Tra il 1979 e l’anno successivo, dal delitto Moro all’uccisone del fratello del Presidente Mattarella, la ricerca storica di Gotor è un lavoro certosino e per molti versi necessario, perché consente di rimettere in discussione perfino alcune sentenze passate in giudicato come quella che escluse le responsabilità dei neofascisti Fioravanti e Cavallini. Il saggio storico affronta i molti retroscena dall’abbattimento del DC9 Itavia nei cieli di Ustica, il ruolo della Nato nella creazione di organizzazioni segrete anticomuniste, i legami internazionali dei neofascisti responsabili della strage della stazione di Bologna. Il frutto di un patto scellerato tra mafia, terrorismo e politica che andrebbe letto in tutte le scuole superiori per integrare i pochi e circospetti paragrafi che i manuali dedicano all’Italia di quegli anni, di complotti massonici e tentativi di golpe
◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI *
► “L’omicidio di Piersanti Mattarella”, di Miguel Gotor, è un libro che andrebbe letto in tutte le scuole superiori per integrare i pochi e circospetti paragrafi che i manuali dedicano all’Italia degli anni 1979 — 1980. Anni preceduti dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro, di cui Gotor ha pubblicato le lettere dalla prigionia. Anni di delitti di mafia, attentati, stragi, complotti massonici e tentativi di golpe. Un verminaio che molti oggi preferiscono dimenticare, perché scendere nei dettagli significa scavare nei meandri più oscuri di vicende che non sono mai davvero finite e continuano a inquinare le coscienze.
Gotor ricostruisce gli avvenimenti con lo scrupolo dello storico di professione, e cerca di dare un ordine all’enorme e spesso contraddittoria mole di materiale disponibile: documenti, testimonianze, interviste, carte processuali. Non sempre ci riesce perché fin dal primo momento forze potenti come la P2 di Licio Gelli si erano messe all’opera, dentro e fuori le istituzioni, per depistare e nascondere la verità. Ma quello di Gotor è un lavoro certosino e per molti versi necessario, perché consente di rimettere in discussione perfino alcune sentenze passate in giudicato come quella che escluse le responsabilità dei neofascisti Fioravanti e Cavallini nell’omicidio del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Presidente della Repubblica, nonostante le dichiarazioni dei testimoni oculari e dei pentiti. Una sentenza, sia detto per inciso, materialmente stesa da una giudice che fu in seguito condannata perché trafficava con i beni confiscati ai mafiosi.
Partendo dall’omicidio Mattarella, frutto di un patto scellerato tra mafia, terrorismo e politica, Gotor affronta i molti retroscena dall’abbattimento del DC9 Itavia nei cieli di Ustica, il ruolo della Nato nella creazione di organizzazioni segrete anticomuniste, i legami internazionali dei neofascisti responsabili della strage della stazione di Bologna. Di notevole interesse sono anche le pagine che documentano i rapporti della Libia di Gheddafi con una Sicilia dove il contropotere mafioso era riconosciuto a livello internazionale, e accettato dai vertici dello stato.
Come ricorda opportunamente Gotor, Andreotti era in quegli anni l’uomo più potente d’Italia. Ma questo non impedì al mafioso Stefano Bontate di gridargli in faccia «qui comandiamo noi, e se non volete azzerare completamente la DC dovete fare come vogliamo noi, altrimenti vi leviamo non solo i voti della Sicilia, ma anche quelli di Reggio Calabria e di tutta l’Italia meridionale». Il burrascoso incontro avvenne nella primavera del 1980, dopo l’uccisione di Mattarella, ed è stato raccontato dal pentito di mafia Marino Mannoia, che era presente. La sua testimonianza, comprovata da altri riscontri, è stata ritenuta attendibile dai giudici di Palermo, che riconobbero Andreotti colpevole di associazione a delinquere con Cosa Nostra, ma dovettero dichiarare la prescrizione del reato per decorrenza dei termini.
Così è, se vi pare. © RIPRODUZIONE RISERVATA
(*) L’autore dirige oltreilponte.org
