I vaccini e la paura dell’ago: «Non date retta a filosofi che, a volte, sembrano goliardi invecchiati»

Nel dopoguerra, contro un’epidemia di tifo, l’infermiere ti cacciava un ago nel petto, come se fossimo reclute militari, e poi via ci inoculava il vaccino, nelle barbierie. Per un servizio nel porto di Genova mi dovetti rifare l’antivaiolosa. Senza la penicillina me la vidi molto brutta (e brutta la feci vedere anche alla famiglia). Ecco perché vi dico: superate certi assurdi timori per i contenuti “segreti” dei vaccini. Non date retta a “filosofi” che — ha ragione Sergio Staino — sembrano a volte goliardi invecchiati


La lettera di VITTORIO EMILIANI

Vaccinazione anticolera per le strade di Napoli; sotto il titolo, proteste per ottenere i vaccini

Cari amici di Italia Libera,

vi racconto qualche storia del passato. Alla fine degli anni ’40 abitavo nella Bassa Ferrarese e giravamo, date le sconfinate distanze di pianura, soltanto su vecchie biciclette. Ad un certo punto scoppiò non so come una epidemia di tifo, talmente forte che si facevano le punture di vaccino anche nelle barbierie. L’infermiere ti cacciava un ago nel petto, come se fossimo reclute militari, e poi via ci inoculava il vaccino, in quattro e quattr’otto e noi lì a sopportare. Negli stessi esercizi dei parrucchieri c’era la coda. Mio fratello che aveva paura dell’ago scappò a Bologna. Io con tanti altri esposi il petto e la scampai. Per dire della pronta efficacia dei vaccini. 

Un’altra volta lavoravo da giornalista nel porto di Genova e attraccò dall’Estremo Oriente un cargo carico di un equipaggio contagiato dal vaiolo e io mi rifeci l’antivaiolosa. Non servì e però ero immunizzato. Così è stata la nostra vita in passato. 

Peggio mi andò quando non c’era ancora la penicillina e io mi presi la difterite scampandola non so come dopo settimane penose per tutta la famiglia di un mio totale isolamento. Me la cavai e però fu una bruttissima esperienza poiché era stata sottovalutata. Tutto questo con la penicillina non l’avrei vissuto e né fatto vivere. 

Ecco perché vi dico: superate la paura dell’ago (è soltanto un attimo), certi assurdi timori per i contenuti “segreti” dei vaccini. Non date retta a “filosofi” che — ha ragione Sergio Staino — sembrano a volte goliardi invecchiati. Quando l’altra sera ho visto a “Piazza pulita” un pensatore e fine giurista come Ugo Mattei tuffarsi nelle acque verdastre e putride del Po, seguito dai suoi fans, ho provato attimi di sgomento. E questi sono i nostri maitre à penser? Capisco Carlo Freccero che ho frequentato per anni in Rai e sovente sbarellava fra lampi di genialità creativa, ma eravamo in tv. 

Insomma datevi una regolata di quelle serie, solo e soltanto la vaccinazione ripetuta e di massa può preservarci, ad ogni età. Io almeno la penso così dopo una lunga vita vissuta in mezzo ai rischi che ho descritto.

A tutti con affetto, Vittorio

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.