Tanzania. La morte per Covid del presidente negazionista “secretata”

Scomparso dalla circolazione il 27 febbraio scorso, ieri si è saputo che il presidente della Tanzania, John Pombe Magufuli, è ufficialmente morto di Coronavirus. Era soprannominato “bulldozer” e si rifiutava di indossare la mascherina. Aveva solo ammesso che in effetti un virus era circolato, ma a metà del 2020 era stato totalmente debellato grazie alle preghiere e a salvifici bagni di vapore. Nel paese africano molti funerali si sono svolti di notte e in forma clandestina, per la proibizione delle autorità di creare allarme sociale. Magufuli pubblicizzava una forma di saluto “col piede” da lui inventata a scanso di contagio


Il commento di CARLO GIACOBBE     

¶¶¶ La paura di inimicarsi il potere, evidentemente, in Tanzania fa novanta: il presidente John Pombe Magufuli era sparito dallo scorso 27 febbraio, ma vari portavoce o altre mezze figure legate all’ufficialità avevano dato vita a uno sport molto in voga in certe plaghe: fare non camminare ma volare i treni, usando come propellenti le bugie più invereconde. Così i giorni intercorsi dalle ultime apparizioni pubbliche del Capo erano appena “una quindicina”, durante i quali lui, con la solita alacrità e spirito di servizio, era stato impegnato a trattare affari di Stato e a operare per il benessere del suo popolo. Di tutto il suo popolo. Poi quattro giorni fa qualcuno si era spinto ad ammettere che sì, forse, Magufuli era leggermente indisposto; nulla di grave, per carità; un malanno stagionale, diremmo noi, anche senza sapere bene quali e come siano le stagioni in quel pezzo di mondo. 

Poi è passato un altro giorno ed è arrivato l’annuncio della vicepresidente Suluhu Samia Hassan che Magufuli era deceduto in un ospedale di Dar es Salaam per complicazioni seguite a un attacco di cuore. Fonti dell’opposizione, in precedenza, lo avevano dato per moribondo da alcuni giorni. Chi ha detto che era ricoverato in Kenya, chi in India, chi in Germania. Fonti informate dalla Tanzania danno per certe due cose: che il presidente ora è effettivamente morto e che, prima di defungere, era sicuramente vivo. La signora Samia Hassan, che dovrebbe assumere il potere fino all’elezione di un nuovo capo di Stato, potrebbe non aver detto l’effettiva causa della morte, per non oltraggiare la memoria del de cuius, facendogli fare una figura pessima, ancorché postuma. Risulta infatti che Magufuli sia morto di Covid, quella certa pandemia che sta falcidiando anche la popolazione tanzaniana ma che lui – noto negazionista e complottista – si ostinava a negare, così come si rifiutava di indossare la maschera protettiva. 

O meglio, aveva ammesso che in effetti un virus era circolato, ma, aveva spiegato, già a metà dell’anno scorso era stato totalmente debellato grazie alle preghiere e a salvifici bagni di vapore. Cosa, quest’ultima, che sebbene non lo vogliano ammettere deve avere allarmato non poco i finlandesi, che temevano la concorrenza del paese africano come depositari del monopolio “culturale” della sauna. In ogni caso, malgrado le assicurazioni presidenziali, tanto Covid-free la Tanzania non doveva essere, visto che molti funerali si sono svolti di notte e in forma clandestina, per la proibizione delle autorità di creare allarme sociale. Del resto lo stesso Magufuli, con un certo senso teatrale della politica, si era fatto riprendere in più occasioni mentre pubblicizzava una forma di saluto “col piede” da lui inventata a scanso di contagio.  

Alcuni mezzi di informazione occidentali hanno enfaticamente riferito della entrata in carica della vicepresidente, prima donna ad occupare la principale carica dello stato, come una forma di consolidamento democratico. In realtà, essendo politicamente una creatura di Magufuli, anche se dovesse mantenere il potere Suluhu Samia Hassan seguiterebbe con ogni probabilità la politica liberticida sin qui seguita dal suo capo. Questi, almeno a parole, aveva lanciato una lotta senza quartiere alla corruzione e allo sfruttamento del Paese da parte delle multinazionali occidentali. Sulla televisione di stato aveva anche imposto la propria immagine mentre, impugnando una militaresca ramazza, oltre alle sporcizie delle città da tenere pulite scopa via la corruzione. Anche quella dei costumi e della morale. Per questo, specie dopo essere stato confermato per un secondo mandato quinquennale nel 2020, aveva dato un giro di vite sopprimendo o riducendo fortemente molte libertà fondamentali compresa la stampa, perseguendo l’omosessualità, espellendo dalla scuola pubblica le ragazze incinte, proibendo feste troppo dispendiose. 

Ma se da un lato Magufuli, soprannominato “Bulldozer”, aveva osteggiato la presenza occidentale, dall’altro è caduto in pieno nella stretta, lenta ma inesorabile, della Cina, con cui ha intensificato fortemente i rapporti. In linea col suo programma di penetrazione nel continente, la Cina ha assicurato alla Tanzania ingenti risorse industriali, scientifiche e militari. Mezzi e know-how tattici, con cui sta gettando le basi per un ritorno di colossali dividendi strategici a proprio favore. Anche per questo si temono confronti duri e sanguinosi tra la base elettorale del panafricano Partito della Rivoluzione, statalista, dello scomparso presidente (lo stesso del “Padre dell’Indipendenza Julius Nyerere”) e i seguaci della formazione opposta, “Chadema”, (acronimo di Partito per la democrazia e il progresso), centrista e liberista.

Ora che il presidente è ufficialmente scomparso, il paese osserverà un periodo di lutto di ben 14 giorni. Segno che il tempo, in quello che una volta si definiva il Continente Nero, è sempre dilatabile a oltranza e che evidentemente, per certi regimi, il tempo del popolo non è mai danaro. Ma colpisce anche che un’altra grande nazione africana, il Kenya, abbia deciso di onorare la memoria del leader del “paese fratello” con sette giorni di cordoglio ufficiale, con tanto di bandiere a mezz’asta in tutto il territorio nazionale. Lo ha detto il presidente Uhuru Kenyatta, in un discorso in inglese e a seguire in swahili, in cui ha affermato che «tutta l’Africa piange il grande leader scomparso, Sua Eccellenza Magufuli». Proprio tutta? Mi chiedo come si dirà in swahili “Eccellenza Kenyatta, non si sarà allargato troppo?” ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

____
Foto: sotto il titolo, il presidente defunto della Tanzania, John Pombe Mugufuli; in alto e al centro, scene di vita quotidiana a Dar es Salam alla notizia della morte di Mugufuli; in basso, la vice presidente della Repubblica, Saluhu Samia Hassan

About Author

Mi divido tra Roma, dove sono nato, e Lisbona, dove potrei essere nato in una vita precedente. Ho molte passioni, non tutte confessabili e alcune non più praticabili, ma che mai mi sentirei di ripudiare. In cima a tutte c'è la musica, senza la quale per me l'esistenza non avrebbe senso. Non suono alcuno strumento, ma ho studiato canto classico (da basso) anche se ormai mi dedico (pandemia permettendo) al pop tradizionale, nei repertori romano, napoletano e siciliano, e al Fado, nella variante solo maschile specifica di Coimbra. Al centro dei miei interessi ci sono anche la letteratura e le lingue. Ne conosco bene cinque e ho vari gradi di dimestichezza con altrettante, tra vive, morte e, temo, moribonde. Ho praticato vari generi di scrittura; soprattutto, ma non solo, saggi e traduzioni dall'inglese e dal portoghese. Per cinque anni ho insegnato letteratura e cultura dei Paesi lusofoni alla Sapienza, mia antica alma mater. Prima di lasciare, con largo anticipo, l'Ansa e il giornalismo attivo, da caporedattore, ho vissuto come corrispondente e inviato in Egitto, Stati Uniti, Canada, Portogallo, Israele e Messico. Ho appena pubblicato “100 sonétti ‘n po’ scorètti", una raccolta di versi romaneschi. Sono sposato da 40 anni con Claudia e insieme abbiamo generato Viola e Giulio