La suprema Corte afferma che niente può giustificare la crudeltà di uccidere mediante la recisione dei vasi sanguigni del collo tale da determinare il rapido e completo dissanguamento dell’animale e senza alcuno stordimento. Il caso esaminato riguarda la macellazione di alcuni montoni in una autorimessa. Un maltrattamento inammissibile anche in attuazione di una legittima pratica religiosa (propria del credo islamico). Approvata, nei giorni scorsi, una legge che riconosce gli animali come «esseri senzienti», in grado di provare emozioni e dolore, attribuendo loro lo status di soggetto e non più solo di oggetto del diritto. Ma i casi di maltrattamento restano alti. Lo scorso anno l’Ente nazionale protezione animali ha censito 1.153 maltrattamenti e le uccisioni di animali hanno raggiunto quota 924: i cani sono le vittime principali (44,83%), seguiti dai gatti (20,69%)
◆ L’analisi di GIANFRANCO AMENDOLA, giurista
►Finalmente qualcosa si muove a difesa degli animali. Pochi giorni fa, infatti, è stata pubblicata una importante sentenza della Cassazione (sez. 3, n. 22294) la quale ha confermato con decisione che chi macella bestie senza previo stordimento e in locali non idonei commette il reato di maltrattamento di animali punibile con la reclusione da quattro mesi a due anni, anche se lo fa in attuazione di una legittima pratica religiosa (propria del credo islamico). Niente può giustificare, infatti – afferma la Cassazione – la crudeltà di uccidere mediante iugulazione (la recisione dei vasi sanguigni del collo tale da determinare il rapido e completo dissanguamento della bestia) e senza alcuno stordimento alcuni montoni in una autorimessa. Divieto oggi stabilito espressamente da una legge del 2021 ma che la suprema Corte ha ritenuto comunque vigente anche in precedenza (i fatti erano del 2017), in ossequio al regolamento Ue n. 1099 del 2009 secondo cui l’abbattimento degli animali deve avvenire «previo stordimento», aggiungendo che la «perdita delle coscienza e della sensibilità (vada) mantenuta sino alla morte dell’animale».
Tanto più che l’art. 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) prevede in particolare che «l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti …»; il che vuol dire che “la legislazione dell’Unione in materia di benessere degli animali impone a proprietari e detentori di animali e alle autorità competenti di rispettare gli obblighi di benessere degli animali al fine di garantire loro un trattamento umano e di evitare di cagionare loro dolore e sofferenze inutili» (7° considerando del Reg. 2017/625). E tanto più – aggiungiamo noi – che dal 2022, la tutela degli animali è stata introdotta nella Costituzione (art. 9) , con l’obbligo diemanare apposite leggi dello Stato per disciplinarei modi e le forme di loro tutela.
E proprio pochi giorni fa, dopo varie vicissitudini, è stata definitivamente approvata una legge in tal senso, la quale riconosce, appunto, gli animali come «esseri senzienti», in grado di provare emozioni e dolore, attribuendo loro lo status di soggetto e non più solo di oggetto del diritto; e, sotto il profilo sanzionatorio, interviene anche sul reato di maltrattamenti attraverso l’innalzamento della pena: reclusione da sei mesi a tre anni e multa da 5.000 a 30.000 euro; aggiungendo che, se il fatto è commesso adoperando sevizie o prolungando volutamente le sofferenze dell’animale, la pena è della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 10.000 a euro 60.000; prevedendo che ci siano aumenti di pena fino a un terzo sequesti reati vengono commessi in presenza di minori, o nei confronti di più animali e, ancora, se queste azioni vengono poi diffuse attraverso strumenti telematici e informatici.
Dal 1967 Pretore a Roma, inizia ad occuparsi di normativa ambientale dal 1970. Dal 1989 al 1994 parlamentare europeo, vice presidente della commissione per la protezione dell’ambiente. Dal 2000 al 2008 Procuratore aggiunto a Roma con delega ai reati ambientali, poi Procuratore della Repubblica a Civitavecchia fino al pensionamento (2015). Ha ricoperto numerosi incarichi pubblici partecipando a tutte le vicende che hanno visto nascere ed affermarsi il diritto dell'ambiente in Italia. Ha insegnato diritto penale dell’ambiente in varie Università scrivendo una ventina di libri fra cui “In nome del popolo inquinato” (7 edizioni). Attualmente fa parte del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare ed è docente di diritto penale ambientale presso le Università “La Sapienza” e Torvergata di Roma.
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