Dopo la sconvolgente uscita dall’Ue cinque anni fa, è la prima volta che un Premier britannico si reca a Bruxelles per riunirsi con i colleghi europei. Un vero e proprio “reset”, come Starmer stesso lo ha definito, che segna l’inizio di una nuova fase di accordi bilaterali. Il nuovo governo laburista esplora nuove forme di cooperazione in settori strategici come commercio, sicurezza ed energia, con l’obiettivo di superare le limitazioni del passato, escludendo tuttavia un ritorno della Gran Bretagna nel mercato unico o nell’unione doganale. Tra i temi sul tavolo potrebbe rientrare anche la possibilità di facilitare lo scambio di studenti, un aspetto che ha assunto particolare rilevanza dopo l’uscita di Londra dal programma Erasmus. Paura di isolamento o volontà di riaffermare il ruolo di Londra come cerniera tra le due sponde dell’Atlantico?


◆ L’analisi di SAMUEL CAMPANELLA, corrispondente da Londra

Il primo ministro britannico Sir Keir Starmer

A cinque anni dalla Brexit, il Regno Unito continua a ridefinire i rapporti con l’Ue, cercando di superare le barriere economiche e politiche ereditate dalla separazione. In questo scenario, Starmer ha insistito sulla necessità di costruire relazioni solide con l’Europa, cercando di allontanarsi dall’idea di una Gran Bretagna che si rifiuta di cooperare e dialogare con i suoi vicini continentali. «Vogliamo essere partner globali responsabili, ma anche avere una posizione di forza all’interno di questo continente che è da sempre il nostro principale alleato e mercato», ha dichiarato durante l’incontro. Un momento chiave, trattandosi del primo vertice ufficiale tra Londra e Bruxelles dall’uscita del Paese dal blocco comunitario. Secondo “The Guardian”, la partecipazione di Sir Starmer è stata motivata dalla volontà del suo governo di esplorare nuove forme di cooperazione in settori strategici come commercio, sicurezza ed energia, con l’obiettivo di superare le limitazioni del passato, escludendo tuttavia un ritorno della Gran Bretagna nel mercato unico o nell’unione doganale. Come riportato anche dalla “Bbc”, le negoziazioni hanno riguardato inizialmente una nuova partnership per la sicurezza, un tema di interesse per l’Ue, che non era stato incluso nell’accordo di commercio e cooperazione firmato da Boris Johnson nel 2020.

Cambio di passo confermato anche dal segretario per gli Affari Europei, Nick Thomas-Symonds, il quale, come riportato da “The Independent, ha sottolineato l’importanza di un approccio «spietatamente pragmatico» per raggiungere un accordo entro tre mesi, e di come il primo ministro voglia superare la logica del “win-lose” nelle relazioni con Bruxelles, puntando a un rapporto più solido e pragmatico. Ha inoltre dichiarato che il Regno Unito ospiterà il 19 maggio un nuovo vertice con i leader europei, puntando a un esito ambizioso che porti benefici ad ambo le parti. Tra i temi sul tavolo potrebbe rientrare anche la possibilità di facilitare lo scambio di studenti, un aspetto che ha assunto particolare rilevanza dopo l’uscita di Londra dal programma Erasmus. La Germania, in particolare, ha recentemente promosso un’iniziativa per creare un nuovo quadro di cooperazione accademica che consenta agli studenti britannici di studiare in Europa con maggiore facilità, e viceversa. 

Ma non è tutto oro quello che luccica. Alcune testate si interrogano sulla veridicità di questa iniziativa diplomatica o se sia piuttosto una mossa strategica dettata dalla minaccia Mega. Secondo alcuni, più che un autentico “reset”, si tratterebbe di una manovra di deterrenza volta a scongiurare l’isolamento geopolitico ed economico di entrambe le parti in un contesto sempre più instabile. Inoltre, non va sottovalutata la volontà britannica di riaffermare il proprio ruolo di intermediario privilegiato tra Washington e Bruxelles, una posizione geopolitica che Londra ha sempre cercato di mantenere. 

Indipendentemente dalle motivazioni che hanno spinto il governo britannico verso questo riavvicinamento, l’impresa non si preannuncia affatto semplice. Di fatti essa non solo dovrà superare le pressioni politiche interne, con i conservatori che accusano il governo laburista di voler riportare il Regno Unito nell’orbita europea e i liberaldemocratici che chiedono un rientro nell’unione doganale, ma anche lo scetticismo di alcuni paesi europei, non ancora completamente guariti dagli effetti disastrosi della Brexit. Una situazione che non intimidisce Sir Starmer, il quale prosegue con determinazione la sua strategia, convinto che, se perseguita con costanza, potrebbe rendere il Vecchio Continente più indipendente e in grado di rispondere con fermezza alle minacce ripetute provenienti dall’amministrazione Trump. Così, vanificando quel bullismo mafioso americano descritto chiaramente nell’articolo del “The Guardian”: «La nuova amministrazione della Casa Bianca non ha alcuna concezione di relazioni basate su interessi reciproci o allineamento di valori. Dove un tempo c’erano trattati, ora c’è un racket di protezione in stile mafioso. O si rende omaggio al boss nello Studio Ovale, o si subisce una punizione sotto forma di dazi».

In questo scenario bipolare, l’ambizione del neoletto Premier di rafforzare i rapporti con l’Ue senza compromettere quelli con Washington potrebbe rivelarsi un’impresa scivolosa. Il Regno Unito, infatti, è chiamato a prendere una posizione chiara senza compromettere i propri legami con nessuno dei due attori, ma rischiando al contempo di subire ricatti economici e politici. Non solo perché il Paese vive una situazione economica critica, mai veramente ripresasi dalla pandemia, ma anche perché rischierebbe di isolarsi ulteriormente sulla scena internazionale. L’incontro di Bruxelles segna dunque l’inizio di un nuovo capitolo, ma resta da vedere se il “reset” starmeriano avrà il carattere di un’autentica scommessa politica o se si rivelerà semplicemente una fragile facciata opportunistica. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Laureato in Antropologia presso La Sapienza di Roma, scrive per diversi giornali italiani e inglesi. Attualmente sta perseguendo un Master in Sviluppo Sostenibile a Londra, presso la prestigiosa Loughborough University, con un focus sull'analisi e sull'implementazione di soluzioni sostenibili per il Sud Globale e il settore sociale. Nel tempo libero, si dedica alla produzione di film indipendenti incentrate su tematiche ambientali e sociali.

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