Ispirata ad una storia di fantasmi di Henry James, la prima dell’opera andò in scena al Covent Garden di Londra con tutta la forza del messaggio pacifista del suo autore. Composta negli anni della guerra in Vietnam, contro la quale il musicista britannico prese una posizione ferma e irrevocabile, aveva ribadito le sue convinzioni più profonde espresse già trent’anni prima: «Ho dedicato la mia vita ad atti creativi, e non posso prendere parte ad atti di distruzione». Minimal, ricercatissime e molto originali, le scene e la regia hanno dato risalto alla severa bellezza della musica di Britten. Molto buona la prova del cast vocale composto dal baritono Äneas Humm nel ruolo del titolo, il baritono Kristian Lindroos (Spencer Coyle) il tenore Ruairi Bowen (Lechmere), il soprano Charlotte-Anne Shipley (Miss Wingrave) e il mezzosoprano Sharon Carty (Kate Julian). Commovente l’intervento finale del Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi, diretto da Angela Lacarbonara

Le foto di scena che illustrano la pagina sono di Clarissa Lapolla che qui si ringrazia vivamente

◆ La recensione di ANNALISA ADAMO AYMONE

La chiusura della 51^ edizione del Festival della Valle d’Itria avviene oggi con la replica di una delle opere più emblematiche sul tema della pace. Commissionata dalla Bbc al compositore inglese Benjamin Britten, che la scrisse tra il 1969 ed il 1970 in formato piccolo schermo, venne successivamente adattata per il teatro. Era il 10 maggio del 1973 quando “Owen Wingrave”, opera in due atti su libretto di Myfanwy Piper ispirata ad una storia di fantasmi di Henry James, andò in scena al Covent Garden di Londra con tutta la forza del messaggio pacifista del suo autore. Circa trent’anni prima, davanti al tribunale locale per l’iscrizione degli obiettori di coscienza, Britten dichiarò: «Ho dedicato la mia vita ad atti creativi, e non posso prendere parte ad atti di distruzione». Un pensiero ed una convinzione ribaditi attraverso la musica con quest’opera, composta negli anni della guerra in Vietnam, contro la quale il musicista britannico prese una posizione ferma e irrevocabile. 

Prima rappresentazione in Italia, “Owen Wingrave” mette un sigillo ad una delle più interessanti edizioni del Festival, non solo per l’attualità del filo conduttore, “Guerre e Pace”, ma per il variegato ventaglio degli appuntamenti, che non trascura – anzi esalta – il Novecento. «Il tema sollevato dall’opera è decisamente interessante, e sono stato particolarmente felice di tornare al Festival per un progetto così coraggioso nel contesto attuale della storia —ha dichiarato il direttore d’orchestra Daniel Cohen. “Owen Wingrave” è stata scritta da una delle menti drammaturgiche più geniali della sua generazione, in un’epoca di tentativi pionieristici di combinare l’opera con la televisione». 

Minimal, ricercatissime e molto originali, le scene e la regia (rispettivamente di Giuseppe Stellato e Andrea De Rosa) hanno dato risalto alla severa bellezza della musica di Britten. Tante sagome scure, disegnate come bersagli di un poligono, in grandi cornici in moderno retrò evocando gli antenati dei Wingrave sottolineano l’innegabile forza del passato dal quale il protagonista cerca disperatamente e a tutti i costi di scappare. “Owen Wingrave”, infatti, si ribella alle tradizioni militari che hanno dominato la sua famiglia aristocratica per generazioni e che hanno già causato la morte del padre. Tacciato di codardia Owen viene prima diseredato dal nonno e, poi, accidentalmente ucciso dal padre nella stanza maledetta della grande dimora familiare, dopo aver accettato la sfida lanciata dalla fidanzata Kate Julian di trascorrervi la notte per dimostrare il suo coraggio. 

Molto buona la prova del cast vocale composto dal baritono Äneas Humm nel ruolo del titolo, il baritono Kristian Lindroos (Spencer Coyle) il tenore Ruairi Bowen (Lechmere), il soprano Charlotte-Anne Shipley (Miss Wingrave) e il mezzosoprano Sharon Carty (Kate Julian). Fondamentale l’apporto delle giovani voci selezionate dall’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” (il soprano Lucía Peregrino nel ruolo di Mrs Coyle, il soprano Chiara Boccabella Mrs Julian, il tenore Simone Fenotti General Sir Philip Wingrave e il tenore Chenghai Baonel ruolo del Narratore). Commuove, cambiando il registro, l’intervento finale del Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi, diretto da Angela Lacarbonara. Lo aveva detto già nelle prime interviste la nuova direttrice artistica, Silvia Colasanti, per poi ribadirlo a chiare lettere nelle note di sala, che la grande musica del XX e XXI secolo sarebbe stata una vera e indiscussa protagonista della programmazione. Promessa mantenuta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È stata dirigente degli Affari Generali, Istituzionali e Legali, dell’Archivio Storico, del Patrimonio e dei servizi Appalti e Contratti del Comune di Taranto, occupandosi di una delle più complesse macchine amministrative pubbliche nel periodo successivo al dissesto dell’ente, curandone altresì i rapporti istituzionali ed i rapporti interni. È stata successivamente vicepresidente di una delle più grandi aziende pubbliche di rifiuti ed altresì assessore agli Affari Generali, all’Ambiente e alla Legalità, alle Risorse umane dello stesso Comune di Taranto. Formatrice e docente, attualmente scrive per la testata nazionale “Italia Libera” di cultura, ambiente, politiche pubbliche e democrazia.

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