Sulla politica energetica il premier non può ignorare le spinte e le attese che salgono dal Paese e parlare soltanto di passata delle fonti rinnovabili, la grande speranza nostra e di tutta Europa. Eppure c’è un autentico boom del fotovoltaico, una corsa alla messa in opera dei pannelli solari sui tetti e sui terrazzi che purtroppo non produciamo e siamo costretti ad acquistare scadenti pannelli cinesi. Ha invece parlato persino di rimessa in funzione delle centrali a carbone e ha puntato molto sull’arrivo di gas liquido dagli Stati Uniti e della necessità di dotare altri porti italiani di rigassificatori. Una vistosa retromarcia rispetto alle effettive attesa dell’opinione pubblica più evoluta e sensibile, quella che traina poi il resto


L’editoriale di VITTORIO EMILIANI

La riapertura delle centrali a carbone è una clamorosa inversione ad U del nostro Paese; sotto il titolo, il presidente del Consiglio annuncia la riapertura delle centrali a carbone per contrastare la crisi energetica e l’aumento dei prezzi del gas innescati dalla crisi ucraina 

IL DISCORSO PRONUNCIATO ieri mattina da Draghi alla Camera mi è parso francamente deludente. D’accordo che deve tenere unita una maggioranza quanto mai composita, ma sulla politica energetica non può ignorare le spinte e le attese che salgono dal Paese e parlare soltanto di passata, pochi secondi, delle fonti rinnovabili che dovrebbero essere la grande speranza nostra e di tutta Europa. Eppure nel Paese c’è un autentico boom del fotovoltaico, una corsa all’acquisto e alla messa in opera dei pannelli solari sui tetti e sui terrazzi che purtroppo non produciamo a sufficienza e siamo costretti ad acquistare scadenti pannelli cinesi. Bisogna invece dare maggiori incentivi al settore e mettere da parte invece le pale eoliche (tranne forse i parchi marini) che hanno concorso, spesso per iniziative di stampo malavitoso, che sono ferme perché — come aveva invano predicato il Nobel Rubbia e come aveva anni fa documentato il Caila ventosità in Italia è in generale la metà di quella dell’Europa centrale e del Nord o della stessa Spagna, grandi tempeste di vento, per esempio i giorni della bora, che durano qualche giorno e poi cessano. Quindi il rapporto fra energia verde (veramente) prodotta dai pannelli solari e quella prodotta dalle pale eoliche presenta un divario a favore della prima enorme. Su tutto questo il premier non ha detto niente. O quasi.

Una nave gasiera fa la spola tra Stati Uniti ed Europa per il trasporto del gas liquido da rigassificare negli impianti a terra

Draghi ha lodato molto il suo ministro Cingolani, ritenuto dagli ambientalisti, anche dai più moderati, una autentica sciagura. Ha parlato persino di rimessa in funzione delle centrali a carbone. Ma non si fa prima e più produttivamente a programmare un vasto piano di incentivazione del fotovoltaico con i pannelli piazzati su tetti e terrazze laddove non ci siano vincoli storico-artistici? Sembra proprio di no per il governo Draghi. Una delusione cocente, diciamolo con franchezza. Oppure ha puntato molto sull’arrivo di gas liquido dagli Stati Uniti e della necessità di dotare altri porti italiani di rigassificatori. Insomma, una grande e vistosa retromarcia rispetto alle effettive attesa dell’opinione pubblica più evoluta e sensibile, quella che traina poi il resto. Ripeto: le tante pale eoliche ferme sull’Appennino perché senza vento, o le proteste ravennati per il sotterramento delle scorie ingombranti del gas che certo è meglio del petrolio o del carbone, ma anch’esso inquinante. 

I tetti fotovoltaici condominiali potrebbero dare in pochissimo tempo un contributo rilevante al nostro fabbisogno energetico

Con le pale eoliche — ripeto, per lo più ferme — abbiamo inoltre sconciato paesaggi storici formidabili, attrattive oltre tutto turistiche redditizie come Tuscania e Orvieto, due vette del nostro patrimonio antico. E per che cosa? Per quali vantaggi? Zero. Intanto la Procura ha provvidenzialmente bocciato sonoramente il Parco eolico, del tutto speculativo, proposto fra Civita Bagnoregio, Montafiascone e il lago di Bolsena salvando così un lembo esemplare del Bel Paese. Vogliamo puntare davvero sul turismo culturale e artistico? Allora pianifichiamo le cose in modo serio, non proponendo — come il governo ha fatto con una gaffe storica — l’escavazione di pozzi petroliferi e metaniferi nell’Alto Adriatico che certo ne è ricco (lo sappiamo) minacciando così di accentuare però quel bradisismo negativo che rischia di sprofondare da Monfalcone al Conero città straordinarie quali Venezia e Ravenna dove già le idrovore pompano acqua notte e giorno. 

Speravamo che il governo desse più incentivi e garantisse tempi più celeri per il fotovoltaico per il quale c’è nel Paese una richiesta spontanea fortissima. Ed invece ora Draghi parla di tornare alla economia del carbone. Altro che decarbonizzazione! Un discorso di necessità che però sa tanto di retroguardia, di politica dei passi all’indietro, di politica del gambero. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.

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