Per generazioni — di lettori e di giornalisti — il quotidiano di Via Solferino (sede riacquistata da Umberto Cairo, dopo ingloriosi bilanci passati, egli ricorda in due paginate modestamente autoelogiative) è stata una lettura quasi obbligata. Per l’ampiezza del suo notiziario e l’accuratezza del lavoro redazionale che precede la pubblicazione dei pezzi. Uno “stile” in via di smarrimento, per rincorrere gli “acchiappaclick” e il copia/incolla che impazzano nella “redazione online”, talvolta senza neanche una revisione grammaticale. E fosse solo questo. Sulla distanza dagli inquilini del “Palazzo” (di pasoliniana memoria) poi…


◆ Il commento di BATTISTA GARDONCINI *

La sfida del giornalismo nell’era digitale. Sotto il titolo: dettaglio della copertina de “Il «Corriere della Sera».
Biografia di un quotidiano” di Pierluigi Allotti e Raffaele Liucci (Il Mulino, Bologna 2021)

Benvenuti nel fantastico mondo del “Corriere della Sera”, dove Giorgia Meloni è una statista, il generale Vannacci un simpaticone che dice anche cose giuste, e l’Ucraina sta vincendo la guerra. Di questi tempi, leggere quello che fu il più importante giornale italiano è una impresa per stomaci forti. Lo si fa perché gli altri sono peggio, oppure troppo piccoli per garantire un flusso costante di notizie lungo l’intero arco della giornata. Ma il fastidio resta, e non soltanto per il parzialissimo modo in cui vengono trattati i grandi avvenimenti. È nelle vicende spicciole della cronaca che il giornale supera se stesso.

Prendiamo il caso degli studenti italiani finiti al centro dell’attenzione in Thailandia per un video che riprendeva le loro intemperanze, multati dalla polizia e costretti a scusarsi pubblicamente. Erano in gita scolastica – ha scritto il “Corriere” – senza indicare il nome della scuola, il tipo di gita, le norme che l’avevano resa possibile durante le vacanze estive, e i costi eventualmente sostenuti dalle famiglie.  Né avrebbe potuto  farlo, visto che la scuola non c’entrava nulla: si è poi scoperto – non dal “Corriere” – che i ragazzi erano in vacanza a spese dell’Inps, ed erano stati selezionati nel quadro di una iniziativa riservata ai dipendenti dell’istituto. Con loro non c’era un’insegnante, ma una accompagnatrice, che peraltro nel video rivolge una frase molto infelice a una ragazza thailandese. Lungi dal vergognarsi, la signora approfitta oggi della ospitalità del “Corriere” per spiegare in una intervista anonima che il video è stato manipolato, che le ha fatto male al cuore vedere dei ragazzini di quattordici anni costretti a chiedere scusa, che tutti ce l’hanno con lei e che presenterà querela perché sta vivendo da reclusa per le minacce subite sui social. Insomma, che ha ragione lei.

Nel suo piccolo, la signora non si comporta diversamente dal nostro governo, convinto che  le colpe siano sempre degli altri. In Belgio, una parte del pubblico che partecipava alle cerimonie per l’anniversario di Marcinelle, dove nel 1956 morirono tra gli altri 136 minatori italiani, ha voltato le spalle al palco durante  il discorso del presidente del Senato La Russa. Lo sdegno del “Corriere” ha colpito loro, non chi ha mandato un fascista non pentito come La Russa a rappresentarci in una città dove l’antifascismo è ancora un sentimento forte.

Sempre il “Corriere” ha dedicato un accorato articolo ai vacanzieri italiani costretti a lunghe ore di attesa sotto il sole per entrare in Spagna, dimenticandosi di dire che la decisione spagnola è arrivata solo dopo un analogo provvedimento preso dall’Italia verso i viaggiatori provenienti dalla Spagna, con il pretesto di difendere i nostri sacri confini dall’assalto dei disperati di Ceuta. Una posizione così smaccatamente propagandistica che perfino l’Unione Europea, mai tenera nei confronti delle migrazioni incontrollate, l’ha smontata. Né il governo né il “Corriere”, però, si sono dati per vinti. E questa mattina sull’edizione cartacea del giornale è spuntato dal nulla un non meglio precisato allarme dei servizi segreti sul terrorismo islamico, che proprio nelle acque di Ceuta troverebbe il suo brodo di coltura. I terroristi sono eccellenti nuotatori, ma per fortuna il nostro governo vigila.

(*) L’autore dirige oltreilponte.org

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Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, quattro nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.

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