Siamo rimasti tutti sorpresi dalle capacità della premier in politica estera. A cominciare dalla disinvoltura nell’uso delle lingue straniere. Unica donna del G7 ha raccolto l’autorevole eredità di Angela Merkel. Priva di sussiego per questa rarità ha cominciato ad accogliere ed essere accolta con un doppio o singolo bacio (a seconda dell’uso locale). Ha iniziato dalle leader donne (in forte aumento) per estenderlo a tutti i colleghi. Si calcola che abbia già baciato più della metà dell’Onu… E, in Italia, i sondaggi non la intaccano per l’abilità, di vecchia e collaudata scuola democristiana, di “surfare” i problemi più che risolverli


◆ Il pensierino di GIANLUCA VERONESI

L’amministrazione democristiana del potere meloniano: “Dem o Rep per me pari sono”

Chiesero ad un saggio: “quanti tipi di amicizia esistono?”. Egli rispose: quattro.

“Ci sono amici come il cibo, ne hai bisogno ogni giorno”.

“Ci sono amici come le medicine, li cerchi quando stai male”.

“Ci sono amici come le malattie: sono loro che cercano te”

Ma ci sono amici come l’aria, non si vedono ma sono sempre con te”.

Ho ricevuto questo testo da una storica dell’arte e ho subito pensato alla Meloni che di amici se ne intende. Una attitudine rara per chi – fin da piccola – fa politica, disciplina fondata sulla competizione e sulla aggressività.

Diciamoci la verità! Siamo rimasti tutti sorpresi dalle capacità della premier in politica estera. A cominciare dalla disinvoltura nell’uso delle lingue straniere. Dovendo arginare il fenomeno migratorio, già che c’era ha allargato il suo obiettivo e iniziato la conquista (sentimentale) dell’Africa. Unica donna del G7 ha raccolto l’autorevole l’eredità di Angela Merkel. Priva di sussiego per questa rarità ha cominciato ad accogliere ed essere accolta con un doppio o singolo bacio (a seconda dell’uso locale). Ha iniziato dalle leader donne (in forte aumento) per estenderlo a tutti i colleghi. Si calcola che abbia già baciato più della metà dei membri della assemblea dell’Onu.

Amica del bruto Orbán e della marchesa Von der Leyen

Ci sono stati momenti in cui Meloni è stata – sulla scena internazionale – in conflitto con sé stessa. Quando era contemporaneamente presidente del governo italiano e del partito europeo dei Conservatori. Come italiana votava in un modo e come coordinatrice dell’Ungheria e di altri avallava tacitamente voti difformi. Recentemente ha votato la fiducia alla Commissione europea (dove è presente Fitto) ma non alla sua Presidente Von del Leyen. Veniva coccolata da Biden poche settimane prima di gioire per la vittoria di Trump. 

Situazione inusuale stante che di solito i nemici dei tuoi amici sono tuoi nemici. Tanto è vero che si è riservata il ruolo di “pontiera” e di moderatrice tra opposte tifoserie. Ruolo inaspettato per una donna dalle forti convinzioni ideologiche. Probabilmente ha scommesso sul fallimento della vecchia Europa (che chiama “Occidente” per non innervosire Trump) e aspetta che le destre “interne” ad ogni nazione – ormai agguerrite ovunque – la traducano, invece di uno Stato federale, in una più modesta “alleanza funzionale”.

Con Zelensky barra dritta al centro (col braccino corto sui soldi)

Detto tutto ciò, mi piace riconoscerle un gran merito: avere tenuto la barra diritta sulla questione Ucraina. Ha sfidato e ancora sfida l’impopolarità in settori del suo elettorato e mette in conto una certa freddezza nell’ondivago pensiero del Presidente americano. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Si laurea a Torino in Scienze Politiche e nel ’74 è assunto alla Programmazione Economica della neonata Regione Piemonte. Eletto consigliere comunale di Alessandria diventa assessore alla Cultura e, per una breve parentesi, anche sindaco. Nel 1988 entra in Rai dove negli anni ricopre vari incarichi: responsabile delle Pubbliche relazioni, direttore delle Relazioni esterne, presidente di Serra Creativa, amministratore delegato di RaiSat (società che forniva a Sky sei canali) infine responsabile della Promozione e sviluppo. È stato a lungo membro dell’Istituto di autodisciplina della pubblicità.

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