Un impianto per il fracking; sotto il titolo, diga idroelettrica in alta montagna

Dobbiamo scegliere fra decarbonizzare le fonti di energia anche con l’idroelettrico, modernizzandolo e sviluppandolo, piccolo e grande, o invece farci imprigionare da petrolio, metano e persino idrogeno blu, shale (gas ricavato dal fracking) e altre mistificazioni. Persino dal carbone. Pur essendo un difensore strenuo del paesaggio penso che in questo drammatico frangente noi si debba scegliere la strada del male minore tutelando con la “decarbonizzazione possibile” il Belpaese in una prospettiva decennale, non infinita. E l’energia idroelettrica, con i suoi 18,94 gigawatt di potenza, rappresenta oggi il 35 per cento delle fonti green in Italia, essenziale per fuoriuscire dai combustibili fossili


L’articolo di VITTORIO EMILIANI

PER RAGIONI MERAMENTE estetiche si può in teoria condividere la dura tirata di Fabio Balocco contro le infrastrutture, le dighe, le canaliźzazioni delle centrali idroettriche sviluppatesi, specie al Nord ma non solo, a partire dalla fine dell’800, con intensificazione dagli anni ’20 del Novecento al dopoguerra, e che forniscono anche oggi il 35 per cento dell’energia pulita di cui abbiamo urgente bisogno. Lo smog che grava su Milano e su Roma provoca infatti rispettivamente l’8 e il 6 per cento delle malattie polmonari. Un dato gravissimo senza contare le affezioni meno gravi ma ugualmente penalizzanti. Su tutta la Val Padana grava la cappa di inquinamento atmosferico più micidiale di tutta Europa al quale concorrono potentemente le industrie e le centrali elettriche alimentate dal petrolio e dallo stesso metano

Nell’attuale stretta sulle forniture di petrolio e di gas russo si favoleggia di acquisti alternativi in Paesi nordafricani (e un gasdotto sottomarino ci sta) o addirittura centro-americani e nordamericani con la importazione di quello shale gas ricavato attraverso il fracking (la fatturazione idraulica delle rocce con grandi quantità di acqua mista ad agenti chimici) che esige, a destinazione, nuove stazioni di rigassificazione per poterlo immettere in rete e che comunque ha costi e tassi di inquinamento elevati

In questa drammatica situazione dobbiamo scegliere fra decarbonizzare le fonti di energia anche con l’idroelettrico, modernizzandolo e sviluppandolo, piccolo e grande, o invece farci imprigionare da petrolio, metano e persino idrogeno blu, shale e altre mistificazioni. Persino dal carbone. Pur essendo un difensore strenuo del paesaggio penso che in questo drammatico frangente noi si debba scegliere la strada del male minore tutelando con la “decarbonizzazione possibile” il Belpaese in una prospettiva decennale, non infinita.

Nel 2020 gli impianti idroelettrici erano ben 4.509 ma il 72 per cento di essi aveva una potenza fino a 1 Mw, il 3,8 per cento della capacità nazionale complessiva; gli impianti medio-grandi sono quelli che esprimono il 71 per cento in termini di potenza e il 54 per cento in termini di producibilità

Ma qual è oggi la situazione complessiva della produzione di energia idroelettrica? Nel 2020 gli impianti idroelettrici erano ben 4.509 ma il 72 per cento di essi aveva una potenza fino a 1 Mw, il 3,8 per cento della capacità nazionale complessiva. Il mini-idraulico è tuttavia molto dinamico ed è il meno impattante dal punto di vista ambientale, in grado di sfruttare anche i piccoli salti. Tuttavia gli impianti medio-grandi sono quelli che esprimono il 71 per cento in termini di potenza e il 54 per cento in termini di producibilità. Per questi gli esperti del ramo come l’economista Alberto Clò ne parlano come del “gigante dimenticato” in questa problematicissima uscita dalla dipendenza dalle forniture russe.

Molti impianti idroelettrici hanno infatti bisogno di incisivi ammodernamenti per essere sfruttati — in Lombardia come nel Veneto — da parecchi decenni. Tuttavia si calcola che un impianto nuovo o rinnovato in 80-100 anni ripaga i costi per costruirlo e gestirlo. 

Le centrali idroelettriche in azione evitano emissioni nella nostra atmosfera di 180mila tonnellate di Co2 all’anno e non è poco. Inoltre è sempre fruibile e programmabile, a differenza del fotovoltaico e dell’eolico che hanno delle intermittenze produttive, e presenta costi operativi decisamente contenuti. A livello mondiale infatti esso rappresenta il 90 per cento degli accumuli elettrici. Insomma un gigante di cui ricordarsi in ogni emisfero e in ogni regione italiana con i suoi 18,94 gigawatt di potenza e il 35 per cento delle fonti green in Italia.

Una delle maggiori centrali idroelettriche è dedicata a Luigi Einaudi che intitolò la prima delle sue Prediche inutili “Conoscere  per deliberare”. Un motto sempre attuale, anzi sempre più attuale in questo Paese che deve ritrovare la strada di una politica seria, identificabile nei programmi e nelle motivazioni. Destra e sinistra hanno sempre un valore contenutistico preciso© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.