Se, come indica l’Europa, «il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto», occorre evitare di produrre rifiuti alla fonte limitando drasticamente usa e getta, vuoti a perdere, imballaggi non necessari eccetera. Nel nostro Paese si abbonda invece in involucri più o meno decorativi destinati presto a diventare spazzatura. Nella Capitale sale leggermente la raccolta differenziata (ancora sotto la metà della spazzatura prodotta) ma non ancora il riciclo che va meglio in altri comuni del Lazio
◆ L’analisi di GIANFRANCO AMENDOLA, giurista
► Roma e i suoi rifiuti: con l’attuale amministrazione, sembra che finalmente qualcosa si stia muovendo ma, come certificato dall’importante evento del 28 novembre promosso dal Comune su “Roma Circolare – Da rifiuti a risorse” presso la Sala della Protomoteca, ci vorrà del tempo per vedere un miglioramento, specie per i rifiuti organici. E intanto, purtroppo, anche quest’anno, in tempo di vacanze, di regali e di compere, abbiamo assistito a spettacoli veramente scandalosi, certamente non ammissibili nella città più bella del mondo, con marciapiedi e parte delle strade coperti da rifiuti, e non solo in prossimità dei cassonetti più o meno “intelligenti”.
Eppure, per evitare tutto questo, le regole ci sono e ce le detta l’Europa che ha elaborato una vera e propria “gerarchia dei rifiuti”, ponendo al primo posto la considerazione che «il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto»: occorre cioè evitare di produrre rifiuti alla fonte limitando drasticamente usa e getta, vuoti a perdere, imballaggi non necessari ecc.: opzione praticamente sconosciuta nel nostro paese dove si abbonda in involucri più o meno decorativi destinati presto a diventare spazzatura. Ma andiamo avanti: come seconda opzione, la Ue impone di adottare misure per favorire, in primo luogo, il riuso diretto dei rifiuti prodotti oppure di provvedere, comunque, al loro riutilizzo o al loro riciclo. Se questo non è possibile, si deve pensare a come utilizzarli per il recupero di energia (termovalorizzatori). E pertanto, il loro smaltimento bruto in discarica o in inceneritore dovrebbe essere solo l’ultima opzione, tenendo ben presente che, con il progressivo esaurimento delle risorse naturali, i rifiuti di oggi saranno la materia prima di domani. Insomma, occorre evitare di “buttarli”.
Se, a questo punto, analizziamo cosa si fa a Roma, vediamo che le prime due opzioni sono oggi sostanzialmente assenti, anche per carenza di decisi interventi a livello nazionale, mentre risulta largamente applicata l’ultima, unitamente alla collocazione, con costi altissimi, per più di 7 milioni di rifiuti indifferenziati urbani, fuori regione o addirittura all’estero; eliminando, così, possibili risorse future ed inquinando l’ambiente. Tanto più che spesso non è chiara la collocazione finale di buona parte dei rifiuti che risultano avviati a trattamenti intermedi, senza certezza della fase successiva.
Occorre, insomma, un deciso sforzo congiunto dell’amministrazione e dei cittadini per migliorare drasticamente la situazione ed evitare problemi maggiori per il futuro, tenendo presente che fortunatamente, come attestato da Legambiente, a differenza di Roma, numerosi Comuni del Lazio come Viterbo, Latina e Frosinone, si attestano ai primi posti fra quelli “ricicloni”. © RIPRODUZIONE RISERVATA
