Dalla serie televisiva in streaming su Netflix su Adelina Tattito, fondatrice della rivista che sfidò sul suo terreno Hugh Hefner, ovvero il colosso “Playboy”, sono rimasti fuori dalla sceneggiatura degli autori alcuni personaggi di rilievo del giornalismo culturale della seconda metà del Novecento. Intellettuale libero e controcorrente, Valobra fu l’anima brillante e colta di Playmen: intervistò Ginsberg, Moravia, Fred Astaire, Vargas Llosa. Alcuni divennero suoi buoni amici, come Umberto Eco e Leonardo Sciascia. Fu amato da Fellini e stimato da Bertolucci. Repubblichino militante, con una “goliardia patriottica” de Boccard asportò il “cippo di Cassibile” posto dagli Alleati a ricordo dell’armistizio del 3 settembre 1943, che lui considerava essere «la tomba delle speranze, dei sacrifici e della grandezza d’Italia»
◆ L’articolo di CESARE A. PROTETTÌ
► Per curiosità intellettuale e dovere professionale (ne ho scritto qui in anteprima) ho visto tutte le sette puntate della serie Mrs Playmen su Adelina Tattilo che nella vita reale ha affrontato l’oscurantismo della giustizia del tempo che ancora negli anni Settanta metteva sotto processo le immagini di nudo sulla carta stampata, ma anche le donne vittime di violenza sessuale con inconcepibili domande dei giudici sui dettagli dello stupro subito. Mi astengo da giudizi critici sull’opera in sé, vista la caratura del regista (Riccardo Donna) e degli attori a cominciare da Carolina Crescentini, efficacissima nel ruolo di Adelina Tattilo e Francesco Colella in quello del marito Saro Balsamo, da cui Adelina divorzierà. Né posso interloquire più di tanto con le scelte degli autori (Mario Ruggeri, head writer, Eleonora Cimpanelli, Chiara Laudani, Sergio Leszczynski e Alessandro Sermoneta) sui focus degli episodi narrati, come la storia del rapporto tra il poliziotto e la segretaria di redazione o quello, gay, tra il fotografo e il direttore che mi sembrano ampiamente frutto della fantasia degli autori.
Mrs Playmen, del resto, non è un infatti un docufilm, ma una serie televisiva ben fatta, basata su un personaggio realmente esistito, una donna che osò sfidare sul suo terreno Hugh Hefner, ovvero il colosso Playboy, e alla quale la sceneggiatura ha restituito integralmente i meriti di una coraggiosa pioniera che tenne in piedi quello che restava della sua famiglia e di un piccolo impero editoriale che stava affondando. Non solo, dunque, scoop fotografici, come quello di Jaqueline Kennedy nuda con Onassis sull’isola di Skorpios, ma anche una piattaforma per la rivoluzione culturale e sessuale in Italia attraverso una produzione editoriale che spaziava da Playmen a periodici femminili che s’inserivano nel dibattito femminista (come Stress e Libera) e a testate divulgative. «Togliendoli alle ragazze più belle dell’epoca – ha scritto Luigi Mascheroni – cambiò i costumi degli italiani e confezionò i sogni proibiti più belli che l’uomo italiano potesse sognare. Spingendo sempre più avanti quello che allora si chiamava il comune senso del pudore, a costo di qualche sequestro, Playmen ruppe parecchi tabù, ma fece anche molta informazione sul sesso con articoli su liberazione sessuale, rapporti di coppia, divorzio, aborto». Un percorso cui s’aggiunse una incursione cinematografica in veste di produttrice.
Il suo salotto romano fu frequentato da personaggi di primo piano dello spettacolo, della cultura e della politica. Fu intervistata anche da Time. “Smart and gorgeous”, disse di lei Henry Kissinger. Sono rimasti fuori dalla serie tv, però, personaggi importanti, come il barone Enrico de Boccard e lo scrittore Franco Valobra, al quale Dario Biagi ha dedicato un saggio, Vita semieroica di Franco Valobra (2017), seguito da un altro proprio sull’editrice di “Playmen”: Adelina Tattilo, una favola sexy, entrambi pubblicati da Odoya. Noi della redazione di Test, nella villa di Roma nord dove aveva sede anche Playmen, ci accostammo a Franco Valobra con un misto di complicità goliardica e di soggezione culturale. Intellettuale libero e controcorrente, fu l’anima brillante e colta di Playmen: intervistò Ginsberg, Moravia, Fred Astaire, Vargas Llosa. Alcuni divennero suoi buoni amici, come Umberto Eco e Leonardo Sciascia. Fu amato da Fellini e stimato da Bertolucci, che lo recuperò, a un certo punto della sua vita – si legge in una sua biografia – da una spiaggia della Martinica dove era finito a leggere i tarocchi in seguito a una disavventura sentimentale.
Nato a Torino nel 1924, cortonese d’adozione, Franco Valobra a vent’anni era un attivista del Partito d’Azione. Più tardi scopre la critica cinematografica e il giornalismo. Scrive su Camus, Fitzgerald e Vittorini, venendo ben presto riconosciuto come un protagonista del giornalismo culturale italiano negli anni Sessanta e Settanta. Molti lo ricordano per la sua partecipazione, silenziosa ma potente, al film Il nome della rosa di Annaud, altri come il malizioso dottor Fez nel Gioco di Milo Manara. Questo fumetto, una graphic novel piuttosto conturbante ritenuta il capolavoro di Manara, è nato proprio alla scrivania di Franco Valobra: i protagonisti sono Claudia, una sofisticata signora dell’alta borghesia e una macchinetta che libera i suoi freni inibitori, conducendola forzatamente a godimenti sfrenati.
«La rivista Playmen – spiegava Manara in una intervista – nelle ultime pagine pubblicava sempre un fumetto di Guido Crepax. Quando finì, Crepax aveva bisogno di tempo per iniziarne un altro e fui chiamato da Adelina Tattilo. In redazione, a Roma, rimasi colpito da Franco Valobra, che aveva un viso particolarissimo e inserii il suo volto nella storia». Un aspetto, quello di Franco, oggetto di scherno da parte dei ragazzotti di Piazza Jacini, a Roma, che lo apostrofavano con epiteti tipo “mostro”, “brutto nano”, “sgorbio”. «Ma Franco – come ha detto di lui la sua amica scrittrice Susanna Schimperna – era capace di superare qualunque difficoltà e mostrare un coraggio che nemmeno un uomo alto trenta centimetri più di lui e palestrato forse avrebbe avuto. Anche contro quei ragazzotti fascisti, nullafacenti figli di papà, in perenne stazionamento al bar di piazza Jacini».
Più di un medico – si legge ancora nelle sue biografie – aveva avvertito i suoi genitori che non sarebbe vissuto a lungo quel bambino strano e con gli organi che stavano dove non avrebbero dovuto stare. Invece morì il 20 maggio 2010, a 86 anni. Da allora Susanna Schimperna – direttrice, dal 1996 al 2001, della rivista mensile di immaginario erotico e fumetti, Blue – alimenta una pagina Facebook nella quale tutti coloro che l’hanno conosciuto hanno postato aneddoti, ricordi e commenti (www.facebook.com/groups/101141523266348). Ma Franco Valobra non era l’unico personaggio curioso nella redazione di Playmen. Ce n’era un altro, che poi mi sono trovato a sostituire come responsabile della Terza Pagina di Tuttoquotidiano di Cagliari dove entrambi lavorammo dal 1974 al 1976: il barone Enrico de Boccard. Non potevamo essere più distanti: io di sinistra, repubblicano, erede dei valori di antenati che furono patrioti garibaldini; lui di estrema destra, repubblichino (scrisse alla fine della guerra: Il passo dei repubblichini), collaboratore del settimanale Lo specchio (1958-1967) e autore del romanzo Donne e mitra del 1950, riedito come Le donne non ci vogliono più bene con l‘introduzione di Gianfranco de Turris.
Dopo l’esperienza a Playmen, Enrico de Boccard diresse il mensile di divulgazione scientifica “Roger” (1973). Tra le sue opere una singolare “edizione critica” di un celebre testo goliardico Il processo di Sculacciabuchi (1971), un Dizionario della letteratura erotica (1977), e qualche curatela di romanzi di Emilio Salgari di cui era appassionato. Nella villa di Roma Nord che ospitava le due redazioni di Playmen e Test-Scienza Duemila, non avemmo – per evidenti motivi – grandi frequentazioni. E tuttavia non potemmo fare a meno di parlare del suo gesto clamoroso del 1955, la sua “goliardata patriottica”, quando asportò il “cippo di Cassibile” posto dagli Alleati a ricordo dell’armistizio del 3 settembre 1943, che lui considerava essere «la tomba delle speranze, dei sacrifici e della grandezza d’Italia». © RIPRODUZIONE RISERVATA
