“L’uragano Hahaganda” della destra triviale da anni scarica insulti su Greta Thunberg

L’offensiva denigratoria di “Libero” contro l’attivista svedese

Greta Thumberg è uno dei bersagli preferiti della Hahaganda, frutto dell’unione tra l’espressione haha e l’ultima parte della parola propaganda. Una pratica offensiva usata in questi anni a man bassa dai mezzi di informazione, dai politici e da singoli hater sul web, sia in Italia che all’estero. L’elenco delle offese collezionate dall’ambientalista svedese è lungo, soprattutto sui social: qui si rincorrono i termini bambina, isterica, malata, petulante, frustrata, ma anche demoniaca e disabile, aggiunti alle offese deliberatamente sessiste


L’articolo di SILVIA PIETRANGELI

ERA IL 2019 QUANDO il quotidiano Libero apriva la prima pagina del giornale con il titolo shock: “Vieni avanti gretina” citando il film interpretato da Lino Banfi e definendo poi l’attivista svedese per lo sviluppo sostenibile Greta Thunberg una rompiballe. Un gioco di parole quindi, un insulto, un modo astuto e semplice per distogliere l’attenzione dai contenuti, dalle argomentazioni, al fine di ridicolizzare la giovane militante e il suo messaggio ecologista. Un classico esempio di disinformazione attraverso la burla e l’offesa, prassi che nella rete viene definita con il vocabolo hahaganda.

Uno screenshot del profilo instagram di Greta Thunberg che riporta un passo della sua lunga intervista a “The Guardian”: «Penso che l’ingenuità e l’infantilismo a volte siano una buona cosa… E che le persone anziane rendano le cose più complicate di quanto non siano in realtà»

Questo termine, infatti, frutto dell’unione tra l’espressione haha e l’ultima parte della parola propaganda, è stato attribuito all’accademica lettone Solvita Denise Liepnice, coautrice di una ricerca per il Strategic Communications Centre of Excellence della NATO. Nel lavoro infatti, si analizza il modo in cui i mezzi di comunicazione russi disinformano l’opinione pubblica, in particolare per quanto riguarda i politici occidentali, attraverso appunto la “risata”. Canzonature, sberleffi, insulti per schernire l’avversario allorquando si è privi di dati oggettivi da contrapporre per sostenere il proprio pensiero.

Sicuramente Greta Thumberg è uno dei bersagli preferiti di questa pratica offensiva di cui si sono resi colpevoli in questi anni tanto i mezzi di informazione, quanto i politici e i cittadini sul web, sia in Italia che all’estero. Se striscia la notizia ha recentemente dipinto Greta Thunberg come una ragazzina sola in cerca di un fidanzato, una vignetta diffusa da un’agente “no pass”, il vicequestore Nunzia Alessandra Schilirò, l’ha qualificata come “una bambina semianalfabeta”.

In passato invece, Vittorio Feltri dichiarò che le avrebbe dato due schiaffi per rispedirla a scuola, ma peggio di lui ha fatto il giornalista Andrew Bolt, che dalle colonne dell’Herald Sun definì Greta “profondamente disturbata”. In Spagna il presentatore Frank Cuesta ha definito la giovane “un bicho raro” cioè un insetto strano, il “Gretus Amargatus”.

E l’elenco delle offese collezionate dall’attivista potrebbe continuare a lungo, soprattutto se si consultano i social, dove si rincorrono i termini bambina, isterica, malata, petulante, frustrata, ma anche demoniaca e disabile.

La copertina del “Time” dedicata a Greta Thunberg “Persona dell’Anno 2019”. Trump twittò invitandola a rilassarsi davanti a un bel film con un amico

Nella memoria collettiva è rimasto impresso anche il tweet dell’ex Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump che si riferiva all’attivista e alla sua nomina di “persona dell’anno” da parte del Time con queste parole: “È così ridicolo. Greta dovrebbe lavorare sul suo problema di gestione della rabbia, e poi andare a vedere un bel film vecchio stile con un amico! Rilassati Greta, rilassati!

Purtroppo, però, se le offese riguardanti il suo aspetto fisico, il suo essere donna, giovane, portatrice di una sindrome, sono gravi e inaccettabili, lo sono ancor di più, se possibile, quelle a sfondo sessuale.

Il consigliere comunale di Turriaco, Marco Tricarico, eletto con la Lega, ha condiviso un’immagine sessista di Greta nella quale, sotto la foto della ragazza, si poteva leggere: “Tra poco scoprirò anch’io la m*** e allora ciao a tutti.” Tommaso Casalini, invece, ex allenatore del Grosseto, pubblicava un post dove, dopo aver appellato Greta una T***, sottolineava il fatto che avesse già l’età per prostituirsi.

Anche all’estero non si sono privati di offendere e insultare una ragazza ancora minorenne con epiteti e immagini inqualificabili. In Germania è possibile acquistare per pochi euro degli adesivi da attaccare sulla carrozzeria della macchina con su scritto: f*** you Greta. Ma c’è stato addirittura chi si è spinto oltre, incitando allo stupro, come ha fatto una società petrolifera canadese che ha prodotto degli sticker da distribuire ai propri lavoratori, in cui è disegnata la giovane attivista, di schiena, nuda, in una posa a sfondo sessuale e la scritta: “ormai ha 17 anni.”

Ecco, non ci sono giustificazioni davanti a una tale violenza verbale, esercitata con aggressività gratuita e con il solo scopo denigratorio. Non ci si può nascondere dietro una pretestuosa libertà di manifestazione del pensiero o a un diritto di satira. No, questi post, meme, tweet, video, dichiarazioni, titoli dei giornali, sono e restano insulti pesanti da parte di chi non ha altri argomenti da opporre.

Perciò è importante essere consapevoli di questa forma sottile di propaganda, fatta di offensivi “haha” o forse, per dirla alla Greta Thunberg, di sciocchi e volgari “bla, bla, bla.” © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È nata a Cagliari, cresce tra i libri, la danza e la ginnastica, nel cui mondo si affaccia sin da giovanissima. Nel 1992 entra a far parte della squadra nazionale di ginnastica ritmica e partecipa ai mondiali di Bruxelles, dove vince con la squadra una medaglia d’argento e una di bronzo. Per questi risultati riceve la medaglia d’argento al valore atletico del Coni. Successivamente fonda la Compagnia di Danza Contemporanea Varitmès, con la quale porta in scena numerosi spettacoli in Italia e in Europa, ospite di prestigiosi festival di danza e rassegne teatrali. Laureata in Giurisprudenza all’Università degli studi di Cagliari, consegue l’abilitazione all’esercizio della professione forense. Ha vissuto a Berlino, Leeds (Regno Unito) e attualmente risiede a Barcellona, dove si dedica alla scrittura.