Una formula inedita e originale quella scelta dal teatro torinese per aprire la sua stagione d’opera che ha per titolo “Fatale”. È cominciato ieri con 4 opere di Mascagni e Leoncavallo. Fino al 22 novembre si alterneranno “Cavalleria Rusticana”, “Pagliacci”, “La Bohème” e “ Iris”. Allestimenti originali per 22 recite. La stagione del Regio proseguirà a dicembre con i consueti appuntamenti con la danza, a febbraio torna “La traviata” di Giuseppe Verdi e, a chiudere, “Evgenij Onegin” di Čajkovskij
◆ L’articolo di SIMONETTA RHO

► Un progetto ambizioso quello firmato dal Sovrintendente del Teatro Regio di Torino Mathieu Jouvin con il direttore artistico Cristiano Sandri e il direttore musicale Andrea Battistoni che sarà sul podio dell’orchestra dell’ente lirico per tutto il Festival. Sulla scia del fortunato progetto Manon che due anni fa aveva proposto le tre opere dedicate a Manon Lescaut, la celebre eroina del romanzo dell’Abate Prévost, questa volta gioca la carta del verismo con due opere amate e apprezzate dal pubblico come “Cavalleria Rusticana “ di Pietro Mascagni e “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo affiancate da “La bohème”, sempre di Leoncavallo – meno nota della celeberrima opera di Puccini – e “Iris” di Mascagni, un lavoro ponte tra verismo e simbolismo.
Le regie sono affidate a Daniele Meneghini, le opere di Mascagni, e Francesco Micheli, quelle di Leoncavallo. Il progetto coinvolge tutto il teatro: circa 120 artisti, 80 coristi, 30 giovani del Coro di voci bianche, un centinaio di professori d’Orchestra e 95 tecnici e maestranze. Tra gli interpreti figurano Ekaterina Semenchuk, al suo esordio nel teatro torinese come Santuzza, Carolina López Moreno nei panni di Nedda ed Erika Grimaldi nel ruolo di Iris. Per “La bohème” saranno in scena, tra gli altri, Matteo Lippi, Anna Goryachova, Alessandro Luongo e Francesca Dotto, mentre Gregory Kunde tornerà al Regio come Canio nell’ultima recita di “Pagliacci”.
Il Festival vuole proporre un modello creativo che sarà replicato per tutta la stagione con la proposta di opere molto conosciute e altre da scoprire e riscoprire come appunto “La bohème” di Leoncavallo, scritta nel 1897, un anno dopo quella di Puccini, e più fedele alle “Scènes de la vie de bohème” di Henri Murger. L’opera di Leoncavallo, autore anche del libretto, punta lo sguardo sul gruppo dei giovani artisti. «Un racconto della giovinezza che somiglia a una natura morta – ha sottolineato il regista Francesco Micheli – bellissima per un istante, prima di consumarsi nello squallore».
Un capolavoro da scoprire secondo molti critici “Iris” di Mascagni, rappresentata per la prima volta nel 1898. È il primo caso di opera italiana ambientata in Giappone e anticipa alcune idee che si troveranno, di lì a poco, in “Madama Butterfly” (peraltro con lo stesso librettista, Luigi Illica). A differenza di quello di Puccini, quello di Mascagni è un Giappone idealizzato scollegato dalla realtà. In un luogo idilliaco, tra fiori, bambù e ruscelli i sogni e i ricordi dell’infanzia della protagonista si scontrano con l’orrore del mondo, il rapimento a fini di abuso sessuale e infine l’agonia sul confine misterioso tra la vita e la morte.
La stagione del Regio proseguirà a dicembre con i consueti appuntamenti con la danza: il gala Roberto Bolle and Friends, il Tokyo Ballet con la “Sacre du printemps” con la coreografia di Béjart, “Il regno delle ombre” dalla “Baiadere” e la prima italiana di “Kaguyahime” di Jo Kanamori e la fiaba natalizia senza tempo dello “Schiaccianoci” nell’interpretazione del Balletto dell’Opera di Tbilisi. A gennaio 2027 sarà la volta di un titolo poco noto del catalogo pucciniano “Edgar”, nuovo allestimento, coprodotto con l’Opéra de Nice, che segna il debutto al Regio della regista Nicola Raab.
Andrea Battistoni a febbraio sarà nuovamente sul podio con “La traviata” di Giuseppe Verdi, nuova produzione che vede il ritorno del regista Jacopo Spirei, artefice dal successo di “Hamlet”, affiancato dallo scenografo Gary McCann e dalla costumista Giada Masi, vincitori del Premio Abbiati 2025 proprio per l’opera di Thomas. Ad aprile torna sul palcoscenico che ne ospitò nel 1906 la prima rappresentazione fuori dai paesi di lingua tedesca,”Salome” di Richard Strauss, tratta dal dramma di Oscar Wilde. La regia è del regista cinematografico e teatrale ungherese Kornél Mundruczó, sul podio Axel Kober. A maggio il titolo che più rappresenta il titolo di questa stagione – “Fatale”- Carmen di Georges Bizet con la regia di Arnaud Bernard, e la direzione di Daniel Oren.
A chiudere il cartellone a giugno “Evgenij Onegin” di Pëtr Il’Ič Čajkovskij, in uno degli allestimenti più acclamati al mondo: la celebre regia di Robert Carsen (produzione della Canadian Opera Company creata per il Metropolitan Opera di New York), che nel 2027 compie trent’anni. © RIPRODUZIONE RISERVATA
