A metà agosto parte il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e i relativi rifiuti. La diffusione incontrollata della plastica, oggi presente in maniera esagerata negli oceani, nei terreni, nell’aria e persino nel nostro organismo ha reso necessario questo cambio di rotta. La gran parte dei divieti scatteranno però solo tra il 2030 e il 2040. Ma se l’emergenza esiste oggi perché rinviare cosi a lungo i provvedimenti più incisivi, come il divieto del monouso utilizzato nei bar, nei ristoranti e negli alberghi per il consumo sul posto? Se aspettiamo il 2030/40 per cambiare le nostre abitudini, continueremo per decenni ad alimentare un modello di consumo che la stessa Europa ha deciso di correggere. Ogni bottiglia monouso acquistata quando esiste un’alternativa, ogni contenitore usa e getta evitabile, ogni imballaggio superfluo continua ad alimentare quel ‘pozzo di San Patrizio’ dal quale estraiamo risorse naturali e nel quale riversiamo rifiuti


◆ L’analisi di VITO AMENDOLARA

Dal 12 agosto entra in vigore il nuovo regolamento sugli imballaggi e sui relativi rifiuti pubblicato il 22 gennaio 2025 (n. 40/2025). È una riforma destinata a cambiare il modo in cui produciamo, utilizziamo e smaltiamo il packaging, soprattutto le confezioni in plastica. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico ma la risposta dell’Ue a una delle principali emergenze ambientali e sanitarie degli ultimi decenni. È proprio la diffusione incontrollata della plastica, oggi presente in maniera esagerata negli oceani, nei terreni, nell’aria e persino nel nostro organismo ad aver reso necessario questo cambio di rotta. Le misure previste puntano a ridurre progressivamente gli imballaggi, le emissioni di gas serra, il consumo di risorse idriche e gli impatti negativi sull’ambiente e sulla salute, ma gran parte dei divieti scatteranno solo tra il 2030 e il 2040.

L’Unione europea ha deciso di intervenire perché ritiene necessario ridurre le confezioni  inutili, renderle più sicure,  e limitare l’impiego di alcune sostanze in quelli  destinati al contatto con gli alimenti dove la plastica è magna pars. Ma c’è una domanda che tutti dovremmo porci: se l’Ue ha ritenuto necessario intervenire con un regolamento così ambizioso riconoscendo che l’attuale sistema degli imballaggi, rappresenta un problema sanitario e ambientale, perché attendere fino al 2030 e, per alcune misure, il 2040? Se l’emergenza esiste oggi perché rinviare cosi a lungo i provvedimenti più incisivi, come il divieto del monouso utilizzato nei bar, nei ristoranti e negli alberghi per il consumo sul posto? Nel frattempo continueremo a riempire i carrelli di bottiglie di acqua minerale, vaschette dei cibi pronti, contenitori del delivery, confezioni alimentari, imballaggi dei cosmetici. E altre confezioni destinate a diventare rifiuti. Continueremo, cioè, ad alimentare quello che potremmo definire un moderno ‘pozzo di San Patrizio della plastica e dei suoi annessi ‘: un sistema che ogni giorno produce nuovi rifiuti, nuovi consumi di materie prime e nuove emissioni, mentre aspettiamo che le norme completino il loro percorso a tappe.

La questione, però, non riguarda soltanto l’ambiente. c’è un’altra dimensione, forse ancora più importante che merita attenzione: quella della salute umana. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha documentato la presenza di microplastiche e nanoplastiche nell’acqua, negli alimenti, nell’aria e in diversi tessuti del nostro organismo. Il tema è considerato sufficientemente serio da richiedere ulteriori studi. In tale ottica, l’Oms sollecita e invita a proseguire la ricerca e a ridurre, ove possibile, le esposizioni evitabili perché le più recenti revisioni scientifiche descrivono possibili meccanismi di danno, come: infiammazione cronica, stress ossidativo, alterazioni del sistema immunitario e potenziali effetti sull’apparato cardiovascolare, respiratorio, digestivo e riproduttivo, pur sottolineando che il rapporto causa-effetto nell’uomo è ancora oggetto di approfondimento. In tale direzione è d’obbligo applicare  una  regola generale di buonsenso: quando la scienza non ha ancora tutte le risposte, il principio di precauzione suggerisce di ridurre le esposizioni evitabili, non di prolungarle per poi vietarle a “tappe”.

Per questo il nuovo regolamento europeo rappresenta un segnale importante, ma da solo non basta. Le leggi certo hanno bisogno di tempo ma la salute e l’ambiente no. Se aspettiamo il 2030/40 per cambiare le nostre abitudini, continueremo per decenni ad alimentare un modello di consumo che la stessa Europa ha deciso di correggere. Ogni bottiglia monouso acquistata quando esiste un’alternativa, ogni contenitore usa e getta evitabile, ogni imballaggio superfluo continua ad alimentare quel ‘pozzo di San Patrizio’ dal quale estraiamo risorse naturali e nel quale riversiamo rifiuti. La vera sfida non è soltanto normativa: è  soprattutto culturale. La consapevolezza può arrivare molto prima delle scadenze previste dalla legge, e spesso sono i cittadini a spingere il mercato e le istituzioni ad accelerare il cambiamento perché la salute e l’ambiente non dovrebbero attendere i tempi della burocrazia, ma quelli della responsabilità. Nei fatti, senza attendere il 2040 ciascuno può contribuire da subito a ridurre la produzione di rifiuti e l’esposizione alle plastiche monouso, attraverso scelte quotidiane semplice ma efficaci; preferire quando possibile prodotti con meno imballaggi, utilizzare contenitori riutilizzabili e scegliere l’acqua del rubinetto quando sicura, sono comportamenti che riducono immediatamente l’impatto ambientale e tutelano la salute.

Il regolamento europeo rappresenta un punto di partenza ma non basta più; non possiamo limitarci ad attendere il calendario delle norme. La consapevolezza deve correre più veloce della burocrazia, perché ogni scelta quotidiana non è neutra, e può contribuire decisamente a ridurre l’impatto della plastica e dei suoi annessi accelerando quella transizione che l’Europa ha già deciso di intraprendere. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Delegato confederale Coldiretti di Bari, precedentemente con lo stesso incarico a Reggio Emilia. Già direttore regionale della Coldiretti Campania, è attualmente presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea e vicepresidente della “Federazione europea sulla sicurezza sanitaria e sicurezza animale”, con delega alla sicurezza alimentare. Membro dell'Accademia dei Georgofili e componente della Task Force della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori: Benessere e Nutrizione. È componente dell'Advisor Board della European Lifestyle Medicine Organization di Ginevra. Docente a contratto presso le università Parthenope e Federico II di Napoli. Giornalista pubblicista e accademico della Cucina italiana, nominato dal Presidente Sergio Mattarella Ufficiale della Repubblica.

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