Il nuovo film del pluripremiato regista greco riaccende la discussione sulle sue qualità artistiche: genio o astuzia (con poca sostanza)? L’ultima opera è in questi giorni nelle sale italiane, un ritorno alle radici sci-fi con ironia distorta e dinamiche grottesche con magnifiche interpretazioni di Jesse Plemons, nei panni del cospirazionista Teddie Gatz, e di Emma Stone nei panni di Michelle Fuller, Ceo della azienda farmaceutica Auxolite, sospettata di essere una aliena e rapita per intercedere con i suoi capi per non distruggere la terra
◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI *
► Con Yorgos Lanthimos non ci sono vie di mezzo. Alcuni lo vedono come un innovatore, premiano i suoi film nei festival internazionali e si spingono a definirlo un genio. Altri lo ritengono sopravvalutato, e c’è anche chi sostiene che dietro al suo stile visionario e alle sue trame paradossali ci siano molta astuzia e poca sostanza. Forse è vero, ma neppure i critici più feroci possono negare che film come “The Lobster”, “La favorita” e “Povere creature” abbiano ottenuto, insieme alla scontata attenzione di un certo tipo di critica, anche il favore di larghi strati di pubblico.
“Bugonia”, in questi giorni nelle sale, sembra destinato alla stessa sorte grazie anche alle magnifiche prove di Jesse Plemons, nei panni del cospirazionista Teddie Gatz, e di Emma Stone nei panni di Michelle Fuller, Ceo della azienda farmaceutica Auxolite. Teddie pensa che Michelle sia una aliena e la rapisce con l’aiuto di suo cugino Dan, interpretato dall’attore autistico Aidan Delbis. I due sono convinti che gli alieni vogliano distruggere la terra e cercano di convincere Michelle a intercedere presso i suoi capi in favore di una umanità stupidamente autodistruttiva, e tuttavia meritevole di sopravvivere.
Nel film non mancano le scene di azione, ma il massimo impatto emotivo arriva allo spettatore dagli incalzanti dialoghi tra i protagonisti, dove a poco a poco la follia dei rapitori si dimostra più lucida dell’apparente buonsenso della loro vittima. Nel finale, come spesso accade in Lanthimos, il grottesco prende il sopravvento. Non si può dire come, ma il titolo del film è già un indizio. La bugonia, infatti, è una parola greca che significa letteralmente “nascita da un bue“. Virgilio, nelle Georgiche, racconta di uno sciame di api che esce dalla carcassa di un bovino, quasi a simboleggiare la rinascita dopo la morte. E proprio con le immagini di uno sciame di api al lavoro si apre e si chiude il film. © RIPRODUZIONE RISERVATA
(*) L’autore dirige oltreilponte.org
