iscritto al Partito Nazionale Fascista. Decine e decine vennero ridotti in miseria, magari su delazione.

Come accadde a Lonardo Borgese figlio di Anton Giulio (uno dei 12 cattedratici che non giurarono fedeltà al fascismo) il quale, antifascista senza se e senza, collaborava anonimamente ad un settimanale milanese. Qualcuno vigliaccamente lo denunciò e perse anche quella piccola entrata riducendosi a dare lezioni private per poche lire. Partecipò alla Resistenza scrivendo sull’“Avanti!” clandestino e poi agendo in Valtellina. Arnaldo Mussolini non era stato innocuo. Il fratello l’aveva messo pure alla vice-presidenza dell’Eiar, il mite ma fascistissimo Arnaldo

Che Draghi taccia ancora sulle malefatte di Durigon non è un bel vedere (dato che alla Costituzione antifascista il suo viceministro ha giurato proprio nelle sue mani). Se — in questo caso — chi tace non acconsente, cos’altro dobbiamo pensare? © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.