Dal 4 settembre nelle sale italiane, “The Materialists” segue l’incredibile successo del film d’esordio di Celine Song “Past Lives” del 2023. Dakota Johnson interpreta una donna in bilico tra l’uomo ideale (Pedro Pascal) e l’amore romantico, ma economicamente meno vantaggioso (Chris Evans). Lasciandosi alle spalle la nostalgia che contraddistinse l’opera precedente, Song affronta le dinamiche del triangolo amoroso con occhio cinico. Il titolo è eloquente: in un mondo materialista chi sceglie ancora l’amore?
◆ La recensione di GIULIA FAZIO
► L’amore è diventato una merce, culmine del processo capitalistico che trasforma ogni cosa, persino i sentimenti, in un’etichetta con un prezzo. È giunta quindi anche nel campo amoroso la perdita dell’aura? Il carattere mistico e intangibile della passione si è trasformato in un prodotto tangibile che di magico ha ben poco. Celine Song affronta in questo modo la commedia romantica, o forse la sua morte definitiva. Rimpiangere Nora Ephron è inevitabile, il romanticismo nel cinema è cosa non facile da ottenere e i prodotti contemporanei sembrano creati senza il minimo sforzo. Non è questo il caso, lo sforzo c’è, ma il risultato è una critica sociale priva di coinvolgimento sentimentale. La regista coreana realizza infatti una storia attuale, ma che dell’epoca presente esprime anche la superficialità del contenuto.
Non si ha sempre la fortuna di Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio e, spesso, “l’amore della tua vita” ha un conto in banca in rosso. Sull’annoso dilemma tra denaro e amore si imbatte la protagonista di The Materialists. Lucy, interpretata da Dakota Johnson, è una matchmaker di New York che lavora per l’agenzia Adore che si occupa di organizzare appuntamenti per le persone alla ricerca di un partner e con le risorse necessarie per potersi permettere questo servizio. L’attività sembra consistere più in una mediazione tra individui che devono stipulare un contratto piuttosto che in un tramite per l’incontro di due anime gemelle. Ogni cliente ha infatti delle condizioni con presupposti irrinunciabili affinché l’appuntamento avvenga, elencate senza pudore e filtri al personaggio di Johnson. La donna è cinica e glaciale, ma non è chiaro se sia stato il lavoro a trasformala o siano proprio queste caratteristiche a renderla particolarmente dotata nel campo. Ciò che contraddistingue Lucy è la sua lucida consapevolezza nell’importanza del benessere economico per una vita appagante e priva di preoccupazioni.
Ospite all’ultimo matrimonio che è riuscita a combinare, Lucy incontra lì i due uomini che se la contenderanno per il resto del film: Pedro Pascal, il facoltoso uomo d’affari fratello dello sposo, definito “un unicorno” in termini di rare qualità, spesso introvabili tra gli uomini single; e Chris Evans attore squattrinato, cameriere part time ed ex fidanzato. Si articolerà così un triangolo amoroso che non regge le intense connessioni del film d’esordio, poiché il contenzioso sentimentale si concentra sulle dinamiche della scelta tra le due possibilità, non lasciando spazio a una genesi naturale dei rapporti. Ritroviamo la staticità di alcune inquadrature – ormai cifra stilistica della regista – in scene che non necessitano tale contemplazione, là dove un approccio più dinamico si sarebbe prestato maggiormente alla materia del racconto. Se Past Lives spiccava per la poesia delle immagini nella loro ricercata ed eloquente semplicità, qui la luce della creatività è meno vibrante. La capacità di Song di creare un’atmosfera newyorkese di magica bellezza resta tuttavia indiscussa e il risultato è una pellicola visivamente ammaliante che pecca di profondità contenutistica. The Materialists rappresenta lo charme che cattura, ma l’inconsistenza che non ti fa andare oltre il secondo appuntamento. © RIPRODUZIONE RISERVATA
