Da Salvini a Meloni, la destra in malafede si è buttata a pesce per strumentalizzare a scopo elettorale l’uccisione del giovane esponente di Turning Point Usa, trombettiere del movimento Maga nelle sue espressioni estreme. E il sistema dei media italiano è apparso, una volta ancora, sempre più allineato con il potere correndo dietro alle elucubrazioni fasulle dei partiti di governo. Quanto tempo hanno impiegato i giornali italiani prima di ammettere, obtorto collo, che la scritta “Bella ciao” sui proiettili dell’assassino non era riferita alla Resistenza, ma a un videogioco spara-spara molto popolare negli Stati Uniti, da cui Tyler Robinson era ossessionato? Quanti hanno rettificato gli articoli nei quali, accodandosi alle dichiarazioni di Trump, avevano descritto Robinson come un radicale di sinistra? Ma si è subito saputo che l’assassino viene da una famiglia della destra americana e che il padre mormone aveva regalato al giovanissimo Tyler un bel fucile, con i risultati che si sono visti


◆ Il commento di BATTISTA GARDONCINI *

Charlie Kiek a un raduno del Turning Point Usa

Charlie Kirk era un abile oratore, capace di galvanizzare l’uditorio amico e di mettere a tacere gli avversari con raffiche di argomentazioni basate su dubbie citazioni bibliche, statistiche farlocche e teorie pseudoscientifiche tutte da dimostrare. In lui prevalevano la violenza verbale e l’assoluto disprezzo nei confronti degli interlocutori con i quali, a parole, diceva di voler dialogare.  Due aspetti particolarmente evidenti se non ci si accontenta delle brevi citazioni riportate in questi giorni dai giornali. Basta ascoltare la registrazione integrale di un suo intervento — nel canale YouTube del suo movimento, Turning Point Usa, non c’è che l’imbarazzo della scelta — per rendersi conto che dietro la sua indubbia capacità dialettica si nascondeva la prosaica realtà di un bulletto a stelle e strisce.

Questo non significa ovviamente che Kirk meritasse di essere ucciso. Però tutti quelli che in Italia lo stanno santificando e accusano i pochi intellettuali non allineati di contiguità con il terrorismo non sanno di che cosa parlano, o, se lo sanno, sono in malafede come il solito Salvini. Giorgia Meloni si è commossa per “un giovane coraggioso che ha pagato con la vita il prezzo della sua libertà” e già che c’era si è spinta a dire che “il suo sacrificio ha ricordato a tutti un’altra volta da che parte stanno la violenza e l’intolleranza”. Ma sa perfettamente che se si azzardasse a ripetere in pubblico alcune delle argomentazioni di Kirk, perfino un paese assuefatto alle nefandezze del suo governo si rivolterebbe.

La premier Meloni al congresso di “Noi Moderati” inveisce contro la sinistra per l’assassinio del giovane influencer Maga

Meloni e Salvini fanno il loro mestiere, spalleggiati da un sistema dei media sempre più allineato con il potere. Quanto tempo hanno impiegato i giornali italiani prima di ammettere, obtorto collo, che la scritta “Bella ciao” sui proiettili dell’assassino non era riferita alla Resistenza, ma a un videogioco spara-spara molto popolare negli Stati Uniti, da cui Tyler Robinson era ossessionato? Quanti hanno rettificato gli articoli nei quali, accodandosi alle dichiarazioni di Trump, avevano descritto Robinson come un radicale di sinistra? Eppure fin dalle prime ore si sapeva che l’attentatore veniva da una tipica famiglia della destra americana, tanto vicina al movimento Maga da far dire alla sua orgogliosa nonna di non avere mai incontrato un democratico in vita sua. Una famiglia dove il padre mormone aveva pensato bene di regalare al giovanissimo Tyler un bel fucile, con i risultati che si sono visti.

Con il senno di poi, anche questo particolare è piuttosto significativo, soprattutto se confrontato con le allucinanti esternazioni di Kirk sulla libera vendita delle armi da fuoco e sulla necessità di accettare un certo numero di vittime innocenti per garantire i diritti costituzionali degli americani. Ci sarebbe molto da dire e da discutere, ma curiosamente su questo tema la sinistra tace. Sembra quasi che il timore di mancare di rispetto alla vittima la paralizzi, e le impedisca di difendere una sua visione del mondo, che è  — o dovrebbe essere — radicalmente opposta a quella della destra. Viste le circostanze, la frase “chi semina vento raccoglie tempesta” appare brutale, ma anche tristemente vera. Servirebbe un passo indietro, e non è la sinistra che dovrebbe farlo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

(*) L’autore dirige oltreilponte.org

Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, quattro nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.

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