Decenni di ritardi, omissioni, errori di programmazione e una gestione frammentata hanno progressivamente compromesso un diritto fondamentale dei cittadini: quello all’acqua. Non è più tollerabile assistere a turnazioni dell’acqua che durano settimane, mentre sulle montagne della Sicilia continuano a operare senza particolari difficoltà importanti concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua minerale. È una contraddizione che impone un’approfondita verifica sull’utilizzo della risorsa idrica e sulle priorità fissate dalle istituzioni. Una Commissione d’inchiesta dell’Assemblea Regionale Siciliana dovrebbe ricostruire le cause della crisi, individuare le responsabilità politiche, amministrative e gestionali e formulare un piano di riforma dell’intero sistema idrico regionale. Sul modello di quando avvenne con la Commissione d’indagine Grappelli istituita dal ministero dei Lavori pubblici quindici giorni dopo la frana che colpì Agrigento a luglio del 1966
◆ L’intervento di ALESSIO LATTUCA, presidente Movimento per la sostenibilità
► La gravissima crisi idrica che sta colpendo la Sicilia, e in particolare la provincia di Agrigento con il caso emblematico di Maddalusa, non può più essere affrontata esclusivamente come un’emergenza contingente. Essa rappresenta il risultato di decenni di ritardi, omissioni, errori di programmazione e di una gestione frammentata che ha progressivamente compromesso un diritto fondamentale dei cittadini: quello all’acqua. Per questa ragione è indispensabile che l’Assemblea Regionale Siciliana promuova l’istituzione di una Commissione regionale d’inchiesta con il compito di ricostruire le cause della crisi, individuare le responsabilità politiche, amministrative e gestionali e formulare un piano di riforma dell’intero sistema idrico regionale. Non è più tollerabile assistere a turnazioni dell’acqua che durano settimane, mentre sulle montagne della Sicilia continuano a operare senza particolari difficoltà importanti concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua minerale. È una contraddizione che impone un’approfondita verifica sull’utilizzo della risorsa idrica e sulle priorità fissate dalle istituzioni.
Le responsabilità di questa situazione affondano le loro radici anche nelle scelte compiute nel passato, a partire dallo scioglimento della Cassa per il Mezzogiorno e, successivamente, con la fine dell’Intervento Straordinario che hanno rappresentato strumenti essenziali per affrontare il deficit infrastrutturale del Sud. Tutti elementi che, unitamente all’uso disinvolto dei Fondi di Coesione Territoriale, sono concause del progressivo ampliamenti del divario, mentre la Sicilia ha continuato a pagare un prezzo elevatissimo in termini di mancati investimenti e opere incompiute. Emblematico è il caso di Agrigento, dove, nonostante le notevoli risorse messe a disposizione dal Pnrr e gli ingenti investimenti pubblici connessi all’anno di Capitale italiana della Cultura, continuano a permanere criticità strutturali che incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini.
La Commissione non dovrà limitarsi agli aspetti penalmente rilevanti ma il suo obiettivo dovrà essere quello di ricostruire l’intera vicenda sotto il profilo storico, amministrativo e politico, affinché i cittadini conoscano come siano state impiegate le risorse pubbliche destinate al sistema idrico siciliano e perché tanti interventi siano rimasti incompiuti. Esiste un precedente che dimostra come lo Stato abbia già saputo reagire a situazioni straordinarie. Dopo la frana che colpì Agrigento il 19 luglio 1966, il ministro dei Lavori Pubblici istituì, il 3 agosto dello stesso anno, una Commissione d’indagine (Grappelli) incaricata di accertare le responsabilità del dissesto urbanistico e di formulare proposte per evitare il ripetersi di simili tragedie. Oggi la Sicilia ha bisogno dello stesso coraggio istituzionale. La questione dell’acqua non riguarda soltanto la gestione di un servizio pubblico: riguarda la dignità delle persone, la salute, l’agricoltura, il turismo, lo sviluppo economico e la stessa credibilità delle istituzioni. Non è più tempo di rinvii. È il momento della verità, della trasparenza e delle responsabilità. Gli assetati di Sicilia attendono giustizia prima ancora che acqua. Le istituzioni hanno il dovere di rispondere. © RIPRODUZIONE RISERVATA
