Senza tanto clamore, il Senato ha dato il via libera alle pre-intese con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Sarà ora la Camera a pronunciarsi e, successivamente, il Governo dovrà presentare i relativi disegni di legge. La Lega rivendica che «l’autonomia va avanti» e si procede verso il trasferimento delle competenze senza che siano stati ancora definiti i Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep) né le risorse necessarie per garantirli uniformemente su tutto il territorio nazionale. In parallelo, la nuova legge elettorale presuppone un rapporto diretto tra la maggioranza del corpo elettorale e il Presidente del Consiglio. Con l’indicazione del candidato alla Presidenza del Consiglio sulla scheda elettorale, come potrebbe il Presidente della Repubblica non prendere atto delle indicazioni dell’elettorato? Due piccioni con una fava. In gioco c’è il modello stesso di Repubblica delineato dalla Costituzione del 1948, fondato sulla centralità del Parlamento, sull’unità della Repubblica e sull’eguaglianza sostanziale dei diritti dei cittadini. E la Corte costituzionale? Speriamo non si pronunci fuori tempo massimo
► Mentre la politica continua a discutere della riforma della legge elettorale e dell’autonomia differenziata, prende forma un disegno istituzionale destinato a incidere profondamente sull’assetto della Repubblica. Il Senato ha dato il via libera alle pre-intese con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Sarà la Camera a pronunciarsi e, successivamente, il Governo dovrà presentare i relativi disegni di legge. La Lega rivendica il risultato affermando che «l’autonomia va avanti». Dall’opposizione, Francesco Boccia ha denunciato quello che ha definito uno «scambio vergognoso» tra autonomia differenziata e riforma della legge elettorale, mentre il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Luca Pirondini, ha sostenuto che «le pre-intese spiegano il perché del Ponte sullo Stretto: i cittadini siciliani avranno bisogno di molte più strade per andare da Sud verso Nord per curarsi», denunciando il rischio di creare Regioni sempre più ricche e altre sempre più povere. Il nodo resta quello più delicato: si procede verso il trasferimento delle competenze senza che siano stati ancora definiti i Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep) e le risorse necessarie per garantirli uniformemente su tutto il territorio nazionale. Senza queste garanzie, il principio costituzionale di uguaglianza sarà definitivamente compromesso e i divari territoriali si accentueranno ulteriormente.
Il combinato disposto tra l’indicazione diretta del candidato alla Presidenza del Consiglio e un premio di maggioranza produce effetti che vanno ben oltre una legge elettorale. Di fatto, si crea un rapporto diretto tra il corpo elettorale e il capo dell’esecutivo, riducendo il ruolo del Parlamento nella formazione del Governo e modificando sostanzialmente l’equilibrio della forma di governo parlamentare. Pur senza una revisione esplicita della Costituzione, si introdurrebbe nei fatti un modello diverso, fondato sull’investitura diretta del Presidente del Consiglio. Se questo disegno dovesse accompagnarsi all’attuazione dell’autonomia differenziata, l’Italia si troverebbe davanti a una duplice trasformazione: da un lato un rafforzamento dell’esecutivo attraverso una legittimazione diretta del suo vertice, dall’altro una crescente differenziazione territoriale nell’esercizio delle funzioni pubbliche. Il rischio è quello di un cambiamento complessivo dell’assetto costituzionale: una forma di governo non più pienamente parlamentare e un Paese sempre più diviso sul piano dei diritti, delle risorse e dei servizi. Non è un caso che autorevoli costituzionalisti abbiano espresso forti perplessità. Tra questi, Gaetano Azzariti ha definito l’autonomia differenziata «un morto che cammina», ritenendo che il suo impianto sia destinato a confrontarsi con il giudizio della Corte costituzionale. Se la Consulta dovesse ritenere che il trasferimento delle competenze viola i principi di uguaglianza, solidarietà e unità della Repubblica o che procede senza la preventiva definizione e copertura finanziaria dei Lep, l’intera riforma potrebbe essere profondamente ridimensionata.
