Si amplificano le ciance elettorali sul nucleare a portata di mano. La realtà dei numeri dice altro. Il rapporto del giugno 2022 della Iea “Nuclear Power and Secure Energy Transitions” documenta come tra il 2011 e il 2020 il saldo netto (nuovi impianti meno le chiusure) dei reattori atomici nel mondo sia stato di -6 GW. Nel 2021 le rinnovabili hanno visto un incremento di 295 GW, con una previsione di 320 GW quest’anno

Foto sotto il titolo: Impianto eolico offshore


IN QUESTI GIORNI si è riaccesa la discussione sul nucleare, con una valenza solo politica considerato che non potremmo vedere elettricità atomica prima del 2035. Ma chiariamo i motivi della contrarietà a questa scelta. Non parliamo qui dei rischi di funzionamento o dello smaltimento delle scorie, ma basiamo il ragionamento su due elementi decisivi nel percorso verso la neutralità climatica, quello dei tempi e dei costi. 

Crescita della produzione elettrica rinnovabile (escludendo l’idroelettrico) e di quella nucleare

Non mi riferisco solo agli incredibili ritardi di realizzazione delle centrali europee di Flammanville, Olkiluoto e di Vogtle negli Usa, ma anche ai dati storici. Il rapporto del giugno 2022 della Iea “Nuclear Power and Secure Energy Transitions” documenta come tra il 2011 e il 2020 il saldo netto (nuovi impianti meno le chiusure) dei reattori atomici nel mondo sia stato di -6 GW. Completamente diversa la situazione delle rinnovabili, che nel 2021 hanno visto un incremento di 295 GW, con una previsione di 320 GW quest’anno.

Sul fronte economico, gli ultimi impianti nucleari in Europa ed Usa hanno visto una triplicazione delle stime iniziali. Al contrario le rinnovabili vedono un continuo rafforzamento della loro competitività. Considerando la sfida climatica che incombe, è chiaro che bisogna investire rapidamente nelle soluzioni più efficaci. — (Gianni Silvestrini) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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