Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), oltre il 75% degli adulti americani è in sovrappeso e il 42% è obeso, con le proiezioni entro il 2050 dell’80%. Una situazione che l’amministrazione Trump affronta in modo confuso per rovesciare la tradizionale piramide alimentare con lo slogan “Eat Real Food”. La nuova rappresentazione grafica non è immediata, soprattutto su temi centrali come carboidrati e grassi, e tende a enfatizzare le proteine in modo non sempre coerente con l’evidenza scientifica. Nei fatti, la nuova piramide americana propone l’aumento di proteine e grassi animali, ridimensionando il ruolo dei cereali e di alcuni alimenti vegetali. Siamo all’opposto della Dieta Mediterranea che, a rigore, non è una dieta in senso restrittivo ma un vero e proprio modello alimentare di riferimento solido fondato su scelte consapevoli e sostenibili validate da innumerevoli ricerche scientifiche. E abbiamo bisogno di ricordarcene anche in Italia


◆ L’analisi di VITO AMENDOLARA

La recente presentazione delle nuove linee guida alimentari statunitensi (2025–2030), accompagnata dalla revisione della piramide alimentare e dallo slogan “Eat Real Food”, ha riacceso il dibattito internazionale sul futuro della nutrizione. Negli Stati Uniti questa revisione viene presentata come un “reset” necessario per contrastare obesità e malattie croniche, ma osservata da una prospettiva europea e scientifica appare soprattutto come un tentativo tardivo di correggere decenni di scelte alimentari sbagliate. Negli Usa, l’epidemia di obesità è ormai una realtà strutturale. Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), oltre il 75% degli adulti americani è in sovrappeso e circa il 42% è obeso, con le proiezioni entro il 2050 dell’80%. Numeri che descrivono una società profondamente obesogena, dove il problema del peso non è più un’eccezione ma la norma.

In questo contesto le nuove linee guida nutrizionali statunitensi, tentano di superare la tradizionale piramide alimentare. Tuttavia, il risultato appare più confuso che chiarificatore. La nuova rappresentazione grafica non è immediata, soprattutto su temi centrali come carboidrati e grassi, e tende a enfatizzare le proteine in modo non sempre coerente con l’evidenza scientifica. Nei fatti, mentre la nuova piramide americana propone l’aumento delle  proteine e grassi animali, ridimensionando il ruolo dei cereali e di alcuni alimenti vegetali, la Dieta Mediterranea (che, a rigore, non è una dieta in senso restrittivo ma un vero e proprio modello alimentare di riferimento fondato su scelte consapevoli e sostenibili) continua a rappresentare un modello nutrizionale solido, coerente e ampiamente validato, riconosciuto dall’Unesco e sostenuto da un numero impressionante di studi scientifici condotti da esperti del settore. Con prove solide sui benefici cardiovascolari, metabolici, cognitivi e oncologici.

Il confronto fra questi due modelli, non è solo nutrizionale, ma culturale e politico: da un lato un sistema che tenta di rimediare a una crisi sanitaria strutturale, dall’altro un modello alimentare che fonda le sue radici sulla prevenzione primaria capace di affrontare seriamente i problemi della salute ed in particolare dell’obesità. In tale direzione va rilevato che autorevoli voci della comunità scientifica americana hanno espresso perplessità. Walter Willett, tra i massimi esperti mondiali di nutrizione, ribadisce da anni che la salute non dipende dal singolo nutriente, ma da modelli alimentari complessivi, equilibrati e orientati alla prevenzione delle malattie croniche. Sulla stessa linea, l’Academy of Nutrition and Dietetics ha sottolineato come alcune impostazioni delle nuove linee guida rischino di non tradursi in messaggi chiari e realmente applicabili per la popolazione generale.

Il confronto con l’Italia restituisce un quadro diverso ma non rassicurante. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa il 33% degli adulti italiani è in sovrappeso e il 10-12% è obeso. Complessivamente, circa quattro adulti su dieci convivono con un eccesso di peso. Siamo lontani dai numeri statunitensi, ma la tendenza è in crescita, soprattutto tra bambini e adolescenti. Ed è proprio qui che emerge un altro dei limiti  più evidenti delle nuove linee guida Usa: l’assenza di una vera visione di prevenzione primaria. I più giovani, la scuola e l’educazione alimentare precoce restano sullo sfondo, nonostante i dati mostrino che oltre il 20% degli adolescenti americani è già in sovrappeso o obeso.

Ma se siamo “obbligati” dal processo di americanizzazione a prendere qualche lezione sulla nutrizione, prendiamo il coraggio a due mani, per emulare il Procuratore David Chiu che ha avviato una azione legale presso la Corte Superiore di San Francisco, accusando i maggiori produttori di cibi ultraprocessati degli Usa per aver inondato il mercato di prodotti  che creano dipendenza, hanno scarso valore nutrizionale e contribuiscono a una serie di gravi problemi di salute pubblica, con costi sanitari enormi: «queste aziende hanno creato una crisi di salute pubblica con la progettazione e la commercializzazione di alimenti ultra processati», ha dichiarato il Procuratore Chiu. Dichiarazioni pienamente condivise dal Sindaco di San Francisco Daniel Lurie. Questa denunzia, segue a ruota lo Stato della California che si è spinto oltre, approvando una legge l’8 ottobre 2025 la “Real Food Healthy Kids Act AB126” sostenuta da tutte le parti politiche e firmata dal governatore Gavin Newson, che prevede la eliminazione graduale (2029-2035) dei cibi ultraprocessati nei pasti scolastici, per garantire agli studenti l’accesso ad alimenti più sani e più nutrienti a scuola, riducendo l’esposizione a ingredienti e additivi associati a problemi di salute.

Da questa vicenda americana emergono due lezioni fondamentali. La prima è che siamo ancora in tempo: se non vogliamo raggiungere o superare i livelli di obesità degli Stati Uniti, dobbiamo agire ora; la seconda è che occorre andare oltre piani, schemi e piramidi. Perché  nessun modello grafico, da solo, può cambiare i comportamenti. Serve invece il protagonismo del cittadino per una scelta consapevole di salute coniugata, senza alcuna deroga, dalla presa in carico di una  grande responsabilità delle istituzioni: avviare l’inversione di rotta verso stili di vita sani.  In questo senso e per nostra  fortuna, la formidabile arma della Dieta Mediterranea validata dalla Scienza, ci “dona” il modello alimentare capace di migliorare realmente la qualità della vita, perché non è una somma di nutrienti ma un sistema basato sulla prevenzione, l’equilibrio, la sobrietà, la cultura e la consapevolezza. La vera sfida non è capovolgere una piramide, ma costruire una coscienza alimentare collettiva capace di influenzare il benessere dell’intera comunità e dell’ambiente in cui siamo immersi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Delegato confederale Coldiretti di Bari, precedentemente con lo stesso incarico a Reggio Emilia. Già direttore regionale della Coldiretti Campania, è attualmente presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea e vicepresidente della “Federazione europea sulla sicurezza sanitaria e sicurezza animale”, con delega alla sicurezza alimentare. Membro dell'Accademia dei Georgofili e componente della Task Force della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori: Benessere e Nutrizione. È componente dell'Advisor Board della European Lifestyle Medicine Organization di Ginevra. Docente a contratto presso le università Parthenope e Federico II di Napoli. Giornalista pubblicista e accademico della Cucina italiana, nominato dal Presidente Sergio Mattarella Ufficiale della Repubblica.

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