Da anni il sistema politico affronta il tema delle leggi elettorali quasi esclusivamente come uno strumento per regolare i rapporti di forza tra partiti e coalizioni. Raramente, invece, si interroga su quale sia il diritto fondamentale che dovrebbe essere garantito ai cittadini: scegliere i propri rappresentanti. Quando milioni di cittadini rinunciano a votare, il problema non può essere affrontato semplicemente cambiando formule matematiche, premi di maggioranza o soglie di sbarramento. Occorre ricostruire il legame di fiducia tra elettori e istituzioni. Trasparenza, conoscibilità dei candidati, responsabilità politica e possibilità di scelta rappresentano condizioni essenziali per la qualità della democrazia. Per questa ragione il campo progressista potrebbe avanzare una proposta semplice e comprensibile: sospendere ogni tentazione di intervento opportunistico sulle regole prima delle elezioni e aprire successivamente una discussione pubblica ampia e partecipata sulla riforma del sistema elettorale. E occorrerebbe anche che chi ha responsabilità politica comprendesse che la crisi italiana è economica sociale e democratica
◆ L’intervento di ALESSIO LATTUCA
►Esiste una questione che le forze progressiste farebbero bene a riportare al centro del dibattito pubblico: la qualità della rappresentanza democratica. Da anni il sistema politico affronta il tema delle leggi elettorali quasi esclusivamente come uno strumento per regolare i rapporti di forza tra partiti e coalizioni. Raramente, invece, si interroga su quale sia il diritto fondamentale che dovrebbe essere garantito ai cittadini: scegliere i propri rappresentanti. A partire dal cosiddetto Porcellum del 2005 si è progressivamente indebolito il rapporto diretto tra elettori ed eletti. Le liste bloccate hanno sottratto ai cittadini il potere di scelta, trasferendolo alle segreterie dei partiti.
Oggi si discute nuovamente di modificare le regole del gioco. Ma il rischio è che si continui a ragionare secondo una logica autoreferenziale, nella quale la legge elettorale serve principalmente a garantire convenienze politiche e assetti di potere. Eppure la crescente astensione dovrebbe insegnare qualcosa. Quando milioni di cittadini rinunciano a votare, il problema non può essere affrontato semplicemente cambiando formule matematiche, premi di maggioranza o soglie di sbarramento. Occorre ricostruire il legame di fiducia tra elettori e istituzioni. Esiste infatti un principio elementare che dovrebbe guidare ogni riforma democratica: non sono gli elettori a doversi adattare alle leggi elettorali; sono le leggi elettorali a doversi adattare agli elettori.
Trasparenza, conoscibilità dei candidati, responsabilità politica e possibilità di scelta rappresentano condizioni essenziali per la qualità della democrazia. Per questa ragione il campo progressista potrebbe avanzare una proposta semplice e comprensibile: sospendere ogni tentazione di intervento opportunistico sulle regole prima delle elezioni e aprire successivamente una discussione pubblica ampia e partecipata sulla riforma del sistema elettorale. In questa prospettiva potrebbe tornare di attualità una riflessione sul cosiddetto Mattarellum, che aveva il merito di ristabilire un rapporto diretto tra rappresentanti e territori e di consentire agli elettori di conoscere chi fosse chiamato a rappresentarli.
Naturalmente nessuna legge elettorale è perfetta. Ma alcune favoriscono la partecipazione e la responsabilità, altre accentuano la distanza tra cittadini e istituzioni. In una fase storica caratterizzata da una crescente disaffezione verso la politica, il problema non è soltanto garantire la governabilità. È restituire ai cittadini la percezione che il loro voto conti davvero. Perché una democrazia nella quale gli elettori non scelgono gli eletti e nella quale una quota crescente della popolazione decide di non partecipare rischia progressivamente di perdere la propria forza e la propria legittimazione.
È presidente di Confimpresa Euromed e di Confidi per l’impresa, Imprenditore agrigentino, si batte da anni contro il rigassificatore, in buffer zone Unesco e il metanodotto in area archeologica: che definisce un “progetto folle”, a pochi passi dalla Valle dei Templi, a ridosso della casa di Luigi Pirandello in contrada Kaos.
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