L’oro grigio del mondo e la voracità dell’uomo. «La sabbia è come l’amore: scarseggia nel Pianeta e non ritorna»

Per strapparne un granello dalla montagna e portarlo fino al mare attraverso i fiumi, la natura impiega duecento milioni di anni. Nel mondo se ne consuma tanta quanta ne servirebbe per costruire un muro intorno all’equatore dell’altezza e dello spessore di 27 metri. Ogni anno. Le mafie della sabbia, che operano in tutto il mondo per rubarla e portarla dove manca, è l’argomento dell’ultimo romanzo di Laura Calosso. Un viaggio intorno al mondo per scoprire realtà sconosciute e comprendere l’“insignificante” che nasconde il “fondamentale”. Italia Libera ha chiesto all’autrice di raccontarci com’è nato 


di LAURA CALOSSO, scrittrice giornalista e traduttrice

¶¶¶ “Di che cosa tratta il romanzo che stai scrivendo?”. “Di sabbia …” Lo sgomento negli occhi dei miei amici dopo questa risposta è stato il metro con cui ho misurato la fatica e la difficoltà incontrate nel corso della scrittura del mio ultimo libro, Ma la sabbia non ritorna. Cosa ci può essere di tanto interessante e degno d’essere raccontato in qualcosa che appare a tutti insignificante e senza alcun valore? Esattamente questo: l’enorme errore di valutazione. Se la mancanza di conoscenza è ciò che spesso ci induce a fare valutazioni errate, mai come nel caso della sabbia informarsi è fondamentale. 

Perché  in un granello di sabbia, come scriveva William Blake, possiamo vedere il mondo? Perché il nostro mondo ha come ingrediente basilare la sabbia. La sabbia è la materia prima per produrre il cemento e il cemento, dall’inizio del Novecento in poi, è l’elemento costituente delle strade, dei ponti, dei palazzi, dei grattacieli, delle dighe, dei chip all’interno dei computer, delle lenti, dei vetri e, talvolta, persino del cibo di cui ci nutriamo.

Forse, vi è capitato di rifletterci su, forse sapevate già tutto questo, non è una novità. Ciò che probabilmente non sapete è che la sabbia ha un ciclo di duecento milioni di anni. Per strappare un granello di sabbia dalla montagna e portarlo fino al mare attraverso i fiumi, la natura ha bisogno di questa “eternità”. Chi ha studiato geologia lo sa bene, ma forse ignora un dato: ogni anno nel mondo si consuma tanta sabbia quanta ne servirebbe per costruire un muro intorno all’equatore dell’altezza e dello spessore di 27 metri. La velocità forsennata con cui usiamo la sabbia non è paragonabile al tempo che serve a produrla, o meglio, a “formarla”, trattandosi di un elemento che non può essere creato artificialmente, al pari dell’acqua e dell’aria.

Mi è capitato di leggere queste informazioni in un bellissimo saggio di Vince Beiser, un giornalista d’inchiesta americano che ha scritto The World in a Grain: The Story of Sand and How It Transformed Civilization , Riverhead Books, 2018, da me tradotto in italiano in Tutto in un granello. Come la sabbia ha trasformato la storia della civiltà, Aboca Edizioni, 2020.

Il tema delle mafie della sabbia, organizzazioni criminali che operano in tutto il mondo per rubare sabbia e portarla dove manca, è in parte l’argomento del mio romanzo che traccia un parallelismo tra sabbia e amore, due risorse scarse sul Pianeta. Noi cerchiamo di trattenerle costruendo sbarramenti e proprio per questo amore e sabbia non tornano indietro. Già, anche questo è un argomento di cui non si parla: gli errori che commettiamo costruendo infrastrutture che conducono spesso a effetti opposti rispetto a quelli attesi. I moli sono un esempio. Hanno il compito di ridurre l’impatto delle onde che trascinano via sabbia, ma al contempo spezzano il ciclo naturale che riporta la sabbia indietro, sulla costa. Funzionano un po’ come i vincoli che mettiamo ai nostri rapporti umani, con il rischio di irrigidirli e renderli innaturali.

Contro natura è anche il famelico uso di sabbia per costruire le nostre città e per rimpolpare le nostre spiagge, sempre più misere e soggette all’erosione costiera, fenomeno che, abbinato all’innalzamento dei mari, costituisce una vera e propria minaccia per le popolazioni che vivono sui litorali.

Nelle città abitano circa 4 miliardi di persone, metà della popolazione mondiale. Tra trent’anni è previsto che altri 2,5 miliardi di individui andranno a vivere in città. Come ci si procurerà tanta sabbia, considerato che quella dei deserti è inutilizzabile in edilizia poiché troppo levigata dal vento? Le mafie che oggi uccidono per procurarsi l’oro grigio, non potranno che aumentare i loro traffici. A inizio Duemila, nell’arcipelago indonesiano sono letteralmente sparite due dozzine di isole a causa del mercato illegale. La sabbia rubata è diventata parte di altre nazioni, ad esempio la città-Stato di Singapore, cresciuta a dismisura grazie alla creazione di nuovi territori sul mare. Lo stesso è accaduto per Shanghai, megalopoli da oltre 26 milioni di abitanti, edificata prelevando circa 10 mila tonnellate all’ora di sabbia dal lago Poyang. Là, il lavoro di centinaia di draghe ha messo a serio rischio l’ecosistema dell’area, producendo danni irreparabili.

È questo che racconto nel mio romanzo. La protagonista è Elena, una giornalista d’inchiesta che conosce da vicino la devastazione dell’ambiente. Suo padre era il padrone di una cava di sabbia sul litorale italiano. Negli anni Sessanta e Settanta ha fatto molti soldi vendendo sabbia non lavata ai costruttori che hanno trasformato le coste, spianando i cordoni dunali che le proteggevano dalle mareggiate e rovesciando tonnellate di cemento in quelle che ora noi conosciamo come località balneari, meta delle nostre vacanze.

Ma la sabbia non ritorna è un viaggio intorno al mondo. Il lettore, attraverso una storia romanzesca, può scoprire realtà sconosciute e comprendere come a volte, dietro a ciò che pare insignificante, si nasconda, al contrario, il  “fondamentale”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, sequestro di una cava abusiva a Triscina, Selinunte; al centro, Laura Calosso

About Author

Scrittrice, giornalista e traduttrice, laureata in Scienze Politiche e in Lettere, Culture moderne comparate, Letteratura tedesca. Ha lavorato come giornalista e addetta stampa. La carriera di scrittrice è iniziata con una menzione di merito al Premio Calvino, edizione 2008/2009, e il primo romanzo "A ogni costo, l'amore" pubblicato da Mondadori nel 2011. Il giornalismo d’inchiesta è la sua passione. Lavora nel mondo dell’editoria e per la Rai.