Qui e sotto il titolo, la cima più alta del Gran Paradiso a 4061 metri di quota; sullo sfondo a destra, il candido e invitante ghiacciaio poco inclinato e alla portata di quasi tutti, appena sotto la sommità del monte sul crinale verso la valle di Cogne

“O tu Principe, per salvare la bella Gaia (e noialtri che su Gaia viviamo), prendi un vessillo e portalo sulla cima del Gran Paradiso”. Un vessillo sul quale sia riportato a chiare lettere un messaggio di pace con Gaia e si invitano le persone a rispettarla. Detto fatto. Conscio del nobile intento, il Nostro è tosto accorso nella valle. Ma, a differenza dell’asino Cagliostro, per salire sulla cima è ricorso a modalità invero poco nobili: un elicottero. Cosa alquanto bizzarra, visto che gli elicotteri consumano energia e contribuiscono al riscaldamento globale anche della Valsavaranche


L’intervento di TONI FARINA, consigliere Parco Nazionale Gran Paradiso

È UNA FAVOLA, della quale però non si conosce ancora la fine. E soprattutto non siamo in grado di garantire che il finale sia lieto… ma, come tutte le favole non può che iniziare così:

C’era una volta un asino di nome Cagliostro. Un asinello che, è lecito immaginare, faceva la vita di tutti gli asinelli: trasportare, pascolare, intenerire e incuriosire i bambini. E pure i turisti, che già a quel tempo frequentavano la sua valle, la Valsavarenche. Molti di questi attirati dall’ascensione alla montagna più alta: il Gran Paradiso, unica cima più alta di 4000 metri interamente collocata sul patrio suolo. 

Oltre a beneficiare di questo privilegio, dovete sapere che la Valsavarenche è anche una delle tre valli valdostane del Parco nazionale Gran Paradiso, parco centenario primo in Italia che prende nome dalla citata montagna (ma, in valle, la presenza del parco non è da tutti considerata un privilegio). 

Ghiacciaio di Laveciäu sulla via normale al Gran Paradiso (Foto di Eric Navillod)

Dovete anche sapere che, dalla cima del Gran Paradiso, scende in Valsavarenche un ghiacciaio poco inclinato e, almeno fino a qualche anno fa, poco crepacciato. Un candido e invitante lenzuolo che rende l’ascensione piuttosto agevole e, per questo, assai frequentata, pur con la dovuta attrezzatura e le dovute precauzioni (sempre a 4000 metri si va). Una salita per tutti: anche per gli asini!

Sapete come sono i montanari, burberi ma anche giocosi. Disposti alla celia e alle scommesse. D’altronde con qualcosa bisogna pur intrattenersi nelle lunghe serate invernali, e chi conosce la Valsavarenche sa che lassù l’inverno dura molto a lungo. E possiamo immaginare che nelle locande della valle, con l’aiuto di qualche bicchiere, prendano corpo anche le idee più bizzarre. Ad esempio, per rendere palese al mondo la facilità della salita al Gran Paradiso, condurvi appunto un asino. 

Non sappiamo se alla base dell’idea ci fosse solo la celia, oppure anche intenti di promozione turistica, certo è che l’evento suscitò notevole interesse. Mediatico diremmo oggi, tra l’altro senza polemiche social (gli animalisti erano di là da venire). Protagonisti dell’impresa furono l’Abbé Henry, un certo Signor Dayné, ma soprattutto protagonista fu l’asinello Cagliostro, non sappiamo quanto felice di calzare i ramponi per “conquistare l’inutile”. 

Rifugio Vittorio Emanuele II (credit foto Parco nazionale Gran Paradiso)

Era il 3 agosto 1931 e, dopo un pernottamento al Rifugio Vittorio Emanuele, la comitiva salì senza soverchi problemi verso la cima. Una volta raggiunta la crepaccia terminale, Cagliostro, debitamente assicurato, la superò con un balzo e a mezzogiorno raggiunse la prima vetta del Gran Paradiso, dove si fermano in genere le cordate. A questo punto è d’uopo dare la parola all’Abbé Henry: 

«Après quelques minutes, Cagliostro relevant la tête regarda, par dessus l’arête, l’abîme effrayant de l’autre côté de la montagne c’est à dire du côté de Cogne. Puis, rempli de joie et de légitime fierté, il poussa un jodel formidable qui fit trembler sur leurs bases, les pierres mal ajustées et mal superposées des rochers du sommet».

Guardiaparco del Gran Paradiso negli anni ’50 del Novecento

(Dopo qualche minuto, Cagliostro alzando la testa guardò, da sopra la cresta, lo spaventoso abisso che si apre sull’altro versante, quello di Cogne. Poi pieno di gioia e di legittimo orgoglio, lanciò un formidabile jodel che fece tremare dalle fondamenta, i massi sconnessi ed ammonticchiati della cima) 

Tratto da “Curiosità della Valle d’Aosta, Letteratura, Un asino sul Gran Paradiso”, (Traduzione di Gian Mario Navillod).

Morale della prima parte della favola: sulla cima del Gran Paradiso ci salgono anche gli asini. 

Con un balzo che solo la scrittura favolistica consente, passiamo ora ai giorni nostri. Dovete sapere, ma sono sicuro che lo sappiate già, che questi nostri giorni sono assai complicati per molte ragioni, fra le quali il cambiamento del clima sulla Terra (l’unica che abbiamo). Cambiamento che, a detta della gran parte degli studiosi, si deve al nostro agire, invero poco saggio. Cosicché, su pressante invito dei citati studiosi, si è pensato di adottare opportuni provvedimenti. Fra questi, sensibilizzare gli abitanti del Pianeta (l’unico che abbiamo), in particolare gli abitanti delle zone “progredite”. 

Per fare questo si è anche pensato di fare appello a un Principe: “O tu Principe, per salvare la bella Gaia (e noialtri che su Gaia viviamo), prendi un vessillo e portalo sulla cima del Gran Paradiso”. Un vessillo sul quale sia riportato a chiare lettere un messaggio di pace con Gaia e si invitano le persone a rispettarla (non citiamo le generalità del Principe per evitare incidenti diplomatici: visto il periodo non è il caso).

Il Principe Alberto II di Monaco (il secondo in cordata con giaccone rosso) verso la Vetta del Gran Paradiso (foto di Marco Spataro)

Detto fatto. Conscio del nobile intento, il Nostro è tosto accorso nella valle. Ma, a differenza di Cagliostro, per salire sulla cima è ricorso a modalità invero poco nobili: un elicottero. Cosa alquanto bizzarra, visto che gli elicotteri consumano energia e contribuiscono al riscaldamento globale. Insomma, non ci ha fatto una bella figura. Soprattutto perché il volo è avvenuto all’interno del Parco nazionale Gran Paradiso. Per questa ragione, a questo punto della storia ci tocca introdurre un terzo protagonista: il Parco! Le Parc, parco centenario, primo parco naturale istituito in Italia nel lontano 1922. 

Dovete sapere (e molti di voi lo sanno) che nei parchi naturali è vietato il sorvolo e quindi l’atterraggio di mezzi motorizzati, ma non solo: per non arrecare disturbo al popolo di pelo e, soprattutto, di piume, che già non se la passa bene per questo caldo esagerato, è vietato il sorvolo anche con altri mezzi più sostenibili, tipo ombrelli alla Mary Poppins (per restare in ambito favole). Ciò nonostante, il nostro Parco ha autorizzato senza battere ciglio. Quando si tratta di uomini potenti le cose vanno così, a loro sono concesse cose che noi, umani comuni, non possiamo nemmeno… (dove ho già sentito questa frase?). 

I rilievi glaciologici di una squadra del servizio di sorveglianza del Parco del Gran Paradiso sul ghiacciaio del Grand Etrèt in Valsavaranche; tra il 2017 e il 2018 è stata registrata una perdita di 130 metri in un solo anno (credit Pngp, foto di Stéfanie Bethaz)

Ebbene, il mondo in cui tutti gli umani sono uguali, in cui “uno vale uno” (anche questa l’ho già sentita), resta una bella favola. A questo punto però ci sovviene una domanda: perché non affidare il compito di portare lassù a quell’altezza il vessillo a un asino? Erede di Cagliostro, magari. Risparmiando a Sua Altezza e al Parco nazionale Gran Paradiso una figura da… asini (con tante scuse a Cagliostro e suoi simili).

Morale finale. In barba a principi e potenti vari, i cambiamenti di clima proseguono, con grave rischio per Gaia e, soprattutto, per tutti noi che ci viviamo. Secondo taluni, tuttavia, solo di favole si tratta. Sul lieto fine, però, non v’è certezza. Anzi…

Postilla. Non si tratta di favola, ma quanto sopra narrato è accaduto davvero [leggi qui]. A volte accadono cose che voi umani… La vicenda in ogni caso è rimbalzata sui media, suscitando ovvia indignazione. Visto che, stando alle norme regionali (Regione autonoma Valle d’Aosta), l’autorizzazione al volo e atterraggio da parte dell’Ente di Gestione del Parco nazionale Gran Paradiso era dovuta, almeno una presa di posizione pubblica da parte dello stesso ente sulla non opportunità dell’iniziativa ci stava. Trattandosi tra l’altro di un evento legato al Centenario del parco.

Questione di autorevolezza: che in questo caso è venuta meno. Ma la realpolitik ha dei costi, non solo di immagine. E siccome l’opinione pubblica tende a confondere parco ed ente di gestione, ecco che la vicenda ha fornito facili argomenti per i molti anti-parco a prescindere (che in particolare nella Vallée non mancano). In quanto consigliere dell’ente di gestione, tutto ciò è ragione di amarezza. E mi chiedo: se un ente nazionale, ovvero sovra regionale, soggiace così ai diktat delle regioni a che serve? Già, a che serve? © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Si è occupato di comunicazione e promozione all’interno del settore parchi naturali della Regione Piemonte. È stato redattore della rivista di divulgazione naturalista Piemonte Parchi. Attualmente è consigliere dell’Ente di gestione del Parco nazionale Gran Paradiso.

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