La storia dei cavatori di pomice rischia di essere cancellata da una colata di cemento per costruire un albergo a 5 Stelle nelle cave bianche che raccontano la storia dell’isola e rappresentano un patrimonio umano e industriale unico. Il museo dell’industria e del lavoro nelle Eolie, collocato nelle cave di pomice, è una proposta di Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa, ripresa da Enzo Cancellato, presidente di Federculture, da Franco Iseppi, presidente del Touring Club e da Gianni Puglisi, presidente onorario dell’Unesco Italia. La proposta è appoggiata anche dal presidente di Sicindustria, l’associazione di Confindustria di 7 delle 9 province siciliane. Preoccupate le associazioni ambientaliste, in testa Italia Nostra. Il presidente Calabrò a “Italia Libera”: «Possiamo e dobbiamo tenere insieme il parco minerario e alcune attività ricettive, la tutela del paesaggio e della cultura e il turismo destagionalizzato»
◆ L’articolo di CESARE A. PROTETTÌ
► Confesso: questa estate sono stato uno dei 500mila turisti che hanno moltiplicato di 32 volte il numero dei 15.500 abitanti stanziali nelle sette isole Eolie. E sono stato anche uno di quelli che, da bordo di un gozzo, ha fatto un tuffo nelle acque turchesi della costa di Campo Bianco, sull’isola di Lipari, proprio là dove gli scarti della lavorazione della pietra pomice, terminata da anni, hanno formato bianchi pendii che scivolano verso il mare. Un luogo suggestivo, dalle parti di Porticello, che fa parte integrante di quel Patrimonio dell’Umanità dichiarato dall’Unesco nel dicembre del 2000 e formato da tutte le ‘magnifiche sette’ isole Eolie. Un luogo carico di una storia millenaria intorno a un materiale richiestissimo in tutta Europa per usi diversi, dalla cosmesi all’edilizia, e che venne utilizzato anche per la costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore, a Firenze. Nel 1781 Déodat de Dolomieu scriveva che Lipari è «l’immenso magazzino che fornisce la pomice a tutta l’Europa» e nel 1788 il modenese Lazzaro Spallanzani affermava che a Lipari «vengono bastimenti italiani, francesi e d’altre nazioni per caricare questa merce».

Un patrimonio che è a rischio dopo la recente sentenza del Tar che ha annullato il vincolo di interesse storico-culturale con il quale si era cercato di tutelare il sito delle cave e degli opifici industriali di Lipari. Contro la decisione di annullamento del vincolo la Regione Siciliana non ha fatto ricorso e a questo punto ha ripreso slancio la proposta di acquisto da parte di privati dell’intera area, con l’ipotesi di edificare in quel sito un grande hotel a 5 stelle.
Le associazioni ambientaliste sono molto preoccupate per quello che può succedere in quel chilometro di costa sul quale insistono pontili e vecchie strutture abbandonate per un totale di circa 21.000 metri quadrati. La più attiva è la sezione eoliana di Italia Nostra. Ma preoccupazioni sono state espresse anche da Federculture, dal Touring Club italiano e da Museimpresa che spingono per dare corso a un progetto di musealizzazione di quanto resta delle antiche lavorazioni di questo leggerissimo materiale di origine vulcanica. Museimpresa, in particolare, riunisce oltre cento soci – tra sostenitori istituzionali e imprese grandi, medie e piccole – e ha ormai una solida competenza nel coniugare memoria e cultura di impresa per farne uno strumento di crescita e competitività.

«Non siamo in principio contrari all’hotel a 5 stelle – spiega a Italia Libera Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa – perché le iniziative turistiche private sono sempre legittime se rispettano i vincoli paesaggistici e ambientali. Dirò di più: sono anche benvenute se portano vantaggi in termini di ricchezza e lavoro. Ma nei confronti di un Patrimonio dell’Umanità bisogna tenere in conto anche altre considerazioni». Calabrò va dritto al punto: «È proprio necessario che questo grande albergo sorga in un sito unico nel suo genere, abbattendo pontili ed edifici, che invece potrebbero esser recuperati per farne un grande museo dell’industria e del lavoro di cui le cave di pomice sono una grandiosa testimonianza?». Il presidente di Museimpresa prospetta un percorso alternativo e stringente: «Proponiamo un tavolo di lavoro tra soggetti privati e pubblici (con in testa la Regione) per promuovere scelte conservative coerenti con uno sviluppo turistico destagionalizzato. Un ambizioso progetto che possa tenere insieme il parco minerario e alcune attività ricettive, la tutela del paesaggio e della cultura e alcuni valori economici». © RIPRODUZIONE RISERVATA