Con lo stesso modello industriale usato per auto elettriche e pannelli solari, il Dragone punta a trasformarsi da primo importatore mondiale a esportatore netto di proteine entro il 2040. È un punto di svolta storico: la sicurezza alimentare non è più solo una questione nutritiva, ma un pilastro della stabilità economica e della sicurezza nazionale, equiparata nei piani quinquennali all’energia e alla finanza. La strategia cinese rappresenta una minaccia esistenziale per gli attuali giganti dell’export agricolo. Paesi come Brasile e Argentina, che oggi destinano alla Cina la stragrande maggioranza della loro soia e carne bovina, rischiano di trovarsi con enormi eccedenze produttive, prezzi al collasso e asset svalutati. Tutto ok? Non proprio. Il modello di “allevamento verticale” e intensivo solleva seri dubbi in termini di benessere animale e rischi ambientali (inquinamento idrico). Inoltre, la transizione verso le proteine alternative dipende dalla capacità di Pechino di influenzare il gusto dei consumatori, una variabile meno controllabile rispetto all’acquisto di un’auto elettrica


◆ L’analisi di MARIA LODOVICA GULLINO, fitopatologa

Di fronte a una dipendenza dall’estero in campo agro-alimentare giudicata non più tollerabile, la Cina lancia la sua “rivoluzione proteica”. Applicando lo stesso modello industriale usato per auto elettriche e pannelli solari, il Dragone punta a trasformarsi da primo importatore mondiale a esportatore netto di proteine entro il 2040. Di seguito una sintesi di un documento molto interessante (China’s future food) pubblicato recentemente da Systemiq, frutto di una serie di consultazioni con un gran numero di esperti. 

Il Cambio di paradigma: la sicurezza alimentare come priorità nazionale

Per decenni, l’ascesa economica della Cina è stata alimentata da una massiccia importazione di materie prime agricole (soia e carne in primis), creando un deficit commerciale nel settore che oggi tocca i 124,5 miliardi di dollari. Tuttavia, il documento pubblicato da Systemiq evidenzia un punto di svolta storico: la sicurezza alimentare non è più solo una questione nutritiva, ma un pilastro della stabilità economica e della sicurezza nazionale, equiparata nei piani quinquennali all’energia e alla finanza.

Il “Playbook” cinese: tecnologia contro geografia

La Cina soffre di un limite strutturale: possiede solo l’8% delle terre coltivabili mondiali per sfamare una popolazione che rappresenta il 15% del totale. La risposta di Pechino non è la ricerca di nuove terre, ma l’applicazione di un modello industriale collaudato (il cosiddetto “playbook”). Questo si basa su:

  • visione strategica coordinata: obiettivi vincolanti che dal governo centrale raggiungono le  province;
  • supporto finanziario massiccio: disponibilità di capitali a basso costo per ricerca e sviluppo e infrastrutture;.
  • ambiente imprenditoriale aggressivo: con lo sviluppo di cluster industriali (come quelli di Pechino, Delta del Fiume Azzurro e Guangdong) dove università e aziende sono in grado di portare a livello industriale  tecnologie emergenti;
  • domanda indotta: uso di appalti pubblici e standard normativi per forzare l’adozione di nuovi prodotti (ad esempio proteine alternative).
  • Il cronoprogramma di una metamorfosi

Il rapporto delinea una trasformazione in tre fasi:

  1. 2030 (Fase di ottimizzazione): la Cina ridurrà le importazioni di soia del 25%, grazie a nuove formulazioni dei mangimi e all’aumento della produttività interna tramite sementi Ogm e biotecnologie;
  2. 2040 (Cambiamento strutturale): Pechino diventerà un esportatore netto di proteine animali (pollame, latticini, prodotti ittici). Le proteine alternative inizieranno a catturare quote significative del mercato interno;
  3. 2050 (Nuovo equilibrio): le proteine alternative (vegetali, da fermentazione e carne coltivata) copriranno tra il 35% e il 55% della domanda domestica. La Cina si posizionerà come leader mondiale nella bio-manifattura alimentare, esportando non solo cibo, ma anche la tecnologia per produrlo (bioreattori).
Rischi e opportunità per l’Occidente

La strategia cinese rappresenta una minaccia esistenziale per gli attuali giganti dell’export agricolo. Paesi come Brasile e Argentina, che oggi destinano alla Cina la stragrande maggioranza della loro soia e carne bovina, rischiano di trovarsi con enormi eccedenze produttive, prezzi al collasso e asset svalutati. Il rapporto avverte chiaramente: chi non diversifica ora i propri mercati rischia lo shock strutturale. Tuttavia, emergono delle criticità nel piano cinese. Il modello di “allevamento verticale” e intensivo solleva seri dubbi in termini di benessere animale e rischi ambientali (inquinamento idrico). Inoltre, la transizione verso le proteine alternative dipende dalla capacità di Pechino di influenzare il gusto dei consumatori, una variabile meno controllabile rispetto all’acquisto di un’auto elettrica.

Una nuova geopolitica del cibo

La Cina sta tentando di ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento globali, considerate fragili a causa di tensioni geopolitiche e cambiamenti climatici. Se Pechino riuscirà a replicare nel settore alimentare il successo ottenuto nelle green tech, l’agricoltura mondiale non sarà più la stessa. Il messaggio per i decisori globali è netto: la questione non è se la Cina applicherà la sua capacità industriale al cibo, ma quanto velocemente lo farà e chi sarà pronto a reggere l’urto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Da molti anni si occupa con passione di salute delle piante all’Università di Torino, dove è stata ordinario di Patologia vegetale e Vice-Rettore. Figlia di imprenditori agricoli e imprenditrice lei stessa, oltre che docente universitario, ha vissuto, studiato e lavorato per lunghi periodi all’estero. Quando non è in viaggio si divide tra Torino, dove ha fondato e diretto per più di vent’anni il Centro di Competenza Agroinnova dell’Università di Torino e la Liguria, dove collabora con l’Università di Genova. È anche giornalista pubblicista e ama molto leggere, scrivere e comunicare. A fianco dei lavori e libri scientifici, ha voluto cimentarsi con una scrittura più lieve. Cominciando con “Spore” (Daniela Piazza Editore, 2014), cui sono seguiti, sempre con lo stesso editore, nel 2015 un libro per ragazzi, “Caccia all’alieno” e nel 2016 “Valigie: cervelli in viaggio”. Nel 2018 ha pubblicato, con Gabriele Peddes, un libro a fumetti “Angelo, il Dottore dei Fiori” con Edagricole, Business Media. In occasione dell’Anno Internazionale sulla Salute delle piante ha pubblicato “Healthy plants, healthy planet” (FAO), tradotto in numerose lingue. Nel 2021 ha pubblicato Spores (Springer). Nel 2021, con Ilaria Borletti Buitoni e Ilaria Capua ha fondato weTree, Associazione che ha lo scopo di valorizzare le piante, l’ambiente e le donne e dal 2023, con Antonio Pascale, organizza a Torino, ColtivaTo, il Festival Internazionale dell’Agricoltura.

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